idoli-chiesa-cattolica-romanaLa dottrina dei teologi papisti

I santi che sono in cielo vanno pregati perché essi intercedono presso Dio per noi. Solo la chiesa ha il diritto di riconoscere santo un cristiano defunto. I credenti hanno dei santi in cielo che li proteggono. Giuseppe, il marito di Maria, è il patrono della Chiesa di Cristo. Le reliquie dei santi sono degne di essere venerate. Secondo la curia romana coloro che sono sulla terra si devono rivolgere in preghiera pure ai santi perché essi intercedono per loro presso Dio, infatti il concilio di Trento ha decretato quanto segue: ‘Il santo sinodo comanda a tutti i vescovi e a quelli che hanno l’ufficio e l’incarico di insegnare, che (…) prima di tutto istruiscano diligentemente i fedeli sull’intercessione dei santi, sulla loro invocazione (…) insegnando che i santi, regnando con Cristo, offrono a Dio le loro orazioni per gli uomini; che è cosa buona ed utile invocarli supplichevolmente e ricorrere alle loro orazioni, alla loro potenza e al loro aiuto, per impetrare da Dio i benefici, per mezzo del suo figlio Gesù Cristo, nostro Signore…’ (Concilio di Trento, Sess. XXV).

E questo è quello che fa il Perardi nel suo catechismo quando dice: ‘Preghiamoli di intercedere per noi’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 282).

Anche per coloro che sono contrari a questa dottrina c’è l’anatema: ‘Quelli, i quali affermano che i santi – che godono in cielo l’eterna felicità – non devono invocarsi o che essi non pregano per gli uomini o che l’invocarli, perché preghino anche per ciascuno di noi, debba dirsi idolatria, o che ciò è in disaccordo con la parola di Dio e si oppone all’onore del solo mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo; o che è sciocco rivolgere le nostre suppliche con la voce o con la mente a quelli che regnano nel cielo, pensano empiamente’ (Concilio di Trento, Sess. XXV).

Per sostenere questa dottrina i teologi papisti prendono questo passo scritto nel libro della Rivelazione: “E un altro angelo venne e si fermò presso l’altare, avendo un turibolo d’oro; e gli furon dati molti profumi affinché li unisse alle preghiere di tutti i santi sull’altare d’oro che era davanti al trono. E il fumo dei profumi, unendosi alle preghiere dei santi, salì dalla mano dell’angelo al cospetto di Dio” (Ap. 8:3,4), ed anche un passo scritto in uno dei libri dei Maccabei (che ricordiamo sono dei libri non ispirati da Dio) dove si parla di un sogno che raccontò Giuda Maccabeo, il quale disse di avere veduto un sacerdote che era morto il quale pregava per il popolo dei Giudei; ‘Ecco che cosa aveva veduto: Onia, già Sommo Sacerdote, uomo dabbene, verecondo d’aspetto, dolce nei costumi, distinto nel suo parlare, adorno di ogni virtù sin da fanciullo, Onia tendeva le mani e pregava per tutto il popolo dei Giudei’ (2 Maccabei 15:12 [Bibbia, Torino 1971]).

Essi prendono anche diverse citazioni dei cosiddetti padri, tra cui alcune di Agostino secondo le quali ai suoi tempi molte persone ottennero la guarigione per l’intercessione dei martiri; una di queste dice: ‘Se volessi soltanto riferire i miracoli delle guarigioni ottenute per l’intercessione del glorioso martire santo Stefano nella città di Calama e nella nostra, tralasciando tutti gli altri, dovrei scrivere una quantità di libri’ (Agostino di Ippona, La città di Dio, lib. XXII, cap. VIII).

Secondo il catechismo cattolico ‘solamente la Chiesa ha diritto di riconoscere formalmente come Santo un cristiano defunto, e proporlo alla venerazione e autorizzarne la invocazione pubblica; cosa che la Chiesa fa dopo lunghi e minuziosi processi d’indagine su tutta la vita e gli scritti di lui, e solo se saranno dimostrati e da essa riconosciuti due miracoli operati dopo la morte di tale servo di Dio. La Chiesa prima lo dichiara beato con un culto limitato poi, se riconosce due altri miracoli operati dopo la beatificazione, lo canonizza, lo iscrive nel canone, ossia catalogo, elenco dei Santi; allora esso può essere pubblicamente onorato e invocato in tutta la Chiesa’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 284).

‘Si dicono Santi Patroni, o protettori quelli che ogni città, diocesi, parrocchia, istituzione, ceto sociale, professione, ecc., elegge a propri intercessori davanti a Dio, e sotto il cui patrocinio si pongono le singole persone’ (Dizionario Ecclesiastico, Torino 1958, pag. 114). E quali sono questi protettori ai quali i Cattolici romani si raccomandano e nei quali ripongono la loro fiducia? Non li citeremo tutti per brevità, ma solo alcuni.

Protettori di categorie di lavoratori: Francesco di Sales, degli scrittori e giornalisti cattolici; Alberto Magno, degli studiosi di scienze naturali; Matteo, della guardia di finanza; Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, dei primari; Francesco di Paola, dei marittimi e delle società di navigazione; Caterina da Siena, delle infermiere; Giovanni Bosco, degli editori italiani; Isidoro-agricola, degli agricoltori; Andronico, degli argentieri; Ivo, degli avvocati; Crispino e Crispiniano, dei calzolai; Matteo, degli esattori, dei banchieri e dei cambiavalute; Giuseppe, dei falegnami; Luca, Cosma e Damiano, dei medici; Pietro e Andrea, dei pescatori;…

Protettori che sono invocati in determinate malattie e calamità: per essere guariti dalle apoplessie, Andrea Avellino; dalle infestazioni del demonio, Ubaldo; dalla peste, Rocco; dall’ernia, Cataldo; dal mal d’occhi, Lucia; dal mal di denti, Apollonia; dal mal di gola, Biagio…

Protettori che sono invocati nelle varie necessità; nei viaggi di mare, Francesco Saverio; per ritrovare cose perdute, Antonio da Padova; per avere prole, Francesco di Paola e Rita; contro i ladri, furti, ecc., Disma buon ladrone; contro i fulmini e le saette, Barbara; per trovare marito, Pasquale Baylon… (Enciclopedia Cattolica, vol. 9, 988, 989).

