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Indice
Cap. 1– Falsificazioni apportate alla Bibbia.
Cap. 2 – La divinità di Cristo.
Cap. 3 – La perfetta e stretta unità del Figliuolo con il Padre.
Cap. 4 – La morte di Cristo sulla croce.
Cap. 5 – La venuta di Cristo.
Cap. 6 – La personalità e divinità dello Spirito Santo.
Cap. 7 – La giustificazione.
Cap. 8 – La salvezza.
Cap. 9 – Il dimorare di Cristo Gesù in noi
Cap. 10 – La verità di Cristo in noi
Cap. 11 – La testimonianza di Dio in noi stessi.
Cap. 12 – L’essere divenuti partecipi di Cristo.
Cap. 13 – La predestinazione.
Cap. 14 – L’esistenza dell’anima, dello spirito e l’immortalità dell’anima.
Cap. 15 – Chi entrerà nel regno dei cieli.
Cap. 16 – La risurrezione.
Cap. 17 – Le pene eterne.
Cap. 18 – Il battesimo.
Cap. 19 – La cena del Signore.
Cap. 20 – Il riposo del settimo giorno.
Cap. 21 – La predicazione per le case.
Cap. 22 – La bandiera.
Cap. 23 – Conclusione su questa parte.

CAPITOLI

CAP. 1 – FALSIFICAZIONI APPORTATE ALLA BIBBIA

La Bibbia che possiedono i Testimoni di Geova è una versione falsificata dal Corpo Direttivo di Brooklyn, ossia dal principale organismo di quello che viene chiamato ‘schiavo fedele e discreto’. Niente di nuovo sotto il sole perché già al tempo degli apostoli esistevano degli scellerati che contorcevano le Scritture a loro perdizione, come hanno fatto i traduttori della Commissione di traduzione della Bibbia del Nuovo Mondo, secondo che é scritto nell’epistola di Pietro: “Ritenete che la pazienza del Signor nostro é per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo ve l’ha scritto, secondo la sapienza che gli é stata data; e questo egli fa in tutte le sue epistole, parlando in esse di questi argomenti; nelle quali epistole sono alcune cose difficili a capire, che gli uomini ignoranti e instabili torcono, come anche le altre Scritture, a loro propria perdizione” (2 Piet. 3:15-16). Anche al tempo del profeta Geremia, e quindi ancora prima della venuta di Cristo, vi erano quelli che avevano falsato il senso della Parola di Dio infatti Dio, biasimando il popolo, disse ai Giudei: “Come potete voi dire: ‘Noi siam savi e la legge dell’Eterno é con noi!’ Sì certo, ma la penna bugiarda degli scribi ne ha falsato il senso” (Ger. 8:8). Così, pure la penna bugiarda dei traduttori della versione denominata Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture ha falsato il senso di molti passi della Scrittura che esamineremo fra poco. Ma prima di passare a questo esame voglio citare alcune dichiarazioni della Torre di Guardia su uno dei motivi per cui è stata fatta la Traduzione del Nuovo Mondo, sul giudizio che essi danno delle altre traduzioni della Bibbia e della Traduzione del Nuovo Mondo. ‘La questione del corretto intendimento della Bibbia (…) è uno dei motivi principali per cui è stata fatta la Traduzione del Nuovo Mondo. Le convinzioni religiose di qualsiasi traduttore influiscono inevitabilmente sulla sua traduzione. Non può essere altrimenti (…) Poiché a volte i traduttori, volontariamente o involontariamente, fanno violenza alla lingua originale nei brani che sembrano essere in contrasto con le loro credenze, si rese assolutamente necessario avere una versione prodotta da uomini che si attenevano lealmente alla Parola di Dio’ (La Torre di Guardia, 15 giugno 1982, pag. 24); ‘I Testimoni di Geova provano gratitudine per tutte le molte versioni della Bibbia che hanno usate per pervenire alla verità della Parola di Dio. Comunque, tutte queste traduzioni, fino alla più recente, hanno i loro difetti. Ci sono incoerenze o versioni di brani non soddisfacenti, contaminate da tradizioni settarie o filosofie mondane, e pertanto non in piena armonia con le sacre verità che Geova ha fatto scrivere nella sua Parola (…) Molti traduttori della Bibbia (…) abbandonando la traduzione letterale si sono allontanati molte volte dall’accuratezza della originale dichiarazione di verità. Hanno in effetti adacquato i medesimi pensieri di Dio’ (Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile, Brooklyn 1971, pag. 319, 322); ‘Il Comitato di Traduzione ha fatto una traduzione nuova della Bibbia, e questo ha dato luogo a un testo chiaro e vivo, consentendo di acquistare un più profondo e soddisfacente intendimento della Parola di Dio’ (ibid., pag. 321). Non mettiamo in dubbio che ci sono traduzioni contaminate ed adacquate perché sappiamo che ci sono; ma non mettiamo in dubbio neppure che la Traduzione del Nuovo Mondo sia appunto una di queste; le prove che esibiremo adesso lo dimostrano abbondantemente. Faremo riferimento alle edizioni italiane della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture del 1967 e del 1987; quando non è specificata, l’edizione è quella del 1987.

CAP. 2 – LA DIVINITÀ DI CRISTO

Come abbiamo innanzi visto ci sono molti passi delle Scritture che attestano in una maniera o nell’altra che Gesù Cristo é Dio, ma i traduttori di fra i Testimoni di Geova, per sostenere che Gesù non è Dio ma solo una creatura di Dio, ne hanno contorti non pochi; infatti nella loro Bibbia troviamo molti passi che attestano la divinità di Cristo tradotti in una maniera errata. Dobbiamo dire in effetti che la New World Bible Translation Committee nel tradurre le sacre Scritture ha usato l’astuzia del serpente antico perché è riuscita a fare dire alla Scrittura quello che essa non dice, cioè che Cristo non è uguale a Dio e perciò non è Dio; essa ha adulterato la Parola di Dio per adattarla alle perverse dottrine enunciate dalla Torre di Guardia.

• La sacra Scrittura dice in Giovanni: “Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio” (Giov. 1:1). Traslitterato in greco questo versetto è: “En arche(i) en ho Logos, kai ho Logos en pros ton Theon, kai Theos en ho Logos”.

La loro traduzione dice invece: ‘In principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era un dio’. E’ da notare però che la versione del 1967 è differente infatti dice: ‘…la Parola era dio’. In questo caso essi hanno aggiunto l’articolo ‘un’ e il dio minuscolo per fare sembrare Cristo, la Parola fatta carne, un dio inferiore all’unico e vero Dio, e non l’Iddio che é ab eterno in eterno. E’ bene ricordare che il fatto che la Parola in questo passo venga definita dai Testimoni di Geova ‘un dio’ invece che Dio, viene smentito non solo dal testo originale greco (che dice: … kai Theos en ho Logos = e Dio era la Parola) ma dalla Scrittura stessa. Perché? Perché se Gesù fosse un dio come essi asseriscono, ciò significa che nel principio con il solo vero Dio, che è ab eterno in eterno, c’era un dio inferiore a lui e che mediante questo dio inferiore siano state fatte tutte le cose, e questo è smentito da queste parole scritte nei Salmi: “I cieli furon fatti dalla parola dell’Eterno” (Sal. 33:6) (la Parola quindi non può essere un dio inferiore a Dio o un altro dio ma deve essere per forza di cose Dio perché noi sappiamo che è scritto che fu Dio a creare nel principio i cieli e la terra e non un altro dio inferiore a lui); ed anche da queste parole scritte in Isaia: “Io sono l’Eterno, che ha fatto tutte le cose; io solo ho spiegato i cieli, ho distesa la terra, senza che vi fosse alcuno meco” (Is. 44:24) (questo “senza che vi fosse alcuno meco” attesta che non c’era qualche altro dio con Dio quando Egli creò i cieli e la terra ma solo Dio; naturalmente noi sappiamo che la Parola era con Dio quando questi creò i cieli e la terra, ma la Parola era Dio e non un dio, per questo Dio dice di avere solo lui spiegato i cieli). E poi noi diciamo ancora: se ogni cosa è stata fatta per mezzo della Parola e senza di lei nessuna delle cose fatte è stata fatta, di conseguenza – seguendo il ragionamento dei Testimoni di Geova – anche Gesù Cristo quale prima creatura fatta da Dio dovrebbe essere stata fatta tramite la Parola. Ma questo non può essere perché prima di essere creato non c’era la Parola essendo lui stesso la Parola! Quindi lui tramite che cosa sarebbe stato fatto se non è stato fatto tramite la Parola? Come si può ben vedere non si può ammettere che la Parola, prima di essere fatta carne, era un dio fatto da Dio in un lontano passato perché questo annullerebbe la Scrittura che dice che ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei e senza di lei niente è stato fatto. Bisognerebbe dire infatti che ogni creatura, eccetto il Figlio di Dio, è stata fatta tramite la Parola!! Ma come giustificano questa loro manomissione i Testimoni di Geova? In questa maniera: ‘..In realtà nel testo greco il termine ‘Dio’ la prima volta è preceduto dall’articolo determinativo ho, ‘il’, mentre la seconda volta è senza articolo. Altre traduzioni rendono l’idea in modo corretto. La versione interlineare dell’Emphatic Diaglott dice: ‘In principio era la Parola, e la Parola era con il Dio, e un dio era la Parola (…) Queste versioni sosterrebbero il fatto che Gesù, essendo il Figlio di Dio che Dio impiegò nel creare tutte le altre cose…, è senz’altro un ‘dio’, un potente, ma non l’Iddio Onnipotente (…) infatti la traduzione di Moffatt dice: ‘Il Logos era divino’. L’American Translation ha: ‘La Parola era divina’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. II, pag. 490). Cominciamo con il ribattere che il fatto che non ci sia l’articolo determinativo ho = ‘il’ davanti a Dio nella seconda parte di questo versetto non significa affatto che questo Dio non preceduto dall’articolo sia un Dio inferiore per natura al Dio preceduto dall’articolo determinativo, perché ci sono altri passi nello stesso Vangelo scritto da Giovanni dove la parola Dio non è preceduta dall’articolo determinativo e indica sempre il solo vero Dio e non un altro dio. Per esempio, quando poco dopo, Giovanni parla di coloro che hanno il potere di diventare “figliuoli di Dio” (Giov. 1:12) il greco ha tekna theou, e quando dice che sono “nati da Dio” (Giov. 1:13) il greco ha ek theoou egenneetheesan. Come mai allora i Testimoni di Geova in questi casi hanno messo pure loro ‘figli di Dio’ e ‘nati da Dio’ non tenendo conto di questo loro ragionamento sull’articolo determinativo prima di Dio? Perché non hanno tradotto ‘figli di un dio’ e ‘nati da un dio’ come il loro ragionamento imponeva? La ragione è chiara: queste traduzioni fedeli del greco non annullavano nessuna loro dottrina, mentre il tradurre le parole di Giovanni kai Theos en ho Logos con “e Dio era la Parola” non collimava con la loro eresia che Gesù non è Dio, e quindi hanno dovuto adulterarle. Per quanto riguarda poi le traduzioni da loro menzionate a sostegno della loro manomissione, diciamo che la versione interlineare dell’Emphatic Diaglott è citata dalla Torre di Guardia perché chi pubblicò originariamente quella versione nel 1864, e cioè Benjamin Wilson aveva attorno a Cristo delle idee errate simili a quelle della Torre di Guardia. Per quanto riguarda le traduzioni Moffat e l’American Translation dove invece di “la Parola era Dio” si legge che la ‘Parola era divina’, anche queste traduzioni sono errate perché Giovanni non ha detto: ‘kai theios [1] en ho logos ‘e divina era la Parola’, ma bensì: kai theos en ho logos (e Dio era la Parola). In altre parole Theos non significa ‘divina’ ma ‘Dio’, e perciò la traduzione corretta è “e la Parola era Dio”. Vogliamo infine dire che quando Giovanni dice che la Parola era Dio, e cioè che Gesù Cristo era Dio sin dal principio, non intende dire che egli è l’unico vero Dio che ha creato tutte le cose e perciò fuori di lui non c’è altro Dio, ma solo che egli era della stessa natura di Dio Padre e coeterno con Lui. Notate infatti che è detto anche che la Parola era con Dio. In altre parole vogliamo dire che Gesù, benché fosse il Figlio che era nel seno del Padre, era Dio assieme a suo Padre da sempre. Egli, cioè la Parola di Dio, nel cielo era un essere distinto da Dio Padre, ma assieme a lui Dio, e perciò assieme a lui Creatore di tutte le cose. Ecco perché Giovanni non ha messo l’articolo prima di Dio, quando dice: “e Dio era la Parola”, per distinguere la Parola dal Padre. In altre parole per attestare che la Parola non è tutta la Divinità ma parte di Essa. Se lui avesse messo l’articolo ‘ho’ (il) prima di ‘Theos’ (Dio) avrebbe fatto intendere che la Parola era Dio Padre e si sarebbe contraddetto perché poco prima aveva detto che Essa era con (o presso) Dio (Padre), e dopo dice che “la Parola è stata fatta carne” (Giov. 1:14). Non mettendo l’articolo invece non è caduto in nessuna contraddizione perché Egli ha affermato che la Parola era Dio assieme al Padre, era un Essere divino distinto dal Padre ma nello stesso tempo uno con il Padre, cioè della stessa natura del Padre.