Protettori di alcune città d’Italia: Roma, Pietro; Napoli, Gennaro; Milano, Ambrogio; Torino, Giovanni Battista; Venezia, Marco; Bologna, Petronio; Bari, Nicola (Dizionario Ecclesiastico, pag. 115).

Nel Nuovo Manuale del Catechista il Perardi, dopo avere spiegato che Giuseppe era lo sposo di Maria, e che non fu padre vero di Gesù ma padre putativo di Gesù perché non fu Giuseppe a generare Gesù, dice: ‘Tuttavia è grande la dignità di S. Giuseppe e come sposo di Maria e come custode di Gesù. Egli fu, se possiamo dire così, l’uomo di fiducia della Santissima Trinità…’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 141). Poi dice: ‘Siate devoti di S. Giuseppe; e pregatelo specialmente di due grazie: che salvi l’anima vostra dalla morte del peccato come salvò Gesù bambino dalla morte minacciatagli da Erode; che come egli morì assistito da Gesù e da Maria, vi ottenga di morire invocandone devotamente i nomi. – Ripetete ogni giorno le tre giaculatorie: ‘Gesù, Maria e Giuseppe, vi dono il cuore e l’anima mia.. assistetemi nell’ultima agonia… spiri in pace con voi l’anima mia’ (ibid., pag. 141).

Ed infine il Perardi, servendosi delle Scritture, spiega alle persone perché essi devono pregare Giuseppe ed essergli devoti. Ecco cosa dice questo teologo: ‘Giuseppe, figlio di Giacobbe, fu figura di S. Giuseppe. Egli fece un sogno che raccontò ai fratelli: Sognai, disse, che noi eravamo insieme nel campo a legare i covoni: quand’ecco il mio covone sorgere e tenersi ritto, e i vostri, standogli intorno, adorare il mio. Risposero i fratelli a Giuseppe: A che tende codesto tuo sogno? Forse che tu sarai nostro re? Forse che tu signoreggeresti sopra di noi? – S. Giuseppe è esaltato al di sopra di tutti i Santi in cielo; tutti gli uomini, suoi fratelli, lo debbono onorare. Fece poi Giuseppe un altro sogno, nel quale vide il sole, la luna e undici stelle che lo adoravano. Ma il padre ne lo sgridò, dicendo: Che vuole egli dire cotesto? Forse che io ed i tuoi fratelli, abbiamo ad inchinarci a te? Essi non intendevano la realtà di cui il sogno di Giuseppe era figura. Il sole increato, il Signore Gesù Cristo e la Madonna onorano Giuseppe, capo della sacra Famiglia che essi costituivano’ (ibid., pag. 141-142). Questo è quello che viene insegnato ai Cattolici sin dalla loro fanciullezza per fargli pregare ed adorare Giuseppe, che per loro è il patrono della Chiesa [1], e fargli festeggiare la festa in suo onore!

I teologi papisti insegnano che è giusto rivolgere il culto alle reliquie dei santi. Il Perardi afferma per esempio: ‘Noi veneriamo anche il corpo dei Santi, perché servì loro ad esercitare virtù eroiche, fucertamente tempio dello Spirito Santo, e risorgerà glorioso alla vita eterna’ (ibid., pag. 285).

Questa venerazione che la chiesa cattolica romana nutre in verso i corpi dei morti o parti di essi od oggetti che essi hanno lasciato e l’attribuzione ad essi di virtù soprannaturali viene confermata dai teologi papisti con alcune Scritture e con degli scritti di alcuni antichi scrittori tra cui Agostino di Ippona. I passi della Scrittura su cui si appoggiano i teologi papisti per sostenere che è giusto venerare le reliquie e credere che per mezzo di esse Dio concede agli uomini dei benefici perché tutto ciò era fatto e creduto anticamente sono i seguenti. “L’anno seguente delle bande di Moabiti fecero una scorreria nel paese; e avvenne, mentre certuni stavano seppellendo un morto, che scòrsero una di quelle bande, e gettarono il morto nel sepolcro di Eliseo. Il morto, non appena ebbe toccate le ossa di Eliseo, risuscitò, e si levò in piedi” (2 Re 13:20,21)“E Iddio faceva de’ miracoli straordinari per le mani di Paolo; al punto che si portavano sui malati degli asciugatoi e de’ grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie si partivano da loro, e gli spiriti maligni se ne uscivano” (Atti 19:11,12).

Per quanto riguarda invece le parole di Agostino di Ippona prese a sostegno di questo culto esse si trovano nel suo libro La Città di Dio. Egli qui fa chiaramente capire che ai suoi tempi le reliquie dei martiri venivano portate in processione dai vescovi coi loro fedeli, e narra che diversi malati furono guariti con le reliquie di Stefano! E con tutto ciò si mostra perfettamente d’accordo. Ed oltre a parlare di queste processioni e di queste guarigioni egli fa le seguenti affermazioni che fanno capire altresì chiaramente che lui credeva pure che i morti operassero dei miracoli in favore dei viventi infatti dice: ‘Quei martiri, dunque, che ora possono impetrare tali grazie dal Signore per il cui nome furono uccisi, morirono per la fede nella risurrezione; per essa soffrirono con ammirabile pazienza, e ora possono manifestare una simile potenza nell’ottenere miracoli (…) Crediamo dunque ad essi che dicono la verità e che compiono tanti miracoli, poiché i martiri morirono proclamando la verità ed è per questo che possono fare i miracoli che noi vediamo’ (Agostino di Ippona, La Città di Dio, Libro XXII, cap. IX, X).

Confutazione

I santi che sono in cielo non pregano per noi

La dottrina dell’intercessione dei santi che sono in cielo è una menzogna, perché come Maria non può mediare fra Dio e gli uomini, così neppure possono mediare i santi che sono in cielo a favore di coloro che sono sulla terra perché essi non possono in alcuna maniera ascoltare le preghiere che gli uomini fanno loro. Il passo della Scrittura preso dai teologi romani per sostenere che essi sono dei mediatori, non fa riferimento a loro preghiere a favore di quelli che sono sulla terra, ma fa riferimento alle preghiere dei santi che sono sulla terra fatte a Dio, le quali salgono a Lui come un profumo d’odore soave. Per quanto riguarda il sogno riferito da Giuda Maccabeo é una menzogna che non ha nulla a che fare con la verità. Mediante il racconto di questo sogno lo scrittore di questo libro è riuscito ad introdurre in seno a molti uomini la falsa dottrina che i morti intercedono per i vivi ed é riuscito così a fare dimenticare a molti uomini il nome del Signore e la sua parola.

Ma quello di raccontare sogni falsi per traviare il popolo di Dio è un’arte seduttrice dell’errore che veniva esercitata già durante la vita degli antichi profeti infatti Dio dice in Geremia: “Ecco, dice l’Eterno, io vengo contro quelli che profetizzano sogni falsi, che li raccontano e traviano il mio popolo con le loro menzogne e con la loro temerità…” (Ger. 23:32). Questo esempio ci serve a noi tutti a comprendere come il diavolo riesce ad introdurre delle eresie in seno al popolo di Dio anche servendosi del racconto di sogni; per questo é necessario essere prudenti ed esaminare accuratamente mediante le Scritture i sogni che si hanno o che altri dicono di avere avuto, per evitare di accettare un sogno che va contro la Parola di Dio.

Nel corso dei secoli, sono sorti molti falsi profeti che con le loro visioni e i loro sogni hanno sedotto tanti credenti facendogli credere la menzogna, perciò state in guardia fratelli ed esaminate attentamente sia i sogni che le visioni che udite o che vedete; accettateli quando sono veraci e confermano pienamente la verità, ma rigettateli senza esitare quando si oppongono alla sacra Scrittura. Per ciò che riguarda poi le parole di Agostino relativamente all’intercessione dei santi in favore dei vivi bisogna dire che quest’uomo errò grandemente.

La Scrittura ci insegna che noi credenti ci dobbiamo rivolgere in preghiera a Dio. Ecco alcuni passi che attestano ciò: “Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie” (Fil. 4:6); e: “Invocami nel giorno della distretta; io te ne trarrò fuori, e tu mi glorificherai” (Sal. 50:15); ed ancora: “Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io v’esaudirò” (Ger. 29:12). E che ogni volta che lo preghiamo dobbiamo farlo nel nome di Gesù Cristo, ossia appoggiandoci sulla sua mediazione perché lui è il solo mediatore tra Dio e noi secondo che è scritto: “V’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo..” (1 Tim. 2:5), e: “Quel che chiederete nel mio nome, lo farò” (Giov. 14:13), ed anche: “In verità, in verità vi dico che quel che chiederete al Padre, Egli ve lo darà nel nome mio. Fino ad ora non avete chiesto nulla nel nome mio: chiedete e riceverete, affinché la vostra allegrezza sia completa” (Giov. 16:23,24), ed ancora: “…affinché tutto quel che chiederete al Padre nel mio nome, Egli ve lo dia” (Giov. 15:16).

Quindi è contrario alla sana dottrina sia rivolgersi in preghiera ai santi che sono in cielo e sia pregare Dio appoggiandoci sulla loro mediazione. Se i santi che sono in cielo potessero ascoltare le preghiere di milioni di persone sparse sopra la faccia della terra, ciò significherebbe che essi sono in grado di venire a conoscenza diretta dei nostri bisogni il che va apertamente contro la Scrittura che insegna che coloro che sono morti e sono andati ad abitare in cielo con il Signore sono delle creature di Dio che non sanno nulla di ciò che accade sulla terra e non vedono quello che vi succede secondo che è scritto: “I morti non sanno nulla” (Eccl. 9:5), ed anche: “Abrahamo non sa chi siamo, e Israele non ci riconosce” (Is. 63:16). E se essi potessero intercedere per noi che siamo sulla terra ciò significherebbe che in cielo ci sono tanti mediatori il che va contro la Parola di Dio che dice che tra Dio e gli uomini c’è un solo mediatore e cioè Gesù Cristo (cfr. 1 Tim. 2:5).

I Cattolici romani definendo i santi che sono in cielo dei potenti intercessori in realtà sminuiscono e fanno passare per irrilevante la mediazione che Gesù Cristo compie alla destra del Padre in favore dei suoi discepoli sulla terra.