• La sacra Scrittura dice in Tito: “Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Iddio e Salvatore, Cristo Gesù…” (Tito 2:13).
La loro traduzione recita invece così: ‘Mentre aspettiamo la felice speranza e la gloriosa manifestazione del grande Dio e del Salvatore nostro Cristo Gesù’. In questo caso hanno aggiunto l’articolo ‘del’, facendo capire che dal cielo appariranno sia Dio che Gesù Cristo. Come potete vedere, così come è stato deformato questo passo, appare che Gesù Cristo non é il nostro grande Dio.

• Nel Vangelo scritto da Giovanni è scritto che Gesù disse ai Giudei: “In verità, in verità vi dico: Prima che Abramo fosse nato, io sono” (Giov. 8:58).

Nella loro versione del 1967 si legge invece: ‘Verissimamente vi dico: Prima che Abraamo venisse all’esistenza, io sono stato’, mentre in quella del 1987: ‘Verissimamente vi dico: Prima che Abraamo venisse all’esistenza, io ero’. Anche qui gli astuti traduttori mettendo prima ‘io sono stato’ e poi ‘io ero’ hanno cercato di annullare la verità, e cioè che Gesù Cristo è eterno con il Padre e quindi non può essere una creatura. Le volpi sapevano che se avessero tradotto correttamente il testo greco (che traslitterato è: prin Abraam genesthai egò eimì = prima che Abramo fosse io sono) si sarebbero poi trovati davanti un problema e cioè quello di provare che colui che ha detto “Io sono” ai Giudei non poteva essere considerato alla stessa stregua di Colui che disse a Mosè nel pruno ardente di essere “l’Io sono” (Es. 3:14). Hanno tagliato corto e senza nessun timore di Dio quelle volpi hanno manomesso le parole di Gesù. E’ chiaro che le parole ‘io ero’, benché non siano quelle giuste, non annullano la preesistenza di Gesù ma è anche vero che esse non esprimono la preesistenza del Figlio di Dio nella stessa maniera che fanno le parole “io sono”. Esse fanno sì capire che Gesù Cristo esisteva prima di Abramo, ma lasciano sempre ai Testimoni di Geova la possibilità di affermare che il Figliuolo esisteva prima di Abramo ma non è eterno perché in qualche tempo nell’eternità fu anch’egli creato. Mentre le parole “io sono” fanno capire che il Figliuolo non ha mai avuto un principio prima che discendesse dal cielo.

• In Giovanni è scritto: “Io ed il Padre siamo uno. I Giudei presero di nuovo delle pietre per lapidarlo. Gesù disse loro: Molte buone opere v’ho mostrate da parte del Padre mio; per quale di queste opere mi lapidate voi? I Giudei gli risposero: Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per bestemmia; e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio” (Giov. 10:30-33). I Giudei perseguitavano Gesù e volevano ucciderlo perché “chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio” (Giov. 5:18), ma d’altronde Gesù diceva la verità perché Egli era Dio.

Ma come hanno manomesso il passo suddetto i falsificatori delle Scritture? In questa maniera: ‘Io e il Padre siamo uno. Ancora una volta i giudei presero su delle pietre per lapidarlo. Gesù rispose loro: Vi ho mostrato molte opere eccellenti da parte del Padre. Per quale di quelle opere mi lapidate? I giudei gli risposero: Non ti lapidiamo per un’opera eccellente, ma per bestemmia, perché tu, benché sia un uomo, fai di te stesso un dio’. Ancora una volta riscontriamo questo ‘un dio’ inventato dai Testimoni di Geova per fare credere alle persone che Gesù non era Dio ma un dio. Ma gli scellerati si sono dimenticati che se Gesù si fosse definito un dio i Giudei non avrebbero cercato di lapidarlo perché non avrebbe bestemmiato contro Dio. Del tutto falsa è anche la spiegazione che i Testimoni di Geova danno alle parole di Giovanni che i Giudei cercavano d’uccidere Gesù perché si faceva uguale a Dio. Essi dicono che i Giudei ‘come si sbagliavano a definire Gesù un violatore del Sabato, si sbagliavano anche ad asserire che Gesù si facesse uguale a Dio perché chiamava Dio suo Padre’ (La Torre di Guardia, 15 febbraio 1975, pag. 110). Ma non può essere che i Giudei si sbagliavano nel pensare che Gesù si faceva uguale a Dio, perché in effetti capirono bene che Gesù chiamando Dio suo Padre si faceva uguale a Dio. In altre parole, anche se in questo caso Gesù non disse esplicitamente di essere uguale a Dio lo fece capire molto bene ai Giudei. Per i Giudei chi si proclamava Figlio di Dio si faceva uguale a Dio e non inferiore a Dio; quindi Gesù, per loro, dicendo di essere Figlio di Dio o chiamando Dio suo Padre bestemmiava perché secondo la legge nessuno è uguale a Dio ma tutti sono inferiori a Dio. In altre parole per i Giudei meritava la morte chi si proclamava Figlio di Dio o chiamava Dio suo Padre perché si faceva uguale a Dio difatti davanti a Pilato essi gli dissero: “Noi abbiamo una legge, e secondo questa legge egli deve morire, perché egli s’è fatto Figliuol di Dio” (Giov. 19:7). Questa è la ragione per cui quando il Sommo Sacerdote si sentì rispondere da Gesù di essere il Figlio del Benedetto si stracciò le vesti e disse che egli aveva bestemmiato e tutti lo condannarono come reo di morte; perché Egli si era fatto uguale a Dio secondo loro. E non inferiore a Dio come dicono i Testimoni di Geova; altrimenti perché mai i Giudei lo avrebbero condannato? Insomma, i Giudei pensavano bene che Gesù dichiarandosi Figlio di Dio si faceva uguale a Dio, ma agirono male nel condannarlo. I Testimoni di Geova invece pensano male nel considerare Gesù inferiore a Dio nel senso che non può essere uguale a Dio e agiscono pure male nel definire nell’errore coloro che credono che Gesù Cristo è Dio.

• Nel Vangelo scritto da Giovanni leggiamo: “Gesù gli disse:… Chi ha veduto me, ha veduto il Padre; come mai dici tu: Mostraci il Padre?” (Giov. 14:9).

Ma nella loro versione si legge: ‘Chi ha visto me ha visto [ anche] il Padre. Come mai dici: ‘Mostraci il Padre?’. Quell’’anche’ inesistente nel testo originale scombussola la frase perché in questa maniera la Torre di Guardia fa dire a Gesù che chi ha visto lui ha visto non il Padre, ma anche il Padre. Ma non è forse scritto che Gesù “è l’immagine dell’invisibile Iddio” (Col. 1:15) e “l’impronta della sua essenza” (Ebr. 1:3)? Ma non si rendono conto delle contraddizioni in cui cadono i Testimoni di Geova quando leggono questi passi manomessi dai loro dirigenti? E così per l’ennesima volta ai Testimoni di Geova, mediante una manomissione delle parole di Gesù, viene celata quella stretta unione che c’è tra il Figlio e il Padre, che fa dei due un solo Dio.

• Nel libro degli Atti degli apostoli tra le parole che Paolo rivolse agli anziani della chiesa di Efeso vi sono queste: “Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha acquistata col proprio sangue” (Atti. 20:28).

Mentre nella loro traduzione si legge così: ‘Prestate attenzione a voi stessi e a tutto il gregge, fra il quale lo spirito santo vi ha costituiti sorveglianti, per pascere la congregazione di Dio, che egli acquistò col sangue del suo proprio [ Figlio] ‘. In questo caso, aggiungendo prima ‘del’ (senza parentesi), e poi ‘Figlio’ (fra le parentesi) sono riusciti a far dire implicitamente alla Scrittura che Gesù non è Dio. Infatti, mentre dalle fedeli parole di Paolo si evince chiaramente che Cristo è Dio, dalle parole di Paolo contorte emerge che Gesù non è Dio.

• Nello stesso libro degli Atti degli apostoli a proposito della morte di Stefano è scritto: “E lapidavano Stefano che invocava Gesù e diceva: Signor Gesù, ricevi il mio spirito. Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: Signore, non imputar loro questo peccato” (Atti 7:59-60). Ora, Stefano prima di morire ebbe una visione perché vide “i cieli aperti, e il Figliuol dell’uomo in piè alla destra di Dio” (Atti 7:56), e mentre veniva lapidato rivolgendosi al Signore Gesù gli disse di ricevere il suo spirito [2]Ma oltre a ciò gli disse pure di non imputare quel peccato ai Giudei che lo lapidavano, quindi per ben due volte rivolse una invocazione direttamente a Gesù. Notate che nella seconda invocazione di Stefano rivolta al Signore Gesù egli gli chiese di non imputare ai suoi uccisori quel peccato, il che sta a dimostrare che Stefano credeva che Gesù poteva anche non imputare il peccato all’uomo, e quindi egli credeva che Gesù era Dio. Perché diciamo questo? Perché Davide nei Salmi dice a Dio: “Beato l’uomo a cui l’Eterno non imputa l’iniquità” (Sal. 32:2) (Paolo cita questo verso ai Romani così: “Beato l’uomo al quale il Signore non imputa il peccato” [Rom. 4:8]), perciò solo Dio ha il potere di non imputare il peccato all’uomo.

Ma che hanno fatto le volpi? Hanno cambiato la seconda invocazione così: ‘Geova, non imputare loro questo peccato’, facendo credere che Stefano si sia rivolto a Dio e non al suo Figliuolo che era in piedi alla sua destra. Nell’originale greco è scritto Kyrie cioè ‘Signore’ ma loro per evitare a tutti i costi che i loro lettori pensassero che Stefano si fosse rivolto a Gesù, e che quindi Egli possedeva il potere di non imputare il peccato come lo ha il Padre, lo hanno fatto sparire mettendoci ‘Geova’

• Pietro a casa di Cornelio disse di Gesù Cristo: “Esso è il Signore di tutti” (Atti 10:36).

Mentre nella loro versione si legge: ‘Questi è Signore di tutti [gli altri] ‘. Così mediante questo ‘gli altri’ messo tra parentesi sminuiscono la Signoria di Cristo perché la rendono inferiore alla Signoria di Dio.

• Nella lettera ai Romani é scritto: “Dei quali sono i padri, e dai quali é venuto, secondo la carne, il Cristo, che é sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen” (Rom. 9:5).

Mentre nella loro ‘traduzione’ delle Scritture si legge: ‘Ai quali appartengono gli antenati e dai quali [sorse] il Cristo secondo la carne: Dio, che é sopra tutti, [ sia] benedetto per sempre. Amen ‘. In questo caso hanno adulterato il significato del verso cambiandogli la punteggiatura (mettendo i due punti dopo “secondo la carne”) e mettendo tra parentesi quel ‘sia’. Notate infatti che da come si legge nella loro versione Cristo non è l’Iddio che è benedetto in eterno.

• Nella epistola agli Ebrei é scritto: “Dice del Figliuolo: Il tuo trono, o Dio, é ne’ secoli dei secoli..” (Ebr. 1:8).

Ma nella Traduzione del Nuovo Mondo si legge: ‘Ma riguardo al Figlio: Dio é il tuo trono per i secoli dei secoli’. Notate come in questa maniera essi hanno definito Dio il trono sul quale é seduto il Figliuolo! Questa è un’assurdità perché dato che il trono è inferiore a colui che vi si siede sopra essi fanno passare il Figliuolo come superiore a Dio Padre! Questa volta nel tentativo di sminuire il Figlio, lo hanno niente di meno reso superiore al Padre!