Il modo in cui i teologi papisti sostengono la loro devozione a Giuseppe è un esempio che mostra cosa significa interpretare arbitrariamente la Parola di Dio

Avete notato con quale astuzia i teologi cattolici, per sostenere la devozione a Giuseppe, riescono a fare dire alla Parola di Dio quello che essa non dice? Così facendo, essi dimostrano di non essere da meno dei seguaci di Russell o di altri impostori che hanno interpretato allegoricamente ma malamente alcuni passi della Scrittura per fini disonesti. Innanzi tutto voglio che notiate che questi passi sono stati citati malamente dal Perardi infatti egli dice che nel primo sogno i covoni dei fratelli di Giuseppe adorarono quello di Giuseppe, e nel secondo che il sole la luna e le undici stelle lo adorarono, il che non è vero perché nella Scrittura é scritto che i covoni dei suoi fratelli s’inchinavano dinanzi al suo e che il sole la luna e le undici stelle gli s’inchinavano dinanzi. Il Perardi dice che i fratelli di Giuseppe non intesero la realtà di cui il secondo sogno di Giuseppe era figura, senza rendersi conto che anche lui dando questa sua interpretazione a questo sogno dimostra di non avere affatto capito il significato del sogno di Giuseppe! Ci troviamo davanti ad un’ennesima prova di come il cosiddetto magistero cattolico sia nell’errore e di come dà il significato allegorico che vuole alla Parola di Dio per sostenere le sue eresie. Noi ci limitiamo a dire che il significato allegorico dato dal Perardi ai due sogni che ebbe Giuseppe è follia!

Ma ho voluto citarvi questa loro fantasiosa interpretazione data ai due sogni di Giuseppe, figlio di Giacobbe, anche per farvi comprendere come sia sufficiente dare un significato allegorico sbagliato a qualche Scrittura per creare una falsa dottrina o per confermarne una già esistente. Nel corso dei secoli sono stati tanti i significati allegorici dati arbitrariamente a molti passi della Scrittura e per mezzo di essi molti falsi dottori sono riusciti ad introdurre o confermare in seno alla Chiesa di Dio degli insegnamenti contrari alla sana dottrina. La chiesa romana è stata sempre feconda di cosiddetti dottori che hanno introdotto e confermato le più strane dottrine per mezzo appunto di significati allegorici; essa è bene esercitata in questa arte seduttrice dell’errore avendola collaudata adeguatamente nel corso dei secoli precedenti. Fratelli, state in guardia dalle sue artificiose interpretazioni dietro le quali si nasconde l’astuzia del serpente antico. Ed infine voglio dire che è veramente follia dichiarare Giuseppe, che è una creatura, il patrono della Chiesa, perché la Chiesa ha già il suo patrono che è Dio, l’Onnipotente, l’Onnisciente e l’Onnipresente. Egli è Colui che la protegge difatti Paolo dice: “Ma il Signore è fedele, ed egli vi renderà saldi e vi guarderà dal maligno” (2 Tess. 3:3), e Isaia che Dio è colui “che difende la causa del suo popolo” (Is. 51:22) e Pietro afferma che Dio ha cura di noi (cfr. 1 Piet. 5:7) quindi ci protegge pure. E potrei proseguire citando molti altri passi ma mi fermo qui.

Coloro che la chiesa cattolica romana fa santi non erano altro che dei peccatori che ora sono all’inferno

Ora, dopo avere dimostrato che i santi che sono in cielo non possono intercedere per gli uomini sulla terra, e che quindi è del tutto inutile invocarli, voglio dire chi sono questi santi così chiamati dai Cattolici. Badate che da queste considerazioni che sto per fare sono esclusi i santi tradizionali, vale a dire, Paolo, Pietro, Giovanni e tutti gli altri santi di cui parla la Scrittura, e tutti quei santi che dopo la morte degli apostoli, quantunque non annullarono il Vangelo come fa la chiesa cattolica romana, furono dichiarati santi dai papi e inseriti nel canone dei santi. Dalle parole del catechismo prima citate a proposito della canonizzazione si comprende chiaramente che secondo la chiesa romana sono santi solo una parte di coloro che dicono di credere, e già questa è una menzogna perché secondo la Scrittura tutti coloro che hanno creduto nel Signore Gesù sono dei santi perché sono stati “santificati mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebr. 10:10); essi sono stati santificati da Cristo, Dio benedetto in eterno, già sulla terra e non hanno perciò bisogno di essere dichiarati santi dopo morti da qualche autorità ecclesiastica.

Ma poi bisogna dire che il defunto viene dichiarato santo dal cosiddetto papa se viene riconosciuto essere stato un fedele Cattolico romano, quindi se viene riconosciuto che durante la sua vita si attenne scrupolosamente alla tradizione cattolica romana, il che equivale a dire che sarà dichiarato santo se pregava Maria e l’adorava, se riconosceva il cosiddetto papa come capo della Chiesa, i vescovi come pastori istituiti da Cristo, se si sforzò di guadagnarsi il paradiso con le opere giuste, se avversò quindi fortemente i Protestanti, e così via dicendo [2]. Alcuni esempi che dimostrino ciò? Roberto Bellarmino, che durante la sua vita fu uno dei più strenui difensori delle eresie della chiesa romana e uno dei più forti oppositori del protestantesimo, dopo la sua morte fu dichiarato santo da Pio XI nel 1930. Ma oltre a Bellarmino si può pure citare Alfonso De Liguori grande adoratore di Maria, autore dell’infame libro Le glorie di Maria, fatto santo nel 1839 da Gregorio XVI.

Ed infine il cardinale Carlo Borromeo (1538-1584), fatto santo da Paolo V nel 1610, di cui viene detto che fu uno dei più spietati persecutori dei Protestanti, quale consigliere intimo ed ascoltato dei seguenti tre papi sanguinari: Pio IV (1559-1565), che fece massacrare centinaia di Valdesi nelle Calabrie; Pio V (1566-1572), che incitò Carlo IX a massacrare gli Ugonotti in Francia e fece ardere in Italia Paleario e Carnesecchi; e Gregorio XIII (1572-1585) che si rallegrò dell’avvenuta strage degli Ugonotti e fece coniare una medaglia in ricordo di quel evento così lieto per il papato. Quindi, si giunge alla conclusione che tutti quei santi che vengono riconosciuti tali e canonizzati perché hanno ubbidito in tutto e per tutto alla dottrina della chiesa romana non erano altro che dei peccatori che dopo morti sono andati subito all’inferno a piangere e stridere i loro denti in mezzo all’ardente fuoco in attesa del giorno del giudizio in cui saranno condannati. (Non possiamo però escludere che tra costoro alcuni in punto di morte hanno rigettato le eresie papiste e si sono pentiti dai loro peccati ed accettato il Signore e quindi sono morti santificati da Dio; in questi casi il nostro suddetto discorso non vale per loro).

Certamente tra coloro canonizzati santi dai papi non ci sono uomini che mentre erano in vita (mi riferisco soprattutto al periodo che va dal quattordicesimo secolo fino ad ora) erano contro la dottrina che dice che la giustificazione si ottiene per opere e non per fede soltanto, contro il primato del cosiddetto papa, contro la preghiera rivolta a Maria, contro la messa come la ripetizione del sacrificio di Cristo, contro il purgatorio, contro le indulgenze, contro il culto delle loro cosiddette immagini sacre o contro tante e tante altre cose storte che la chiesa romana insegna e fa praticare (insomma contro il cattolicesimo romano), perché questi ultimi sono da essa definiti e ricordati come eretici, come seduttori, come nemici della Chiesa. A conferma di ciò sottopongo alla vostra attenzione alcune parole del decreto emanato dal concilio di Costanza nel 1415 contro Giovanni Wycliffe: ‘In questi nostri tempi l’antico e invidioso nemico ha suscitato nuove battaglie, affinché quelli che sono approvati siano resi manifesti. Loro capo e condottiero fu un tempo il falso cristiano Giovanni Wycliffe.

Mentre viveva egli affermò pertinacemente e insegnò contro la religione cristiana e la fede cattolica molti articoli (….) Per autorità del concilio romano e per ordine della chiesa (..) si è proceduto alla condanna di Wycliffe e della sua memoria (…) questo santo sinodo dichiara, definisce e sentenzia che Giovanni Wycliffe è stato eretico notorio e ostinato, e che è morto nell’eresia: lo anatematizza e condanna la sua dottrina. Stabilisce e ordina inoltre che vengano esumati il suo corpo e le sue ossa, se è possibile distinguerli dai corpi degli altri fedeli, e vengano gettati lontano dal luogo della sepoltura ecclesiastica, secondo le legittime sanzioni del diritto canonico’ (Concilio di Costanza, Sess. VIII).

Ma che disse e fece di male quest’uomo per attirarsi anche dopo la sua morte la maledizione della chiesa romana? Giovanni Wycliffe (1320-1384) durante la sua vita disse tra le altre cose che il papa non era né il vicario di Cristo e neppure il capo della Chiesa di Dio, che la dottrina della transustanziazione era falsa, che Cristo non aveva istituito la messa, che non bisognava credere nelle indulgenze del papa; e poi tradusse il Nuovo Testamento in inglese per metterlo alla portata del popolo. Ma di uomini che verranno sempre ricordati dal papato come eretici e seduttori per cui non c’è la benché minima speranza che siano canonizzati santi, ma che in realtà erano dei santi se ne potrebbero citare molti altri.

Come potete ben comprendere ci sono dei giusti che vengono ricordati dalla chiesa romana come se durante la loro vita avessero fatto l’opera dei malvagi, e ci sono molti malvagi che essa ricorda con grande rispetto come se essi durante la loro vita fossero stati dei veri santi. Basta vedere nell’elenco dei santi della chiesa cattolica romana per accorgersi come essa ha dichiarato santi tanti uomini malvagi, arroganti, ecc. Noi credenti quindi non possiamo metterci a chiamare santi uomini e donne che hanno vissuto tutta una vita in ribellione alla Parola di Dio per ubbidire alla tradizione cattolica romana e che adesso sono nelle fiamme dell’Ades. Non possiamo accettare né queste loro canonizzazioni, e neppure il fatto che essi vengano dichiarati degni di essere invocati e pregati [3].

O Cattolici romani, rientrate in voi stessi, pentitevi dei vostri peccati davanti a Dio e credete nel suo Figliuolo e sarete all’istante resi santi dall’Iddio vivente. Sarete così aggiunti al numero dei veri santi che solo Dio conosce e che dopo morti vanno in cielo. Comprenderete allora come questa canonizzazione papale non è altro che una menzogna che serve per altro alla cosiddetta sede apostolica ad arricchirsi perché dovete sapere che per fare dichiarare santo qualcuno dal papa occorre pagare molti e molti soldi. Considerate per un momento questo: Dio per santificare qualcuno non chiede soldi ma lo fa gratuitamente, la curia romana invece per fare santo qualcuno vuole del denaro. Ma soprattutto considerate che coloro che Dio santifica sono dei veri santi, mentre coloro che canonizza santi il papa sono dei peccatori dimoranti all’inferno fatti passare santi sulla terra. Ah, se questi uomini potessero uscire dall’inferno e tornare sulla terra! Dichiarerebbero al mondo intero che essi erano all’inferno a soffrire pene indicibili mentre sulla terra erano fatti passare per dei potenti intercessori presso Dio!