• Sempre in questa lettera è scritto: “E quando di nuovo introduce il Primogenito nel mondo, dice: Tutti gli angeli di Dio l’adorino” (Ebr. 1:6). Quindi, siccome è risaputo che solo Dio deve essere adorato dagli angeli ne consegue il fatto che anche il Figlio é Dio e non può essere inferiore a Dio. Egli non può essere una creatura perché agli angeli è ordinato di adorare solo Dio secondo che é scritto: “Lodatelo, voi tutti gli angeli suoi, lodatelo, voi tutti i suoi eserciti!” (Sal. 148:2) ed ancora: “Benedite l’Eterno, voi suoi angeli…” (Sal. 103:20), e difatti questo è quello che fanno in cielo secondo che è scritto: “E tutti gli angeli stavano in piè attorno al trono e agli anziani e alle quattro creature viventi; e si prostrarono sulle loro facce davanti al trono, e adorarono Iddio dicendo: Amen! All’Iddio nostro la benedizione e la gloria e la sapienza e le azioni di grazie e l’onore e la potenza e la forza, nei secoli dei secoli! Amen” (Ap. 7:11-12).

Ma che hanno fatto i manipolatori delle Scritture? Hanno manomesse queste parole rendendole così: ‘Ma quando introduce di nuovo il suo Primogenito nella terra abitata, dice: E tutti gli angeli di Dio gli rendano omaggio’. Perché? Sempre per non fare apparire Gesù l’Iddio che è degno di essere adorato. Essi, sapendo che l’adorazione è dovuta solo a Dio mentre l’omaggio si può rendere a qualsiasi persona importante hanno manomesso le suddette parole. Sappiate però che nella versione del 1967 la traduzione di questo passo era corretta; ma probabilmente nel corso del tempo i loro traduttori si sono resi conto che siccome esso attestava la divinità di Cristo Gesù era necessario manipolarlo come gli altri. Ma come giustificano questa ennesima manomissione i Testimoni di Geova? Dicendo che la parola greca proskuneo non significa sempre ‘adorare’ ma significa pure ‘prostrarsi, piegarsi, inchinarsi, rendere omaggio’. E questo è vero. Infatti proskuneo viene tradotto così (con ‘prostrarsi’) alcune volte come in queste: “Onde il servitore, gettatosi a terra, gli si prostrò dinanzi (proskuneo), dicendo: Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto” (Matt. 18:26)“..ecco, io li farò venire a prostrarsi dinanzi (proskuneo) ai tuoi piedi…” (Ap. 3:9). Ma questo stesso verbo greco è usato anche quando significa adorazione diretta a Dio come per esempio quando Gesù disse a Satana: “…Adora (proskuneo) il Signore Iddio tuo…” (Matt. 4:10), quando l’angelo disse a Giovanni: “Adora (proskuneo) Iddio” (Ap. 22:9), ed in molti altri passi. Quindi, il fatto che quando questo verbo è usato in riferimento a Gesù, per i dirigenti della Torre di Guardia esso significhi ‘prostrarsi o rendere omaggio’ e non ‘adorare’ significa solo che essi hanno voluto fare dire alla Parola quello che essi vogliono, e cioè che gli angeli (e le persone) devono prostrarsi davanti a Gesù ma non adorarlo perché lui non è Dio ma solo una creatura di un più alto grado di loro (cosicché – secondo questa gente – chi adora Gesù si rende colpevole di idolatria!). E così tolgono a Cristo l’adorazione che gli è dovuta dagli angeli per ordine di Dio; attenzione questa adorazione gliela tolgono nella teoria, apparentemente davanti alle persone, ma non nei fatti, perché in cielo gli angeli di Dio adorano Cristo Gesù e continueranno a farlo per l’eternità. Questo a dimostrazione che anche se gli uomini contorcono le Scritture facendogli dire quello che essi vogliono, la Parola di Dio uscita dalla sua bocca rimane stabile per sempre. Può essere stata adulterata, manipolata, ma l’originale uscita dalla bocca di Dio rimane sempre uguale nel corso dei secoli. In altre parole quand’anche una promessa o un ordine di Dio venisse modificato Dio continua a mandare ad effetto sempre la vera promessa, e confermerà il vero ordine e mai quello manipolato dagli uomini per i loro interessi [3].

• In Matteo è scritto: “Ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi, lo adorarono” (Matt. 2:11), mentre nella loro versione si legge: ‘Ed entrati nella casa videro il fanciullino con sua madre Maria, e, prostratisi, gli resero omaggio’.

Sempre in Matteo è scritto: “Ed esse, accostatesi, gli strinsero i piedi e l’adorarono” (Matt. 28:9), ma i loro traduttori hanno messo: ‘Esse si accostarono e, presolo ai piedi, gli resero omaggio”.

Anche l’altro passo di Matteo che dice: “E vedutolo, l’adorarono” (Matt. 28:17), ha subito una modifica nella loro versione perché dice: ‘E, vedutolo, resero omaggio’.

Questi tre passi dell’Evangelo scritto da Matteo erano adulterati anche nella versione del 1967. Anche in questi casi, sapendo che l’adorazione va rivolta solo a Dio, mentre l’omaggio si può rendere a qualsiasi persona importante essi hanno messo ‘gli resero omaggio’ anziché “lo adorarono”. I Testimoni di Geova si rifiutano di adorare Gesù, ma come abbiamo visto da questi passi della Scrittura sopra citati è perfettamente scritturale; lo hanno fatto prima di noi gli antichi discepoli e lo fanno del continuo gli angeli di Dio in cielo. E perché? Perché Gesù è Dio e non una creatura.

• Nella lettera ai Corinzi é scritto: “Tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale, perché beveano alla roccia spirituale che li seguiva; e la roccia era Cristo” (1 Cor. 10:3-4). Mentre nella loro traduzione si legge: ‘E quel masso di roccia significava il Cristo’.

• Sempre in questa epistola si legge: “… onde non tentiamo il Signore, come alcuni di loro lo tentarono, e perirono morsi dai serpenti” (1 Cor. 10:9). La King James Version e la Diodati hanno ambedue “Cristo” e non “Signore”). Come si può ben vedere la Scrittura ci mette in guardia affinché non tentiamo Cristo, il Signore. Quindi Gesù Cristo è Dio perché nella legge è detto: “Non tenterete l’Eterno, il vostro Dio…” (Deut. 6:16).

Ma nella versione della Torre di Guardia si legge: ‘Né mettiamo Geova alla prova; come alcuni di loro [lo] misero alla prova, solo per perire mediante i serpenti’. Ancora una volta un Geova che non esiste nell’originale messo al posto di Signore. Lo scopo è evidente; non fare credere che Cristo è Dio.

• Paolo dice ai Filippesi: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù; il quale, essendo in forma di Dio non riputò rapina l’essere uguale a Dio, ma annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini…” (Fil. 2:5-7). Ora, con queste parole Paolo ha per l’ennesima volta attestato la Divinità di Cristo perché afferma che Gesù Cristo prima di venire in questo mondo era in forma di Dio, cioè della stessa sostanza di Dio, in altre parole Egli era uguale a Dio. Ma benché fosse uguale a Dio, Egli non stimò che questa sua uguaglianza a Dio dovesse essere ritenuta da lui con avidità, cioè non pensò a ritenere a tutti i costi la sua natura divina rifiutandosi di assumere anche la natura umana. E difatti questo suo sentimento lo dimostrò umiliandosi. In che maniera? Prendendo la forma di servo (rimanendo quanto alla natura divina uguale a Dio) e divenendo simile agli uomini per morire sulla croce per tutti noi. Quindi Colui che era uguale a Dio da ogni eternità non rifiutò di lasciare la sua gloria nel cielo, non rifiutò di partecipare del sangue e della carne come vi partecipiamo noi, ma fu disposto persino ad essere fatto per un pò di tempo poco minore di Dio (quanto alla sua natura umana) assumendo la forma di servo e di uomo per amore nostro. Con questo suo comportamento il Figlio di Dio ci ha mostrato cosa significhi umiliarsi affinché noi seguiamo il suo esempio.
Ma che hanno fatto in questo caso i manipolatori delle Scritture? Hanno oscurato queste parole di Paolo facendogli dire una cosa diversa. Ecco infatti come si leggono nella loro versione del 1987: ‘Mantenete in voi questa attitudine mentale che fu anche in Cristo Gesù, il quale, benché esistesse nella forma di Dio, non prese in considerazione una rapina, cioè che dovesse essere uguale a Dio. No, ma vuotò se stesso e prese la forma di uno schiavo, divenendo simile agli uomini..’. In questa maniera (dicendo ‘non prese in considerazione una rapina, cioè che dovesse essere uguale a Dio’) loro fanno credere alle persone che Gesù non era uguale a Dio e che egli non cercò di usurparlo facendosi uguale a Lui. In altre parole, secondo la loro arbitraria traduzione di queste parole, Gesù non si comportò come il diavolo il quale era inferiore a Dio ma cercò di usurparlo perché voleva diventare uguale a Dio dicendo: “Sarò simile all’Altissimo” (Is. 14:14)! Ma il Figliuolo non ebbe mai nessuna ambizione del genere in se stesso, ma é meglio dire che Egli non poteva averla perché Egli avanti la fondazione del mondo era di già uguale a Dio. Ecco un ulteriore prova di come gli uomini ignoranti e scellerati contorcono a loro perdizione le cose difficili a capire che sono contenute nelle epistole di Paolo. Come si vede anche da questa loro astuta manomissione i traduttori della Bibbia di questa setta hanno cercato in tutte le maniere di annullare i passi che parlano dell’uguaglianza del Figliuolo al Padre.

• Nella stessa epistola è scritto poco dopo: “Ed è perciò che Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al disopra d’ogni nome” (Fil. 2:9); quindi il nome di Gesù Cristo è un nome che è al di sopra d’ogni nome (questo è confermato dalle seguenti Scritture: “Lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra ne’ luoghi celesti, al di sopra di ogni principato e autorità e potestà e signoria, e d’ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello a venire” (Ef. 1:20-21); e: “Si pose a sedere alla destra della Maestà ne’ luoghi altissimi, diventato così di tanto superiore agli angeli, di quanto il nome che ha eredato è più eccellente del loro” [Ebr. 1:3-4]) e siccome che solo Dio possiede un nome che è al di sopra di ogni nome di conseguenza Gesù è Dio.

Ma i Testimoni di Geova, non piacendogli affatto i passi della Scrittura che attestano in una maniera o nell’altra che Gesù Cristo è uguale a Dio e perciò Dio, hanno reso le parole di Paolo ai Filippesi così: ‘E per questa stessa ragione Dio lo ha esaltato a una posizione superiore e gli ha benignamente dato il nome che é al di sopra di ogni [altro] nome’. Hanno reso il testo meno forte; essi hanno infatti aggiunto tra parentesi la parola ‘altro’, e questo per evitare che i lettori della loro Bibbia pensino che Gesù è Dio perché possiede un nome che è al disopra d’ogni nome. Anche in questo caso bisogna dire che con questa aggiunta fanno apparire Gesù semplicemente come una creatura di Dio che ha ricevuto da Dio un nome che è al di sopra del nome di qualsiasi altra creatura di Dio. Ricordatevi che lo scopo che si erano prefissati i ‘traduttori’ della loro Bibbia, non era quello di tradurre fedelmente i testi originali; perché essi partivano dal presupposto che Gesù Cristo non poteva essere Dio perché secondo loro ciò era irragionevole, e perciò i testi che direttamente o indirettamente attestavano la divinità di Lui dovevano essere adattati alla loro aberrante convinzione secondo la quale Gesù è la prima creatura di Dio e non il Creatore che è benedetto in eterno.

• Nell’epistola di Pietro è scritto: “Essi indagavano qual fosse il tempo e quali le circostanze a cui lo Spirito di Cristo che era in loro accennava, quando anticipatamente testimoniava delle sofferenze di Cristo, e delle glorie che dovevano seguire” (1 Piet. 1:11). In questa maniera l’apostolo afferma implicitamente che lo Spirito Santo di Dio che era nei profeti e che mosse i profeti a parlare delle sofferenze di Cristo e delle glorie che dovevano seguire era anche lo Spirito di Cristo.

Ma questo non piace ai Testimoni di Geova che cercano di annullare la Divinità di Cristo e difatti nella loro Bibbia si legge: ‘Essi continuarono a investigare quale particolare periodo di tempo o quale sorta di [periodo di tempo] lo spirito che era in loro indicasse circa Cristo, quando rendeva anticipatamente testimonianza delle sofferenze per Cristo e delle glorie che le avrebbero seguite’. In questa maniera il lettore della loro Bibbia non può leggere che lo Spirito che era nei profeti era di Cristo perché essi hanno messo al posto di “lo Spirito di Cristo” ‘lo spirito che era in loro indicasse circa Cristo’.