I protettori dei Cattolici romani non proteggono proprio nessuno

Abbiamo visto quali sono (una parte) i protettori dei Cattolici romani. Dobbiamo quindi affermare che nella teoria i Cattolici dicono di credere in Dio ma nella pratica dimostrano che loro Dio non lo conoscono, non lo reputano potente da soccorrerli in nessuna delle loro necessità; in verità il popolo cattolico romano è stato ingannato dalla curia romana. Eccole le prove che dimostrano quanto idolatri e superstiziosi siano i Cattolici; sono come gli antichi pagani che avevano un dio da invocare in ogni loro distretta, e poi ci vengono a dire di essere dei Cristiani! e si offendono pure se non gli diamo ragione. Ma come gli si può dare ragione dinanzi a queste ulteriori prove comprovanti la loro estraneità alla vita di Dio? E poi i teologi papisti affermano che codesta tradizione di invocare i loro santi nelle diverse distrette fa parte della rivelazione di Dio? Ma come si permettono di dire che Dio abbia rivelato delle tali aberrazioni? Il nostro Dio è vivente, il suo orecchio non è troppo duro per udire, il suo braccio è potente da soccorrere chiunque lo invoca in qualsiasi distretta si trovi, la sua mano non è troppo corta per salvare; é Lui che si deve invocare nella distretta, é in Lui che bisogna avere piena fiducia, non nei santi che sono in cielo. Perché essi non possono proteggere proprio nessuno dai pericoli perché a questo, cioè a proteggere i fedeli, sono preposti gli angeli di Dio secondo che é scritto: “Gli Angeli del Signore sono accampati intorno a quelli che lo temono, E li liberano” (Sal. 34:7 Diod.), ed ancora: “Egli comanderà ai suoi angeli di guardarti in tutte le tue vie” (Sal. 91:11) [4]. O uomini che professate la religione cattolica romana quando rientrerete in voi stessi e vi volgerete al Signore per ottenere il suo perdono ed il suo aiuto? Smettete di invocare i morti; invocate l’Iddio vivente e vero mentre Egli è vicino; smettete di cercare il favore di Tizio e di Caio che sono morti e sepolti e non possono fare nulla per voi e mettetevi a cercare il Signore mentre lo si può ancora trovare. Salvatevi da questa assemblea pseudocristiana!

Il nostro protettore, guaritore e soccorritore

Noi credenti abbiamo come protettore il Signore Iddio Onnipotente, l’Eterno degli Eserciti, il Creatore di tutte le cose, il Santo; in Lui ci siamo rifugiati; sotto le sue ali ci sentiamo sicuri perché è scritto: “Poiché tu hai detto: O Eterno, tu sei il mio rifugio; tu hai preso l’Altissimo per il tuo asilo, male alcuno non ti coglierà, né piaga alcuna s’accosterà alla tua tenda. Poiché egli comanderà ai suoi angeli di guardarti in tutte le tue vie” (Sal. 91:9-11), ed anche: “L’Eterno è colui che ti protegge; l’Eterno è la tua ombra; egli sta alla tua destra. Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte. L’Eterno ti proteggerà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua. L’Eterno proteggerà il tuo uscire e il tuo entrare da ora in eterno” (Sal. 121:5-8). Sempre lui è il nostro guaritore, perché è scritto: “Egli è quel… che sana tutte le tue infermità” (Sal. 103:3), perciò Lui invochiamo nelle nostre infermità, come fece il profeta Geremia dicendo: “Guariscimi, o Eterno, e sarò guarito” (Ger. 17:14). Ed infine nelle nostre molteplici necessità, o in mezzo a delle calamità è sempre Lui colui che invochiamo; per ritrovare cose perdute, per trovare moglie o marito, per avere bambini quando essi non vengono, per trovare casa, per trovare lavoro, e per ogni altro bisogno invochiamo il nostro Dio perché lui ci ha detto: “Invocami nel giorno della distretta; io te ne trarrò fuori, e tu mi glorificherai” (Sal. 50:15). Noi abbiamo un grande Iddio di cui abbiamo sperimentato la fedeltà in tutte le nostre distrette; in verità ciascuno di noi può e deve dire, come Davide, “quest’afflitto ha gridato, e l’Eterno l’ha esaudito e l’ha salvato da tutte le sue distrette” (Sal. 34:6).

A Dio che ci libera da tutte le nostre distrette, sia la gloria, l’onore e la lode in eterno. Amen.

La venerazione delle reliquie è idolatria

Eccoci ad un’altra pratica della chiesa romana che è da riprovare perché menzogna: la venerazione dei corpi dei morti o di alcuni loro resti che essi dicono reliquie. Cominciamo col dire che non è vero che i corpi che essi dicono di venerare siano stati i corpi di uomini veramente santi perché come abbiamo visto per santo la Parola di Dio non intende un uomo che abbia esercitato ‘virtù eroiche’ per guadagnarsi per mezzo di esse il paradiso (perché un tale, secondo la Scrittura, è un peccatore), ma un uomo che ha creduto nel Signore ed é stato giustificato per grazia e santificato mediante lo Spirito Santo. Vi ricordo a tale proposito che Paolo quando scrisse ai santi di Corinto si rivolse a tutti loro come “ai santificati in Cristo Gesù” (1 Cor. 1:2), e che disse a tutti loro che avevano creduto: “Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Cor. 3:16). Quindi è errato pensare che esista una categoria di persone che dopo che sono morte si possono dichiarare santi perché hanno compiuto delle opere di carità a favore dei deboli al fine di guadagnarsi la vita eterna. Ma noi diciamo pure che quand’anche colui che è morto sia stato durante la sua vita un vero santo, cioè un credente in Cristo Gesù che è stato d’esempio ai credenti perché ha imitato Cristo Gesù, il suo corpo non deve essere affatto venerato come non deve essere affatto visitata periodicamente la sua tomba come se su di essa si potesse ottenere qualche grazia. Questo lo diciamo fondandoci sul fatto che i santi antichi quando morivano dei loro confratelli non cominciavano a venerare per nulla i loro corpi. Ecco alcuni passi della Scrittura che attestano ciò.

Quando morì Giovanni il Battista, (di cui la Scrittura dice che mentre era in vita Erode aveva soggezione “sapendolo uomo giusto e santo” (Mar. 6:20), e che era stato ripieno dello Spirito Santo sin dal seno di sua madre [cfr. Luca 1:15]) i suoi discepoli “andarono a prendere il suo corpo e lo deposero in un sepolcro” (Mar. 6:29); ma non é che i suoi discepoli da allora cominciarono a venerarne il corpo decapitato andando al sepolcro a pregare.

Stefano era un uomo pieno di Spirito Santo che faceva gran segni e prodigi fra i Giudei, e quando morì lapidato dai Giudei avvenne che “degli uomini timorati seppellirono Stefano e fecero gran cordoglio di lui” (Atti 8:2). Ecco che cosa é lecito fare per un morto; seppellirlo con onore e fare cordoglio per lui, ma niente di più.

Andare al sepolcro dove è seppellito un credente che visse santamente colla convinzione che toccando la sua tomba si possa ottenere una grazia da Dio è solo superstizione, quindi un sentimento che non procede da Dio. Un credente ci può aiutare mentre è in vita facendoci del bene, pregando per noi ecc., ma una volta che egli muore non è più in grado di fare alcun ché di buono in nostro favore perché se ne va in cielo alla presenza del Signore: per questo è del tutto illusorio affidarsi a sue presunte intercessioni presso Dio o credere che egli può fare dei miracoli a pro dei viventi anche da morto. Noi dobbiamo venerare l’Iddio che ha dimorato nel corpo dei santi e non i loro corpi morti che hanno veduto la corruzione.

Alcune parole a proposito dell’interpretazione data a certi passi della Scrittura per sostenere la venerazione delle reliquie

Per quanto riguarda la prima Scrittura, citata dai teologi papisti a conferma della venerazione delle reliquie, bisogna dire che il morto fu gettato nel sepolcro di Eliseo da coloro che lo dovevano seppellire per il fatto che furono presi dalla paura di una banda di Moabiti che essi videro lì nei pressi. Quindi il morto non fu portato da quegli uomini e messo in quel sepolcro perché essi erano convinti che se gli avessero fatto toccare le ossa del corpo del profeta Eliseo esso sarebbe tornato in vita. Possiamo dire quindi che questo avvenne ‘per caso’. E’ bene precisare però che noi non crediamo nel caso come la gente del mondo perché Gesù ha detto che non può cadere a terra un solo passero senza la volontà di Dio, perciò crediamo che questo fatto avvenne per volontà di Dio. Ma anche se quel morto risuscitò per la volontà e la potenza di Dio quando toccò le ossa del profeta Eliseo, noi non siamo autorizzati dalla Parola a portare i nostri morti presso il sepolcro di qualche ministro di Dio che sulla terra guariva gli ammalati per farglieli toccare perché così risusciteranno. Noi non attribuiamo nessuna virtù soprannaturale a nessun corpo morto di qualsiasi ministro di Dio; noi non attribuiamo nessuna virtù particolare a parti del suo corpo, alla sua cenere o ad oggetti da lui lasciati sulla terra perché non siamo persone superstiziose. Noi non crediamo, come invece lo credeva Agostino, che Dio conceda dei benefici agli uomini tramite le reliquie di un suo santo uomo in virtù della sua intercessione.

Per quanto riguarda la seconda Scrittura citata dai teologi papisti bisogna dire che noi crediamo che anche oggi in particolari casi, quando lo vuole Dio, mediante un grembiule o un asciugatoio, che é stato sul corpo di un ministro del Vangelo che ha doni di guarigioni o il dono di potenza d’operare miracoli, posto sul corpo di infermi essi possano guarire mediante la loro fede nel Signore e per la potenza di Dio: (sia ben chiaro però che noi, benché crediamo questo, non siamo di quelli che pregano sui fazzoletti o chiedono ai credenti di portare dei vestiti dei malati per pregare sui vestiti). Ma da qui a dire veneriamo i corpi dei santi morti ‘perché per mezzo dei residui dei loro corpi che noi diciamo reliquie, Dio concede agli uomini non pochi benefizi’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 285) ci passa una grandissima differenza.

Per riassumere diciamo quindi che non si devono assolutamente venerare i corpi o parte dei corpi od oggetti di credenti morti pensando che per mezzo di essi Dio conceda delle guarigioni perché questo comportamento è idolatrico. Dio nella sua Chiesa ha stabilito i miracoli e i doni delle guarigioni e dice che se uno è malato deve chiamare gli anziani della Chiesa affinché preghino su lui ungendolo d’olio nel nome del Signore. Egli non dice all’ammalato di andare a visitare la tomba o la reliquia di un suo servo morto, ma gli ordina di aver fede in Lui per ricevere la guarigione. Guarigione che otterrà non per l’intercessione in cielo di qualche santo ma solo per la mediazione di Gesù Cristo che è alla destra di Dio perché è nel suo nome che gli anziani pregano sull’ammalato o che altri credenti pregano Dio di guarirlo.

Badate a voi stessi fratelli perché la venerazione delle reliquie dei santi è collegata alla dottrina dell’intercessione dei santi in cielo: sono due cose inseparabili. Chi venera le reliquie di qualcuno morto crede pure che quel morto prega Dio per lui; e chi si mette a credere che i morti intercedono per i vivi si mette pure a venerare le loro reliquie. E tutto questo porta l’uomo a non appoggiarsi sulla mediazione di Gesù Cristo, il Vivente, a non ritenere che essa sia sufficiente per ottenere la guarigione. Gesù Cristo è risorto, è in cielo con il suo corpo, per la fede nel suo nome si riceve la guarigione come qualsiasi altro beneficio di Dio. Abbiate piena fiducia in Dio Padre ed anche nel suo Figliuolo Gesù che prega per noi alla sua destra.