• Nella lettera di Paolo ai Colossesi è scritto: “In lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Col. 2:9).
Mentre nella loro versione si legge: ‘Perché in lui dimora corporalmente tutta la pienezza della qualità divina’. In questo caso essi hanno sostituito “la pienezza della Deità” con ‘la pienezza della qualità divina’ mettendo ‘qualità divina’ al posto di “Deità”, e questo sempre per non fare apparire Cristo Dio.

• Sempre nella lettera ai Colossesi è scritto: “Il quale è l’immagine dell’invisibile Iddio, il primogenito d’ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra; le visibili e le invisibili; siano troni, siano signorie, siano principati, siano potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui; ed egli è avanti ogni cosa, e tutte le cose sussistono in lui” (Col. 1:15-17). Da come ha scritto Paolo emerge che Cristo Gesù è Dio e che per mezzo di lui sono state create tutte le cose, come dice anche Giovanni quando attesta: “Ogni cosa é stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta” (Giov. 1:3).

Ma che hanno fatto i ‘traduttori’ di fra i Testimoni di Geova? Hanno reso le parole di Paolo così: ‘Egli è l’immagine dell’invisibile Iddio, il primogenito di tutta la creazione; perché per mezzo di lui tutte le [ altre] cose furono create nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le cose invisibili, siano essi troni o signorie o governi o autorità. Tutte le [ altre] cose sono state create per mezzo di lui e per lui. Ed egli è prima di tutte le [ altre] cose e per mezzo di lui tutte le [ altre] cose furono fatte esistere’. Come potete vedere essi, prima della parola “cose”, hanno messo la parola ‘altre’ tra parentesi, e questo lo hanno fatto in tutti i quattro casi in cui la parola “cose” è menzionata. Perché questa aggiunta? Perché mettendo altre cose fanno apparire che Dio creò prima Cristo Gesù e poi che per mezzo di lui creò tutte le ‘altre cose’. Così fanno passare per l’ennesima volta Cristo Gesù per una creatura.

• Nella seconda epistola di Pietro è scritto: “Simon Pietro, servitore e apostolo di Gesù Cristo, a quelli che hanno ottenuto una fede preziosa quanto la nostra nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo” (2 Piet. 1:1).

Mentre nella loro versione si legge: ‘Simon Pietro, schiavo e apostolo di Gesù Cristo, a quelli che hanno ottenuto una fede, ritenuta pari in privilegio alla nostra, mediante la giustizia del nostro Dio e del Salvatore Gesù Cristo’. In questo caso essi hanno aggiunto ‘del’ per non fare leggere al lettore che Gesù Cristo è sia il nostro Dio che il Salvatore nostro; quindi per annullare la divinità di Cristo.

• Ai Corinzi Paolo dice che i principi di questo secolo non hanno conosciuto la sapienza di Dio, “perché, se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signor della gloria” (1 Cor. 2:8).

Gesù in questo caso viene chiamato il Signore della gloria, ma i traduttori di fra i Testimoni di Geova per non fare credere che Gesù è il Re di gloria di cui si parla nei Salmi (cfr. Sal. 24:7-10), e perciò per non far credere che Gesù è l’Eterno degli eserciti, hanno modificato le parole in ‘poiché se l’avessero conosciuta non avrebbero messo al palo il glorioso Signore’. In questo caso “il Signore della gloria” è diventato ‘il Signore glorioso’.

• Ai Corinzi Paolo dice: “L’Iddio che disse: Splenda la luce fra le tenebre, è quel che risplendé ne’ nostri cuori affinché noi facessimo brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo” (2 Cor. 4:6).

Ma essi nella loro versione hanno scombussolato questo verso per portare il lettore a concentrare la sua attenzione su Dio e non su Cristo, e per fare ciò hanno fatto scomparire la gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo che è una prova della divinità di Cristo. Ecco infatti come si legge nella loro versione: ‘Poiché fu Dio a dire: ‘Rifulga la luce dalle tenebre’, ed egli ha rifulso nei nostri cuori per illuminar[li] con la gloriosa conoscenza di Dio mediante la faccia di Cristo’.

• Nella prima epistola di Giovanni è scritto: “E noi siamo in Colui che è il vero Dio, nel suo Figliuolo Gesù Cristo. Quello è il vero Dio e la vita eterna” (1 Giov. 5:20).

Ma nella loro versione si legge: ‘E noi siamo uniti al Vero, per mezzo del Figlio suo Gesù Cristo. Questi è il vero Dio e la vita eterna’. In questo caso essi hanno lasciato intatta la seconda parte di questo verso, ma hanno adulterato la prima per non fare apparire Gesù Cristo il vero Dio. Notate infatti che essi in questa maniera fanno leggere che i credenti sono uniti al Vero, (cioè a Dio), per mezzo del suo Figliuolo Gesù Cristo, e non più che i credenti sono in Colui che è il vero Dio, cioè nel Figliuolo di Dio.

• Nel libro del profeta Geremia è scritto: “Tu sei l’Iddio grande, potente, il cui nome è l’Eterno degli eserciti” (Ger. 32:18). Queste parole di Geremia collegate a quelle del profeta Isaia che si riferiscono al Cristo “Sarà chiamato… Dio potente” (Is. 9:5) fanno chiaramente capire che Gesù Cristo è Dio.
I traduttori della Torre di Guardia le hanno stravolte rendendole così: ‘…. il [vero] Dio, il Grande, il Potente’. []

CAP. 3 – LA PERFETTA E STRETTA UNITÀ DEL FIGLIUOLO CON IL PADRE

Adesso vorrei farvi notare come i ‘traduttori’ di questa setta hanno modificato alcuni passi che attestano che Cristo Gesù è il Figlio di Dio coeterno con il Padre e che egli era strettamente unito al Padre anche ai giorni della sua carne.

• In Giovanni è scritto: “E la Parola è stata fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiam contemplata la sua gloria, gloria come quella dell’Unigenito venuto da presso al Padre” (Giov. 1:14). Giovanni ha attestato così che essi contemplarono la gloria di Cristo Gesù che era la gloria dell’unigenito Figlio di Dio proceduto dal Padre.

Ma siccome che i Testimoni di Geova non credono che il Figlio di Dio fosse della stessa sostanza con il Padre perché ritengono la Parola inferiore a Dio e non Dio allora essi hanno reso queste parole così: ‘E la Parola é divenuta carne e ha risieduto fra noi, e abbiamo visto la sua gloria, una gloria tale che appartiene a un figlio unigenito da parte di un padre’. E così il lettore della loro Bibbia comprende che la gloria di Cristo non era la gloria dell’Unigenito Figlio di Dio che era venuto da Dio, ma una gloria come quella che riceve un figlio unigenito da suo padre.

• Nell’epistola agli Ebrei si legge: “Iddio, dopo aver in molte volte e in molte maniere parlato anticamente ai padri per mezzo de’ profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi mediante il suo Figliuolo…” (Ebr. 1:1-2). Diodati ha messo “nel suo Figliuolo”.

Ma nella Traduzione del Nuovo Mondo del 1987 lo stesso passo si legge così: ‘Dio, che anticamente parlò in molte occasioni e in molti modi ai nostri antenati per mezzo dei profeti, alla fine di questi giorni ha parlato a noi per mezzo di un Figlio…’. In questa maniera i loro traduttori sono riusciti ad attenuare la relazione che c’è tra il Padre e il Figlio, perché invece di “mediante il suo Figliuolo” o “nel suo Figliuolo” hanno messo ‘per mezzo di un Figlio’. Nella versione del 1967 il verso era tradotto correttamente infatti si legge: ‘alla fine di questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio’.

• In Giovanni è scritto che Gesù disse ai Giudei: “Se non faccio le opere del Padre mio non mi credete; ma se le faccio, anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e che io sono nel Padre” (Giov. 10:37-38).

Ma nella loro versione si legge: ‘Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi. Ma se le faccio, anche se non credete a me, credete alle opere, affinché conosciate e continuiate a conoscere che il Padre è unito a me e io sono unito al Padre’. Questa manomissione si è resa necessaria per sostenere che Dio Padre non è onnipresente. Egli in altre parole non poteva essere in cielo e nello stesso tempo in Gesù.

• Sempre in Giovanni è scritto che Gesù disse a Giuda: “Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. Credetemi che io sono nel Padre e che il Padre è in me…” (Giov. 14:10-11).
Ma nella loro versione si legge: ‘Le cose che vi dico non le dico da me stesso; ma il Padre che rimane unito a me fa le sue opere. Credetemi che io sono unito al Padre e il Padre è unito a me’. Il motivo di questa ennesima manomissione è lo stesso citato in precedenza. []

CAP. 4 – LA MORTE DI CRISTO SULLA CROCE

Per i Testimoni di Geova Cristo non è morto sulla croce ma su un palo; e per sostenere ciò i traduttori della loro Bibbia hanno messo la parola palo o palo di tortura al posto della parola croce [4], come per esempio in questi passi.

• “… voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste” (Atti 2:23) è diventato: ‘…Metteste al palo per mano di uomini illegali’.

• “Ma quanto a me, non sia mai ch’io mi glorî d’altro che della croce del Signor nostro Gesù Cristo” (Gal. 6:14) è diventato: ‘Non avvenga mai che io mi vanti, se non del palo di tortura del nostro Signore Gesù Cristo”.

La Scrittura afferma che Cristo fu crocifisso e non messo su un palo perché Pietro, come l’ho già citato qui sopra, il giorno della Pentecoste, disse ai Giudei: “Quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste” (Atti 2:23). Certo, è vera anche la parola che lo stesso Pietro disse in casa di Cornelio: “Ed essi l’hanno ucciso, appendendolo ad un legno” (Atti 10:39). Qui la parola greca per legno è xulon, così anche nel verso seguente ai Galati), e quella scritta nella legge in riferimento alla maledizione di cui Cristo si é caricato: “Maledetto chiunque é appeso al legno” (Gal. 3:13); ma vi ricordo che questo legno su cui Gesù fu appeso era una croce e non un palo [5]. []

CAP. 5 – LA VENUTA DI CRISTO

Nelle Scritture del Nuovo Testamento è menzionata diverse volte la parola greca parousia che può essere tradotta con ‘presenza’ o ‘venuta’ a secondo del contesto; ma quando è usata in riferimento all’apparizione di Cristo viene tradotta con ‘venuta’ (Riveduta) perché il contesto lo permette, e difatti questo è quello che hanno fatto tutti i traduttori di Bibbie. Ora, questa parola greca è stata tradotta dai traduttori della versione Nuovo Mondo sempre con la parola ‘presenza’, anche quando essa è collegata all’apparizione della gloria del nostro Signore Gesù Cristo. Sorge la domanda: ‘Perché non hanno voluto tradurre parousiacon ‘venuta’ quando essa si riferisce alla venuta di Cristo dal cielo?’ La risposta è perché la dottrina di Rutherford non glielo permetteva perché essa afferma che Cristo è già tornato nel 1914 ma in maniera invisibile e quindi ‘la sua seconda presenza’ ha cominciato da quell’anno. In altre parole perché essi volevano provare che il ritorno di Cristo sarebbe stato un’invisibile ‘presenza’ e non un evento visibile e glorioso verificabile da tutti. Ecco un versetto in cui la parola parousia è stata tradotta giustamente con ‘presenza’ senza alterare il significato della frase. Paolo dice ai Filippesi: “Ed ho questa ferma fiducia ch’io rimarrò e dimorerò con tutti voi per il vostro progresso e per la gioia della vostra fede; onde il vostro gloriarvi abbondi in Cristo Gesù a motivo di me, per la mia presenza (parousia) di nuovo in mezzo a voi” (Fil. 1:25-26). Ecco invece ora due versetti dove il termine parousia è stato opportunamente tradotto con ‘venuta’ in relazione alla venuta di persone. Paolo dice ai Corinzi: “E io mi rallegro della venuta (parousia) di Stefana…” (1 Cor. 16:17); ed anche: “Ma Iddio che consola gli abbattuti, ci consolò con la venuta (parousia) di Tito…” (2 Cor. 7:6).
Citiamo adesso alcuni versetti in cui è menzionata la parola parousia in riferimento alla seconda venuta di Cristo per fare comprendere come l’averla tradotta con ‘presenza’ ha fatto violenza al significato che ha la parola nel contesto.

• Matteo dice: “E stando egli seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli s’accostarono in disparte, dicendo: Dicci: Quando avverranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta (parousia) e della fine dell’età presente?” (Matt. 24:3). Ma nella loro versione si legge: ‘Mentre sedeva sul monte degli Ulivi, i discepoli gli si accostarono privatamente, dicendo: Dicci: Quando avverranno queste cose, e quale sarà il segno della tua presenza e del termine del sistema di cose?’.