La seduzione perpetrata per mezzo delle reliquie

Satana è riuscito a sedurre moltitudini di persone anche mediante la venerazione delle reliquie insegnata dai Cattolici. Oggi ci sono un pò da per tutto santuari cattolici, basiliche e altri luoghi di culto della chiesa cattolica, dove è detto vengono custodite ogni sorta di reliquie, dai capelli, la mascella, il braccio, la testa di diversi loro cosiddetti santi o qualche loro oggetto, a pezzi di legno che vengono fatti credere residui della croce su cui fu crocifisso Gesù. Tutto questo ha portato molte persone a offrire il loro culto alle reliquie e difatti ci sono le funzioni religiose in onore di esse. Basti ricordare una per tutte e cioè quella che ogni anno ha luogo nella basilica che porta il nome di Pietro a Roma in onore della ‘cattedra di Pietro’. Pensate che i Cattolici per sostenere che l’apostolo Pietro ha esercitato l’ufficio di papa a Roma hanno fatto spuntare pure la sedia con spalliera sulla quale Pietro si sarebbe seduto quando presiedeva le raunanze della Chiesa! Ma a Roma non c’é solo ‘la cattedra di Pietro’ ma anche le catene con cui Pietro fu legato (con una in Gerusalemme per ordine di Erode e con l’altra in Roma per ordine di Nerone), il carcere dove egli fu messo ed anche la tomba in cui egli sarebbe sepolto; insomma c’é tutto quello che serve ai Cattolici per attestare con certezza che Pietro venne in Roma (della sua venuta a Roma ne parla la tradizione ma non la sacra Scrittura) e ad avvalorare la loro favola artificiosamente composta sul papato di Pietro a Roma. Che cosa ci insegna tutto questo? Che quello delle reliquie è un potente strumento nelle mani di Satana per fare credere ogni sorta di leggende alle persone.

A molti Cattolici non importa proprio nulla se la Scrittura tace attorno a molte cose o dice il contrario di quello che la loro tradizione secolare dice; essi si fanno forti del fatto che esiste una storia a riguardo di un pezzo di legno o di un pezzo di carne putrefatta o di un osso o di qualcosa d’altro ed in quella credono ciecamente senza mettere in discussione la cosa.

Ma noi diciamo: quand’anche Pietro fosse stato a Roma, quand’anche la Scrittura avesse detto che egli predicò il Vangelo in questa città e anche il luogo preciso dove egli poi sarebbe stato messo a morte, ma che privilegi avrebbe mai potuto conferire tutto ciò alla Chiesa di Roma? Che superiorità avrebbe mai potuto reclamare la Chiesa di Roma sulle altre chiese? Ma quali virtù soprannaturali avremmo potuto attribuire alla sua tomba?

Agli oggetti che gli uomini di Dio hanno lasciato sulla terra non bisogna dare quell’importanza che non hanno; e non bisogna attribuirgli neppure poteri soprannaturali, perché in questo caso si farebbe posto pian piano al diavolo che sa come sfruttare le debolezze dei mortali.

NOTE

[1] Lo ha dichiarato tale Pio IX. Ecco il decreto che ha sancito questa ennesima impostura papale: ‘Commosso per la turpissima e luttuosa condizione delle cose, il Santissimo nostro Signore, Pio papa IX, onde soddisfare ai voti dei Sacri Prelati, e affidare sé stesso ed i fedeli tutti al potentissimo patrocinio del Patriarca San Giuseppe, solennemente lo ha dichiarato Patrono della Cattolica Chiesa’ (Decret. ‘Quemadmodum Deus’ della Congr. dei SS. RR. 8 Dicembre 1870)

[2] Sul fatto degli almeno quattro miracoli che il morto deve fare per essere dichiarato santo parlerò in appresso, qui mi limito a dire che si tratta dell’ennesima impostura papale.

[3] A riguardo della beatificazione di qualcuno che precede la sua canonizzazione va detto che per essa viene inoltrata una richiesta alla Congregazione delle cause dei santi da parte dei Cattolici di una diocesi quando presso di loro esiste la convinzione che quella persona morta in fama di santità è oramai in cielo e là prega per loro. Si capisce da questo che il presunto santo non può essere subito dichiarato beato in cielo perché prima deve passare un periodo di tempo più o meno lungo nel purgatorio a soffrire. Non si capisce però in base a quale criterio dopo un certo tempo dalla sua morte certe persone cominciano a sentire che egli sia entrato finalmente in paradiso. E’ di questi giorni la notizia che Giovanni Paolo II ha fretta di beatificare Maria Teresa di Calcutta, morta pochissimi giorni fa; la vorrebbe beatificare infatti per il Giubileo. Ma affinché questo avvenga occorre saltare qualche procedura perché il tempo che rimane è troppo breve. E così se le cose andranno come essi sperano Maria Teresa di Calcutta sarà dichiarata beata ancora prima di altri, morti decenni prima di lei e che sono in attesa di essere beatificati! Noi credenti però sappiamo che affinché qualcuno morto in Cristo sia dichiarato beato non abbiamo bisogno di aspettare giorni, mesi, anni, o secoli, perché più di millenovecento anni fa lo Spirito Santo dichiarò beati tutti i credenti in Cristo Gesù che muoiono infatti Giovanni dice: “E udii una voce dal cielo che diceva: Scrivi: Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono” (Ap. 14:13) e questo perché essi entrano subito nel paradiso di Dio che è in cielo. Ma i Cattolici romani che muoiono nei loro peccati non sono per nulla beati perché se ne vanno nell’Ades nei tormenti. Ma la curia romana fa credere ai suoi seguaci che essi sono felici! Che inganno, che illusione, che impostura!

[4] Naturalmente sapere questo non autorizza nessuno a invocare gli angeli perché essi sono agli ordini di Dio e ubbidiscono alla sua parola. Ricordatevi che Davide credeva che gli angeli lo proteggevano ma egli nelle sue distrette si rivolgeva solo a Dio.


Tratto dal Libro di Giacinto Butindaro, ‘La Chiesa Cattolica Romana’, pag.184-191