• Paolo dice ai Tessalonicesi: “Or, fratelli, circa la venuta (parousia) del Signor nostro Gesù Cristo e il nostro adunamento con lui, vi preghiamo di non lasciarvi così presto travolgere la mente…” (2 Tess. 2:1-2). Ma nella loro versione si legge: ‘Comunque, fratelli, riguardo alla presenza del nostro Signore Gesù Cristo e al nostro radunamento presso di lui, vi preghiamo di non essere presto scossi dalla vostra ragione…’.

• In Giacomo è scritto: “La venuta (parousia) del Signore è vicina” (Giac. 5:8). Ma loro hanno tradotto così: ‘La presenza del Signore si è avvicinata’.

• Giovanni dice nella sua prima epistola: “Ed ora, figliuoletti, dimorate in lui, affinché, quando egli apparirà, abbiam confidanza e alla sua venuta (parousia) non abbiam da ritrarci da lui, coperti di vergogna” (1 Giov. 2:28). Mentre nella loro versione del 1967 si legge: ‘E ora, figliuoletti, rimanete uniti a lui, affinché quando è reso manifesto abbiamo libertà di parola e non siamo svergognati lungi da lui alla sua presenza’, ed in quella del 1987: ‘E ora, figlioletti, rimanete uniti a lui, affinché quando sarà reso manifesto abbiamo libertà di parola e non siamo da lui svergognati al [ tempo della] sua presenza’.

• Nella seconda epistola di Pietro è scritto: “Verranno degli schernitori coi loro scherni i quali si condurranno secondo le loro concupiscenze e diranno: Dov’è la promessa della sua venuta (parousia)?…” (2 Piet. 3:3-4). Mentre i loro traduttori le hanno rese così: ‘Verranno degli schernitori con i loro scherni, che procederanno secondo i propri desideri e diranno: Dov’è questa sua promessa presenza?…’.

Torno a precisare che il punto sul quale bisogna riflettere è che parousia è bene tradurla con ‘presenza’ quando il contesto lo permette, ma quando è in riferimento all’apparizione di Cristo dal cielo è bene tradurla con ‘venuta’ per non alterare il significato del testo. Come potete vedere nei casi qui sopra citati in cui i Testimoni di Geova hanno tradotto parousia con ‘presenza’, si può riscontrare un alterazione del significato del testo, ma d’altronde questo è quello che essi si erano prefissati, di fare credere alle persone che il ritorno di Cristo sarebbe stato un invisibile presenza. Insomma, bisogna riconoscere per l’ennesima volta che i traduttori della loro Bibbia quando hanno fatto quella traduzione invece che tradurre fedelmente le Scritture hanno adattato le Scritture alle loro perverse dottrine e si sono usati di qualsiasi mezzo, di qualsiasi pretesto, per raggiungere il loro fine disonesto che era quello di ingannare moltitudini di persone.
Un’osservazione va fatta infine circa la seguente domanda che i discepoli rivolsero a Gesù sul monte degli Ulivi: “Quando avverranno queste cose, e quale sarà il segno della tua ‘presenza’..?”, che loro sbandierano del continuo su tutte le loro pubblicazioni quando parlano del ritorno di Cristo avvenuto nel 1914. Ora, essi hanno messo ‘presenza’ al posto di “venuta” per fare apparire che gli eventi che Gesù descrisse loro nella risposta (guerre, pestilenze, carestie, terremoti) erano il segno da cui loro avrebbero capito che egli era tornato in maniera invisibile, quindi il segno da cui avrebbero capito che l’evento si era già verificato. Ma questo ragionamento è annullato dalle seguenti parole che Gesù disse ai suoi discepoli sempre in quella risposta: “Or imparate dal fico questa similitudine: Quando già i suoi rami si fanno teneri e metton le foglie, voi sapete che l’estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte” (Matt. 24:32-33). Ora, quando si vedono i rami di un fico mettere le foglie si capisce che l’estate è vicina, ma non che l’estate è già venuta; così Gesù disse che quando queste cose sarebbero state viste succedere egli non era già venuto, ma stava per venire. []

CAP. 6 – LA PERSONALITÀ E DIVINITÀ DELLO SPIRITO SANTO

Vediamo ora alcune Scritture riguardanti lo Spirito Santo che i ‘traduttori’ della versione del Nuovo mondo hanno manipolato per potere sostenere che Egli non è una persona. Prima di esaminarli è necessario dire che essi hanno messo sempre Spirito Santo in minuscolo e mai in maiuscolo; non è senza significato questo gesto. Il significato è che essi non reputano lo Spirito Santo né divino e né una persona al pari di Dio e del suo Figliuolo, e il motivo è per fare apparire ai lettori lo Spirito Santo una cosa e non una persona divina quale in effetti è. E’ vero che nei manoscritti più antichi del Nuovo Testamento tutte le lettere di ogni parola erano maiuscole e quindi il fatto di mettere alcune parole in maiuscolo ed altre in minuscolo è soggettivo da parte dei traduttori; ma il fatto di trovare sempre Spirito Santo in minuscolo proprio nella traduzione di coloro che negano la personalità e la divinità dello Spirito Santo con tanta veemenza e stoltezza non può passare inosservato. Esso non può che riflettere la mentalità di coloro che hanno fatto quella traduzione. Vediamo adesso i passi da loro adulterati.

• Nel libro della Genesi è scritto: “E la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso, e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque” (Gen. 1:2).
Mentre nella loro versione si legge: ‘Ora la terra risultò essere informe e vuota e c’erano tenebre sulla superficie delle acque dell’abisso; e la forza attiva di Dio si muoveva sulla superficie delle acque’. Come potete vedere, i traduttori della loro Bibbia hanno modificato il primo passo della Scrittura che si riferisce allo Spirito di Dio, mettendo ‘la forza attiva di Dio’ al posto di “Spirito di Dio”. Nell’originale ebraico c’è Ruwach che significa Spirito, e non forza attiva.

• Paolo dice a Timoteo: “Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede…” (1 Tim. 4:1).
Ma nella loro versione si legge: ‘Comunque, l’espressione ispirata dice esplicitamente che in successivi periodi di tempo alcuni si allontaneranno dalla fede…”. In questo caso per non fare leggere che lo Spirito parla (il che s’addice ad una persona) ed annunzia le cose a venire il che s’addice solo a Dio secondo che è scritto in Isaia: “Chi, come me, proclama l’avvenire…?” (Is. 44:7) gli scellerati traduttori hanno fatto scomparire “lo Spirito dice espressamente…” e ci hanno messo ‘l’espressione ispirata dice…’. Insomma ci troviamo davanti ad una traduzione delle Scritture veramente manipolata.

• Gesù disse: “Molte cose ho ancora da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità… Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Giov. 16:12-13,14). Come potete vedere in relazione allo Spirito Santo c’è il pronome Egli il che indica che lo Spirito Santo è una persona.
Ma che hanno fatto i traduttori della Torre di Guardia? Hanno messo al posto di Egli ‘quello’ difatti le stesse parole le hanno rese così: ‘Ho ancora molte cose da dirvi, ma non siete in grado di sostenerle al presente. Comunque, quando quello sarà arrivato, lo spirito della verità, vi guiderà in tutta la verità… Quello mi glorificherà, perché riceverà da ciò che è mio e ve lo dichiarerà’. Ciò costituisce una perversione del significato del testo greco originale, infatti il pronome che si riferisce a Spirito (Pneuma) è ekeinos, un pronome maschile. La traduzione della Torre di Guardia, cioè ‘quello’ inteso come cosa, sarebbe stata corretta se il pronome fosse stato al neutro singolare, ossia ekeino. E’ vero che nella lingua Italiana ‘quello’ può essere usato anche per indicare una persona e non soltanto una cosa, ma è anche vero che il suo uso in relazione ad una persona è sconsigliato. Nel vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli (1964) alla voce quello si legge infatti: ‘Per le persone invece di quelloquella, si preferisce usare il pronome personale (quello potrebbe apparire spregiativo). quelquello hanno spesso il significato neutro di Quella cosa’. Quindi se si mettono assieme le due cose; e cioè che l’originale greco esige che si metta Egli e non ‘quello’, con il fatto che quello si usa spesso in riferimento ad una cosa e non in riferimento ad una persona, ed a questa si unisce il fatto che i Testimoni di Geova disconoscono la personalità dello Spirito Santo si capisce il perché i Traduttori di questa versione hanno messo ‘quello’ invece di Egli.

• Paolo dice alla fine della seconda epistola ai Corinzi: “La grazia del Signor Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” (2 Cor. 13:15).
Ma nella loro versione si legge: ‘L’immeritata benignità del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la partecipazione nello spirito santo siano con tutti voi’. Come potete vedere nella loro traduzione al posto di “dello Spirito Santo” è stato posto ‘nello spirito santo’ quando nell’originale greco c’è “dello” invece che ‘nello’; perché questa manomissione? Per non fare apparire lo Spirito Santo sullo stesso livello del Padre e del Figliuolo, ossia per non farlo apparire una persona ma bensì come una forza sprigionata da Dio.

• Nella prima epistola di Giovanni è scritto: “Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto in carne, è da Dio” (1 Giov. 4:2).
Ma nella loro versione scompare “lo Spirito di Dio” infatti si legge: ‘Da ciò acquistate conoscenza dell’espressione ispirata da Dio: Ogni espressione ispirata che confessa Gesù Cristo venuto nella carne ha origine da Dio’. Anche qui la manomissione ha come fine quello di non attribuire allo Spirito Santo una personalità. []

CAP. 7 – LA GIUSTIFICAZIONE

Nel Vangelo scritto da Luca nella parabola del Fariseo e del pubblicano è scritto che Gesù disse a proposito del pubblicano che aveva implorato Dio affinché avesse pietà di lui, a differenza del Fariseo che si era innalzato perché si riteneva giusto: “Io vi dico che questi scese a casa sua giustificato, piuttosto che quell’altro…” (Luca 18:14); il che significa che il pubblicano se ne tornò a casa giustificato mentre il Fariseo no.
Ma nella Bibbia dei Testimoni di Geova si legge: ‘Io vi dico: Quest’uomo scese a casa sua più giustificato di quell’altro…’. Il che significa che tutti e due scesero a casa giustificati, solo che il pubblicano fu giustificato più dell’altro. Ma questo non può essere perché solo uno dei due scese a casa sua giustificato – e precisamente il pubblicano – perché solo uno dei due si abbassò; l’altro, cioè il Fariseo non poté scendere a casa giustificato in nessuna maniera perché si era innalzato e Dio lo aveva abbassato. Noi non sappiamo il motivo esatto di questa manipolazione; ma conoscendo la dottrina sulla giustificazione dei Testimoni di Geova, secondo la quale nella pratica i 144.000 sono più giustificati delle ‘altre pecore’ nel cospetto di Dio possiamo supporre che il motivo sia questo; cioè fare apparire vera questa loro aberrante dottrina sulla giustificazione. Altrimenti non si spiega la ragione dell’immissione di questo errore nella loro Bibbia. []

CAP. 8 – LA SALVEZZA

• Nell’epistola di Paolo ai Romani è scritto: “Chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato” (Rom. 10:13); e noi sappiamo che Gesù Cristo è il Signore che salva colui che lo invoca e quindi egli è l’Iddio potente a salvare a cui appartiene la salvezza.
Ma nella Bibbia dei Testimoni di Geova si legge: ‘chiunque invoca il nome di Geova sarà salvato’. In questa maniera scompare il Signore Gesù ed il suo posto viene preso da Dio. Non che Dio non salvi, ma in quel posto c’è Signore in riferimento a Gesù perché poco prima Paolo aveva detto: “Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato” (Rom. 10:9) il che significa che per essere salvati bisogna invocare Cristo il Signore infatti poco dopo dice l’apostolo che con la bocca si fa confessione per essere salvati.

• Sempre in questa epistola è scritto: “Col cuore si crede per ottener la giustizia e con la bocca si fa confessione per esser salvati” (Rom. 10:10). Quello che bisogna credere è che Dio ha risuscitato dai morti Gesù, mentre quello che bisogna confessare è che Gesù è il Signore. Chi crede e confessa queste cose viene giustificato e salvato dai suoi peccati.
Ma nella versione della Torre di Guardia si legge: ‘Poiché col cuore si esercita fede per la giustizia, ma con la bocca si fa pubblica dichiarazione per la salvezza’. Perché mettere ‘si fa pubblica dichiarazione’ invece che ‘si fa confessione’? Per infondere l’idea nei Testimoni di Geova che se vogliono essere salvati da Armaghedon devono andare di casa in casa a predicare il messaggio della Torre di Guardia. Infatti per la Torre di Guardia per essere salvati è necessario fare questa opera di pubblica dichiarazione. Alla fine della loro Bibbia del 1987 tra gli Argomenti biblici di conversazione alla voce ‘Testimonianza’ alla lettera A è detto ‘Ogni cristiano deve testimoniare, annunciare la buona notizia’ e per sostenere che ‘pubblica dichiarazione reca salvezza’ è citato proprio Romani 10:10. Attenzione, non è che con questo neghiamo che i credenti devono testimoniare del Signore e della parola della sua grazia; ma solo che le parole di Paolo sulla confessione non hanno il significato che gli danno i Testimoni di Geova. E questo perché come si ottiene la giustizia nel momento stesso in cui si crede col cuore che Dio ha risuscitato dai morti Gesù, così si viene salvati dai peccati nel momento stesso in cui si fa confessione che Gesù è il Signore. Che questa sia stata un’altra abile manomissione del greco è provato dal fatto che il verbo greco homologeo che significa ‘confessare’ o ‘riconoscere’, che è presente in Romani 10:10 e che loro hanno tradotto con ‘fare pubblica dichiarazione’, in questi altri versetti del Nuovo Testamento è stato da loro tradotto con confessare: ‘Se confessiamo (homologeo) i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni ingiustizia’ (1 Giov. 1:9); ‘Chi confessa (homologeo) il Figlio ha anche il Padre’ (1 Giov. 2:23); ‘Chiunque confessa (homologeo) che Gesù Cristo è il Figlio di Dio….’ (1 Giov. 4:15). Nel passo ai Romani tradurre il verbo homologeo con ‘fare dichiarazione’ sarebbe ancora andato bene, ma con quel ‘pubblica’ messo tra ‘fare’ e ‘dichiarazione’ la traduzione risulta infedele e le parole di Paolo assumono un altro significato. Difatti, mentre dalla traduzione corretta si evince che per essere salvati dal peccato è necessario confessare che Gesù Cristo è il Signore – cosa che si può fare sia in privato (nella propria cameretta da soli per esempio) che pubblicamente (in occasione di una riunione di culto per esempio in cui ci sono altri che ci ascoltano) -, dalla traduzione infedele dei Testimoni di Geova risulta che per essere salvati (dalla battaglia di Armaghedon) occorre andare di casa in casa a ‘fare pubblica dichiarazione’ del messaggio della Torre di Guardia. []

CAP. 9 – IL DIMORARE DI CRISTO GESÙ IN NOI

Ecco come i ‘traduttori’ dei Testimoni di Geova hanno modificato alcuni passi della Scrittura per non fare credere che Cristo dimora nei credenti perché secondo loro anche questo è irragionevole. D’altronde se per loro Dio non è onnipresente come potrebbe esserlo il suo Figliuolo che per loro è ‘un dio’?

• “Dimorate in me, e io dimorerò in voi… Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto” (Giov. 15:4,5) lo hanno reso: ‘Rimanete uniti a me, ed io unito a voi… Chi rimane unito a me, e io unito a lui, questi porta molto frutto’.

• “Sono stato crocifisso con Cristo, e non son più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal. 2:20) è diventato: ‘Sono messo al palo con Cristo. Non sono più io a vivere, ma è Cristo che vive unito a me..”.

• “E se Cristo è in voi, ben è il corpo morto a cagion del peccato; ma lo spirito è vita a cagion della giustizia” (Rom. 8:10) è diventato: ‘Ma se Cristo è unito a voi, il corpo in realtà è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustizia’.

• “Non riconoscete voi medesimi che Gesù Cristo è in voi?” (2 Cor. 13:5) è diventato: ‘O non riconoscete che Gesù Cristo è unito a voi?’. []

CAP. 10 – LA VERITÀ DI CRISTO IN NOI

• Nella seconda epistola ai Corinzi si legge: “Com’è vero che la verità di Cristo è in me, questo vanto non mi sarà tolto nelle contrade dell’Acaia” (2 Cor. 11:10).
Ma nella loro versione si legge: ‘E’ una verità di Cristo nel mio caso che a questo mio vanto non si porrà fine nelle regioni dell’Acacia’. []

CAP. 11 – LA TESTIMONIANZA DI DIO IN NOI STESSI

Nella prima epistola di Giovanni si legge: “Chi crede nel Figliuol di Dio ha quella testimonianza in sé…” (1 Giov. 5:10).
Ma nella loro Bibbia si legge: ‘La [persona] che ripone fede nel Figlio di Dio ha la testimonianza data nel proprio caso…’. In questa maniera la Torre di Guardia non fà leggere che chiunque crede in Cristo ha la testimonianza di Dio nel suo proprio cuore, perché ha fatto scomparire “in sé”. E poi: ma che significa ‘ha la testimonianza data nel proprio caso’? Riteniamo che questa manomissione sia stata fatta per sostenere che la testimonianza data verso i 144.000 e verso ‘le altre pecore’ è diversa l’una dall’altra. Infatti i primi sanno – in virtù della testimonianza dello Spirito nei loro cuori – di essere parte del ‘piccol gregge’, mentre gli altri, anche se esercitano fede in Gesù come i 144.000 non hanno questa stessa testimonianza, ma ne hanno un’altra, quella che fa alla loro posizione, che dice che loro non sono parte del ‘piccolo gregge’ ma della ‘grande folla’. []

CAP. 12 – L’ESSERE DIVENUTI PARTECIPI DI CRISTO

Nell’epistola agli Ebrei è scritto: “Poiché siam diventati partecipi di Cristo, a condizione che riteniam ferma fino alla fine la fiducia che avevamo da principio…” (Ebr. 3:14).
Ma nella loro versione si legge: ‘Poiché noi diveniamo effettivamente partecipi del Cristo solo se manteniamo salda sino alla fine la fiducia che avemmo nel principio’. Così come sono tradotte quelle parole appare che i credenti in Cristo non sono già diventati partecipi di Cristo, ma lo diventano col passare del tempo a condizione che ritengono fino alla fine la loro fede. Ma questo è un strano discorso che non ha un fondamento scritturale perché la Scrittura attesta in svariate maniere che noi siamo già partecipi di Cristo. Non ha forse detto Paolo: “Chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui” (1 Cor. 6:17)? Ed anche: “Non sapete voi che i vostri corpi sono membra di Cristo” (1 Cor. 6:15)? Riteniamo che questa manomissione serva a sostenere la dottrina dei Testimoni di Geova a riguardo della salvezza dei 144.000 (perché anche la lettera agli Ebrei fu scritta a membri del ‘piccol gregge’) perché fa credere che nessun membro di questa classe può dire di essere certo di essere diventato partecipe di Cristo. I membri dei 144.000 devono aspettare la fine della loro vita terrena prima di diventarlo effettivamente. []

CAP. 13 – LA PREDESTINAZIONE

• Nell’epistola ai Romani è scritto: “Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole” (Rom. 9:18).
Ma nella loro versione si legge: ‘Così, dunque, egli mostra misericordia a chi desidera, ma lascia divenire ostinato chi desidera’. Come si può ben vedere la seconda parte di questo versetto è stata adacquata perché dalla sua lettura non si comprende che è Dio a indurire chi vuole. Quel ‘lascia divenire ostinato chi desidera’ è molto meno forte di “indura chi vuole”, perché indica che il suo cuore s’indurisce da sé e non che egli s’indurisce perché Dio lo indura. Il verbo greco usato da Paolo in questo versetto è skleruno che significa ‘indurire’ o ‘rendere ostinato’.

• Sempre ai Romani è scritto: “E che v’è mai da replicare se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità de’ vasi d’ira preparati per la perdizione, e se, per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso de’ vasi di misericordia che avea già innanzi preparati per la gloria, li ha anche chiamati (parlo di noi) non soltanto di fra i Giudei ma anche di fra i Gentili?” (Rom. 9:22-24).
Ma nella loro versione si legge: ‘Se, ora, Dio, benché avesse la volontà di dimostrare la sua ira e di far conoscere la sua potenza, tollerò con molta longanimità vasi d’ira resi adatti alla distruzione affinché facesse conoscere le ricchezze della sua gloria sui vasi di misericordia, che egli preparò in anticipo per la gloria, cioè noi, che ha chiamato non solo di fra i giudei ma anche di fra le nazioni, [ che dire] ?’. Quel ‘benché avesse la volontà’ messo al posto di “volendo mostrare” non rende affatto chiaro che Dio ha voluto sopportare con molta longanimità dei vasi d’ira preparati per la perdizione. In altre parole secondo il loro passo Dio ha tollerato dei vasi d’ira preparati per la perdizione non perché ha voluto mostrare la sua ira ma benché (o quantunque, o sebbene) avesse la volontà di dimostrare la sua ira. Mentre Paolo ha detto chiaramente che Dio ha sopportato dei vasi d’ira preparati per la perdizione per mostrare la sua ira e la sua potenza.

• Sempre in questa epistola si legge: “Che dunque? Quel che Israele cerca, non l’ha ottenuto; mentre il residuo eletto l’ha ottenuto; e gli altri sono stati indurati…” (Rom. 11:7).
Ma nella loro versione si legge: ‘Che dunque? Ciò che Israele cerca ardentemente non l’ha ottenuto, ma gli eletti l’hanno ottenuto. Agli altri la sensibilità si è intorpidita’. Anche in questo caso dalla lettura del loro passo non si evince chiaramente che è stato Dio a indurare costoro. Uno legge solo che la sensibilità di costoro si è intorpidita e basta.

• Nel libro degli Atti si legge: “E tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero” (Atti 13:48).
Nella loro versione si legge invece: ‘Tutti quelli che erano giustamente disposti per la vita eterna divennero credenti’. Anche in questo caso la Parola di Dio è stata adacquata, perché da come hanno tradotto loro il senso della frase di Luca è reso molto meno forte. Infatti Luca dice che coloro che erano stati preordinati a vita eterna da Dio credettero, mentre loro gli fanno dire che coloro che avevano una disposizione per la vita eterna credettero. Quel ‘giustamente disposti per’ non è affatto “ordinati a”.
Ma perché tutti questi passi sono stati adacquati? Perché, come abbiamo già visto, la Torre di Guardia rigetta la predestinazione sia dei giusti alla gloria che degli empi alla perdizione. []

CAP. 14 – L’ESISTENZA DELL’ANIMA, DELLO SPIRITO E L’IMMORTALITÀ DELL’ANIMA

I Testimoni di Geova per sostenere le loro menzogne sull’anima e sullo spirito si appoggiano su delle Scritture manomesse dai loro traduttori. Vediamole da vicino.

• Paolo ai Tessalonicesi dice queste parole : “Or l’Iddio della pace vi santifichi Egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima ed il corpo, sia conservato irreprensibile, per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo” (1 Tess. 5:23).
Ma nella loro versione esse sono state manipolate così: ‘L’Iddio della pace vi santifichi completamente. E lo spirito e l’anima e il corpo [ composto] di voi, [ fratelli] , sia conservato sano sotto ogni aspetto, in maniera irriprovevole, alla presenza del nostro Signore Gesù Cristo’ (Ediz. 1967). Tutto ciò per non fare apparire che l’uomo é formato da tre parti distinte e scindibili che sono lo spirito, l’anima e il corpo.

• Nell’epistola agli Ebrei è scritto: “Ma voi siete venuti… agli spiriti de’ giusti resi perfetti” (Ebr. 12:22-23).
Ma nella loro versione è scritto: ‘Ma vi siete accostati… alle vite spirituali dei giusti che sono stati resi perfetti”. Notate che gli “spiriti dei giusti” sono diventati per loro ‘le vite spirituali dei giusti’. Questa manipolazione ha come fine quello di fare credere che nell’uomo non esiste uno spirito.

• Paolo disse a Timoteo: “Il Signore sia col tuo spirito” (2 Tim. 4:22). La stessa manomissione è stata compiuta in Fil. 4:23 e Gal. 6:18).
Ma loro per non fare credere che l’uomo possiede uno spirito e che il Signore possa essere con il suo spirito lo hanno reso così: ‘Il Signore [sia] con lo spirito che tu [mostri]. Hanno così reso un passo chiaro, in un passo oscuro. Forse qualcuno vorrà sapere quale è il significato di questa loro traduzione. Bene, ecco cosa viene detto in un articolo dal titolo ‘Il Signore sia con lo spirito che mostrate’ apparso sulla Torre di Guardia: ‘Ognuno di noi ha un certo spirito. Cioè ha una particolare disposizione, inclinazione o forza che lo spinge ad agire (…) Paolo desiderava che Dio, mediante il Signore Gesù Cristo, approvasse la forza che animava Timoteo, forza che lo spingeva ad operare’ (La Torre di Guardia, 1 dicembre 1977, pag. 720,721).

• Gesù disse ad uno dei ladroni che erano in croce: “Io ti dico in verità che oggi tu sarai meco in paradiso” (Luca 23:43), facendogli chiaramente capire che in quello stesso giorno quando lui sarebbe morto sarebbe andato in paradiso.
Ma i Testimoni di Geova ne hanno cambiato la punteggiatura facendogli cambiare significato infatti nella loro traduzione si legge: ‘Veramente ti dico oggi: Tu sarai con me in Paradiso’. Leggendo questo verso in questo modo appare che Gesù non gli disse che in quel medesimo giorno lui sarebbe stato in paradiso con lui, ma che egli vi sarebbe andato più avanti (per loro vi andrà alla risurrezione). Ecco come i loro traduttori hanno stravolto le parole di Gesù! Per farvi comprendere come cambiando la punteggiatura ed il posto alle parole in una frase si da alla frase un’altro significato vi faccio questo esempio. Gesù nella notte in cui fu tradito disse a Pietro queste parole: “Pietro, io ti dico che oggi il gallo non canterà, prima che tu abbia negato tre volte di conoscermi” (Luca 22:34), ma se le si manomettono nella stessa maniera in cui hanno fatto i Testimoni di Geova con il passo sopra citato esse diventano: ‘Pietro, oggi io ti dico: Il gallo non canterà prima che tu abbia negato tre volte di conoscermi’. In questo caso risulterebbe che Gesù non aveva specificato a Pietro il giorno in cui egli lo avrebbe rinnegato ma gli aveva detto solo che lo avrebbe rinnegato, il che poteva avvenire o quel giorno stesso o anche il giorno dopo o il giorno dopo ancora o chissà quando. Ma questo non si potrebbe accettare perché Gesù disse a Pietro che egli lo avrebbe rinnegato in quel giorno, e precisamente in quella stessa notte; e difatti così avvenne. Così anche al ladrone Gesù disse che sarebbe andato in paradiso in quello specifico giorno e non in un giorno futuro; e così fu. Una puntualizzazione va fatta a riguardo di queste parole di Gesù al ladrone. Nei manoscritti più antichi del Nuovo Testamento queste parole sono senza punteggiatura per cui se si vuole vi si potrebbe mettere pure la punteggiatura messa dai Testimoni di Geova.

Ma questa punteggiatura non avrebbe senso per due ragioni; innanzi tutto perché Gesù non avrebbe reputato necessario puntualizzare che quello era il giorno in cui gli faceva la promessa perché egli sapeva che non ci poteva essere nel futuro un altro giorno sulla terra in cui fargliela; e poi in secondo luogo tenendo presente le seguenti parole che il ladrone rivolse a Gesù: “Gesù, ricordati di me quando sarai venuto nel tuo regno” (Luca 23:42) si può ben comprendere che le parole di Gesù avevano lo scopo di tranquillizzare quell’uomo in quei momenti così difficili per lui, e quindi si deve dedurre che Gesù intese dirgli che in quello stesso giorno egli sarebbe andato in paradiso. Il ladrone voleva che Gesù si ricordasse di lui quando egli sarebbe venuto nel suo regno (non sappiamo quando il ladrone pensava che Gesù sarebbe venuto nel suo regno, ma da come parlò sembrerebbe che si riferisse ad un tempo lontano) e Gesù lo tranquillizzò promettendogli che in quello stesso giorno egli sarebbe andato in paradiso. Ma poi, se consideriamo il fatto che Gesù credeva nell’immortalità dell’anima, e sapeva cosa aspettava i giusti quando morivano nella fede è del tutto normale che Gesù gli disse che in quello stesso giorno egli sarebbe andato in paradiso e non in qualche lontano futuro; chissà, magari alla risurrezione dei morti [6].

• Gesù disse a Marta: “Io son la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà…” (Giov. 11:25). Con queste parole il Signore ha inteso dire chiaramente che con la morte per il credente non finisce tutto, ossia che non cessa di vivere, perché continuerà a vivere sotto un altra dimensione in un luogo di consolazione che noi sappiamo dalla risurrezione di Cristo in poi è il cielo.
Ma nella versione del Nuovo Mondo si legge che Gesù disse a Marta: ‘Io sono la risurrezione e la vita. Chi esercita fede in me, benché muoia, tornerà in vita’. In questa maniera chi legge queste parole non pensa che appena morto il credente vive in cielo, ma che egli dopo morto tornerà a vivere. Quel ‘tornerà in vita’ per la Torre di Guardia significa tornerà a vivere quando ci sarà la risurrezione durante il millennio. Essi infatti escludono che chi crede in lui appena morto va subito in cielo (tranne i membri della classe ‘unta’ naturalmente). Potrebbe però anche significare che ogni membro dei 144.000 benché muoia tornerà subito in vita partecipando alla ‘prima risurrezione’. Nella loro Bibbia, tra gli Argomenti biblici di conversazione, Giov. 11:25 è messo alla voce ‘Risurrezione’ con al fianco sinistro la dicitura ‘Assicurata a chi mostra fede’.

• Luca dice che quando Gesù disse alla figlia di Iairo che era morta: “Fanciulla, levati” (Luca 8:54, avvenne che “lo spirito di lei tornò” (Luca 8:55). Come potete vedere da voi stessi il fatto che lo spirito di quella fanciulla tornò in lei quando Gesù la richiamò alla vita, sta a dimostrare che non solo c’é uno spirito nell’uomo, ma anche che esso esce dal corpo quando l’uomo muore.
Ma questa fedele traduzione non è affatto gradita ai falsi testimoni e perciò hanno messo: ‘E il respiro le tornò’ (Ediz. 1967). E tutto questo per fare apparire la risurrezione di quella fanciulla come una semplice ripresa delle funzioni respiratorie di lei e per non fare credere agli uomini che lo spirito di quella fanciulla tornò in lei. In altre parole quando ella risuscitò avvenne che ella riprese a respirare, ma non che il suo spirito tornò in lei perché secondo loro non esiste uno spirito nell’uomo che si diparte da esso quando muore!

• In Giacomo hanno preferito mettere ‘respiro’ invece che spirito e sempre per la stessa ragione infatti invece di tradurre: “Come il corpo senza lo spirito è morto…” (Giac. 2:26), hanno tradotto: ‘Come il corpo senza respiro è morto…’ (Ediz. 1967). La parola greca tradotta in questi passi con ‘respiro’ è pneuma. Ma questa parola greca significa pure ‘spirito’, ossia quella parte dell’essere creato da Dio che si trova nell’uomo e che dopo la morte continua ad esistere secondo che é scritto nell’Ecclesiaste: “Prima che la polvere torni alla terra com’era prima, e lo spirito torni a Dio che l’ha dato” (Ecc. 12:9). E’ chiaro che i loro traduttori in questi casi hanno voluto tradurre la parola greca pneuma con ‘respiro’ perché gli ha fatto estremamente comodo. Hanno ritenuto poterlo fare, ma quando non hanno potuto perché il contesto non lo permetteva allora hanno tradotto ‘spirito’. Il seguente esempio spiega tutto ciò. In Matteo è scritto: “E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rendè lo spirito” (Matt. 27:50); ma nella loro versione si legge così: ‘Di nuovo Gesù gridò ad alta voce e rese il [ suo] respiro’ (Ediz. 1967). In questo caso hanno preferito tradurre pneuma con ‘respiro’ per fare passare ai semplici che essi adescano che la morte non è altro che una cessazione delle funzioni respiratorie (e basta) e che non consiste in una dipartenza dello spirito che c’è dentro l’uomo. Ma questa traduzione non gli è stata possibile nel passo trascritto da Luca: “E Gesù, gridando con gran voce, disse: Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio” (Luca 23:46), dove compare la stessa parola greca pneuma. Essi hanno infatti tradotto così: ‘E Gesù chiamò ad alta voce, dicendo: Padre, nelle tue mani affido il mio spirito’) e questo perché hanno pensato che sarebbe apparso irragionevole al lettore che Gesù mettesse nelle mani di Dio il suo respiro. Insomma i Testimoni di Geova dove hanno potuto hanno manomesso le Scritture astutamente e molto volentieri, ma quando non hanno potuto hanno rimediato a questo loro inconveniente dando ai passi scritti chiaramente un altro significato.
Attenzione! Nella loro edizione del 1987 questi versi sono stati corretti, perché in Luca hanno tradotto: ‘E le tornò lo spirito..’, in Giacomo: ‘Come il corpo senza spirito è morto…’, e in Matteo: ‘Di nuovo Gesù gridò ad alta voce e rese il [ suo] spirito’. Si tenga presente però che essi alla parola ‘spirito’ non danno lo stesso significato che gli diamo noi.

• Paolo dice ai Corinzi: “Noi siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore (poiché camminiamo per fede e non per visione); ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d’abitare col Signore. Ed è perciò che ci studiamo d’essergli grati, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo” (2 Cor. 5:6-9). Ora, l’espressione “partire dal corpo” usata dall’apostolo Paolo sta a dimostrare che quando si muore si parte dal corpo, ed è chiaro che per partire dal corpo bisogna che ci sia qualcosa all’interno di esso che se ne parta, il che noi sappiamo è l’anima.
Ma i Testimoni di Geova non credendo che nell’uomo vi sia l’anima che quando egli muore esce dal corpo (perché da come parlano loro l’anima è l’essere umano e perciò essa rimane sulla terra o meglio nella tomba a dormire fino alla risurrezione) hanno modificato le parole in questa maniera: ‘Noi perciò abbiamo sempre coraggio e sappiamo che, mentre abbiamo la nostra casa nel corpo, siamo assenti dal Signore, poiché camminiamo per fede, non per visione. Ma abbiamo coraggio e preferiamo piuttosto essere assenti dal corpo e fare la nostra casa presso il Signore. Perciò abbiamo anche la mira, sia che abbiamo la nostra casa presso di lui o che siamo assenti da lui, di essergli graditi’. Mettendo ‘essere assenti dal corpo’ al posto di “di partire dal corpo”, hanno fatto dire al greco quello che hanno voluto perché il greco ekdemesai ek tu somatos significa ‘partire, uscire dal corpo’ e non ‘essere assenti dal corpo’. In altre parole, in questo caso il verbo greco è un verbo di ‘moto’ e non di ‘stato’ (come nel passo “siamo assenti dal Signore”), ma loro hanno messo ‘essere assenti dal corpo’ (che significa essere lontani dal corpo) invece che “di partire dal corpo” che significa di uscire dal corpo. Questa manipolazione è stata fatta per non fare credere ai lettori della loro Bibbia che quando i credenti muoiono escono (o si dipartono) dal corpo per andare ad abitare con il Signore.

• Nella sua seconda epistola a Timoteo Paolo scrisse: “Quanto a me io sto per esser offerto a mò di libazione, e il tempo della mia dipartenza è giunto” (2 Tim. 4:6), facendo capire a Timoteo che lui stava per gustare la morte, e che quando sarebbe morto si sarebbe dipartito dalla sua tenda e sarebbe andato immediatamente con il Signore nel cielo.
Ma i loro traduttori hanno adulterato anche queste parole dell’apostolo per non fare credere che Paolo aveva questa certezza di andare ad abitare con Gesù in cielo lo stesso giorno in cui sarebbe morto, difatti le hanno rese così: ‘Poiché io sono già versato come una libazione, e il tempo stabilito della mia liberazione è imminente’. Mettendo ‘liberazione’ al posto di “dipartenza”, fanno pensare che Paolo stesse parlando della liberazione che egli avrebbe sperimentato al ritorno di Cristo risuscitando dai morti e andando con Cristo. Ricordiamo che in virtù della loro dottrina sulla ‘risurrezione’ dei 144.000 Paolo sarebbe risuscitato nel 1918.

• Paolo dice ai Filippesi: “Poiché per me il vivere é Cristo, e il morire guadagno… Io sono stretto dai due lati: ho il desiderio di partire e d’esser con Cristo, perché é cosa di gran lunga migliore; ma il mio rimanere nella carne é più necessario per voi” (Fil. 1:21,23-24).
Ma i traduttori che si rifanno agli insegnamenti della Torre di Guardia hanno contorto queste parole per adattarle alla loro eresia secondo la quale quando il cristiano muore non va subito ad abitare con Cristo ma si addormenta fino alla risurrezione. Ecco infatti come le hanno rese: ‘Poiché nel mio caso vivere è Cristo, e morire, guadagno. Ora se sia il continuare a vivere nella carne, questo è frutto della mia opera, eppure ciò che sceglierei non lo faccio conoscere. Sono messo alle strette da queste due cose; ma ciò che desidero è la liberazione e di essere con Cristo, poiché questo, certo, è molto meglio. Comunque, è più necessario che io rimanga nella carne a motivo di voi’. Come potete vedere il testo è stato reso incomprensibile nell’insieme, ma quello che qui vorrei limitarmi a dire è che essi mettendo la parola ‘liberazione’ al posto di “partire” fanno pensare alle persone che Paolo qui non stava parlando della sua morte e del fatto che lui desiderava partire dal corpo per andare ad abitare subito con Gesù, ma che egli desiderava il ritorno di Cristo perché allora avrebbe ottenuto la liberazione dalla morte. Per loro è come se Paolo avesse detto: Non vedo l’ora di morire per essere con Cristo al suo ritorno, alla risurrezione finale! Ma è chiaro che se fosse stato così Paolo non avrebbe mai chiamato il morire guadagno perché non avrebbe guadagnato proprio nulla alla sua morte perché se ne sarebbe andato nella tomba a dormire (come affermano i falsi testimoni) in attesa della risurrezione che ricordo ancora, per Paolo, era la ‘prima risurrezione’ avvenuta nel 1918 [7]. []

CAP. 15 – CHI ENTRERÀ NEL REGNO DEI CIELI

• Gesù disse: “Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti ed avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno de’ cieli; ma chi li avrà messi in pratica ed insegnati, esso sarà chiamato grande nel regno dei cieli” (Matt. 5:19).
Ma nella loro versione si legge: ‘Chiunque, perciò, viola uno di questi minimi comandamenti e insegna così al genere umano, sarà chiamato ‘minimo’ riguardo al regno dei cieli. In quanto a chiunque li osserva e li insegna, questi sarà chiamato ‘grande’ riguardo al regno dei cieli’. Perché questa manomissione? Perché mettendo ‘riguardo al regno dei cieli’ invece di “nel regno dei cieli” fanno credere che i posti nel regno dei cieli siano veramente limitati a centoquarantaquattromila e quindi non ci possono entrare tutti i credenti.

• Nell’epistola agli Ebrei è scritto: “Ma ora ne desiderano una migliore, cioè una celeste; perciò Iddio non si vergogna d’esser chiamato il loro Dio, poiché ha preparato loro una città” (Ebr. 11:16).
Ma nella loro versione si legge: ‘Ma ora aspirano a un [ luogo] migliore, cioè uno che appartiene al cielo’. Questa manomissione ha lo scopo di non far credere che Abramo, Isacco e Giacobbe desiderassero di andare in cielo, la loro patria, dove Dio ha preparato loro una città. E questo perché secondo la loro dottrina essi, non facendo parte dei 144.000, erano destinati a vivere sulla terra e non in cielo, quindi non potevano desiderare di andare in cielo. Quel luogo migliore che ‘appartiene al cielo’ è la terra paradisiaca in cui essi vivranno dopo che saranno risorti. E’ bene notare che il termine greco epouranios che significa ‘celeste’ e che è presente nel sopra citato versetto, è stato da loro tradotto in questa maniera in questi altri versetti nella lettera agli Ebrei: ‘Di conseguenza, fratelli santi, partecipi della chiamata celeste (epouranios)…’ (Ebr. 3:1); ‘…rendono sacro servizio in una rappresentazione tipica e in un’ombra delle cose celesti (epouranios)….’ (Ebr. 8:5); ‘… ma le cose celesti (epouranios) stesse con sacrifici che sono migliori di tali sacrifici…’ (Ebr. 9:23); ‘Ma vi siete accostati al monte Sion e alla città dell’Iddio vivente, la Gerusalemme celeste (epouranios) …’ (Ebr. 12:22). Quindi, il fatto che in Ebrei 11:16 lo stesso termine è stato tradotto con ‘che appartiene al cielo’ e non con ‘celeste’ o con ‘che è nel cielo’ sta a dimostrare per l’ennesima volta che quando i ‘traduttori’ della Torre di Guardia hanno dovuto tradurre certi versetti che andavano contro certe loro dottrine li hanno adacquati. Siamo sicuri che se le parole di Ebrei 11:16 si fossero riferite ai 144.000 (cioè a qualcuno vissuto dopo il giorno della Pentecoste) il greco epouraniossarebbe stato tradotto con ‘celeste’. []

CAP. 16 – LA RISURREZIONE

Nell’epistola ai Filippesi Paolo scrisse: “In guisa ch’io possa conoscere esso Cristo, e la potenza della sua risurrezione, e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti” (Fil. 3:10-11).
Ma nella Bibbia dei Testimoni di Geova si legge a proposito della risurrezione: ‘[ per vedere] se in qualche modo io possa conseguire la risurrezione dai morti [ che ha luogo] più presto’. Il perché dell’immissione di questo inesistente ‘che ha luogo più presto’ è dovuta al fatto che secondo i Testimoni di Geova la prima risurrezione è quella che ha avuto luogo nel 1918 a cui hanno partecipato quelli dei 144.000 che erano morti, e siccome questa è la prima risurrezione in ordine di tempo tra tutte le ‘risurrezioni’ della Torre di Guardia ed a quella doveva partecipare e vi partecipò pure Paolo, allora hanno voluto far dire a Paolo che lui voleva raggiungere la risurrezione che doveva avere luogo nel 1918. Che manipolatori e ingannatori sono quelli della Torre di Guardia! []

CAP. 17 – LE PENE ETERNE

In Matteo è scritto: “E questi se ne anderanno a punizione eterna…” (Matt. 25:46).
Ma nella loro versione è scritto: ‘E questi andranno allo stroncamento eterno….’, dove il termine stroncamento sta per annientamento, ma risulta essere anche una contraddizione perché lo stroncamento è un fatto di un momento e non può durare in eterno. La manomissione ha lo scopo di non far credere che le pene dei malvagi saranno eterne. Il greco ha kolasis che significa ‘punizione’ o ‘tormento’. []

CAP. 18 – IL BATTESIMO

Paolo dice ai Corinzi: “Altrimenti, che faranno quelli che son battezzati per i morti? Se i morti non risuscitano affatto, perché dunque son essi battezzati per loro?” (1 Cor. 15:29).
Nella loro versione si legge invece: ‘Altrimenti, che faranno quelli che si battezzano allo scopo [ di essere] dei morti? Se i morti non devono affatto essere destati, perché sono anche battezzati allo scopo di [ esser] tali?’ Come si può ben vedere le parole di Paolo sono state stravolte. La ragione è per negare che in seno alla Chiesa di Corinto ci fossero alcuni che si facevano battezzare a favore dei morti, e per far diventare quel battesimo ‘vicario’ [8] un battesimo che influisce sul futuro di chi viene battezzato. Essi affermano infatti: ‘Non si tratta di un battesimo a cui un cristiano si sottopone a favore di qualcuno già morto, ma è piuttosto qualcosa che influisce sul suo stesso futuro. In che senso dunque quei cristiani si battezzavano ‘allo scopo di essere dei morti’ o erano ‘battezzati nella sua morte’? Erano immersi in un modo di vivere che li avrebbe portati a morire fedeli, come Cristo, e con la speranza di una risurrezione simile alla sua alla vita spirituale immortale’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 303). []

CAP. 19 – LA CENA DEL SIGNORE

• Gesù disse ai suoi discepoli: “Or voi siete quelli che avete perseverato meco nelle mie prove; e io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto che fosse dato a me, affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno…” (Luca 22:28-30).
Ma nella loro versione si legge: ‘Comunque, voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove, e io faccio un patto con voi, come il Padre mio ha fatto un patto con me, per un regno, affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno…’. Basandosi su questo passo i Testimoni di Geova dicono che Cristo ha dato il pane e il calice solo a coloro con cui fece questo patto per il regno, che facevano parte dei 144.000. Gli altri siccome non entrano in questo patto per il regno ne sono esclusi dunque. In altre parole questo passo serve a sostenere la loro dottrina sulla cena del Signore limitata ai 144.000.

• In Matteo, a proposito dell’istituzione della santa cena si legge che “mentre mangiavano, Gesù prese del pane; e fatta la benedizione, lo ruppe, e dandolo a’ suoi discepoli, disse: Prendete, mangiate, questo è il mio corpo. Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati” (Matt. 26:26-28).
Ma nella loro versione si legge che “mentre continuavano a mangiare, Gesù prese un pane e, dopo aver detto una benedizione, lo spezzò e, dandolo ai suoi discepoli, disse: Prendete, mangiate. Questo significa il mio corpo. E prese un calice e, avendo reso grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene, voi tutti; poiché questo significa il mio ‘sangue del patto’, che dev’essere versato a favore di molti per il perdono dei peccati’. Come si può ben vedere per ben due volte il verbo essere è stato sostituito con significare. La Torre di Guardia però lo stesso verbo non l’ha sostituito con significare quando Gesù disse: “Io son la porta” (Giov. 10:9), o quando disse: “Io sono la vera vite” (Giov. 15:1). Come mai allora in quelle parole di Gesù riferenti al pane e al vino “questo è” è stato mutato in ‘questo significa’? Per sostenere che il pane e il vino della santa cena sono dei simboli del corpo e del sangue di Cristo e confutare così la dottrina della transustanziazione (mutamento di sostanza) insegnata dalla chiesa cattolica romana. Ora, siamo d’accordo nel dire che in questo caso il verbo essere vuol dire significare, ma nessuno ha il diritto di cambiare le parole di Gesù. Se egli ha detto “questo è il mio corpo” e “questo è il mio sangue” le sue parole devono rimanere tali e quali. Quindi quei traduttori hanno sbagliato nel cambiare le parole di Gesù.

• Negli Atti degli apostoli è detto: “E tutti i giorni, essendo di pari consentimento assidui al tempio, e rompendo il pane nelle case, prendevano il loro cibo assieme con letizia e semplicità di cuore..” (Atti 2:46).
Ma nella loro versione si legge: ‘E di giorno in giorno erano con costanza assidui nel tempio, di comune accordo, e prendevano i loro pasti nelle case private e partecipavano al cibo con grande allegrezza e sincerità di cuore..’. Come potete vedere il “rompendo il pane” dei primi discepoli, che era la celebrazione della cena del Signore in questa loro versione è scomparso ed al suo posto c’è un ‘prendevano i loro pasti nelle case’. Questo perché per la Torre di Guardia la Commemorazione (la cena del Signore) va fatta una volta sola all’anno, per cui vogliono far credere che anche ai giorni degli apostoli essa veniva celebrata una volta sola all’anno. []

CAP. 20 – IL RIPOSO DEL SETTIMO GIORNO

Nel libro della Genesi dopo che Dio terminò l’opera della creazione è scritto: “E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta” (Gen. 2:3).
Ma nella versione della Bibbia dei Testimoni di Geova si legge: in quella del 1967: ‘E Dio benediceva il settimo giorno e lo rendeva sacro, perché in esso effettivamente egli si riposa da tutta la sua opera che Dio ha creata allo scopo di farla’, mentre nella versione del 1987: ‘E Dio benediceva il settimo giorno e lo rendeva sacro, perché in esso si è andato riposando da tutta la sua opera che Dio ha creato allo scopo di fare’.
Come potete vedere secondo la Bibbia della Torre di Guardia Dio sta ancora riposandosi dall’opera della creazione perché il settimo giorno dura ancora. Ma il verbo ebraico vayshbòth è un passato remoto (‘si riposò’) quindi non può essere tradotto né con ‘si riposa’ e neppure con ‘si è andato riposando’. Questa manipolazione l’hanno fatta per sostenere la loro dottrina che dice che il settimo giorno di riposo dura da migliaia di anni. E’ da notare però che nella Traduzione del Nuovo Mondo il passo nell’epistola agli Ebrei che dice: “Perché in qualche luogo, a proposito del settimo giorno, è detto così: E Dio si riposò il settimo giorno da tutte le sue opere” (Ebr. 4:4), non è stato adulterato. Eppure quel “qualche luogo” dove è detto che Dio si riposò il settimo giorno da tutte le opere sue è proprio nella Genesi, nello stesso posto dove nelle loro versioni si legge invece: ‘in esso effettivamente egli si riposa..’ e poi ‘..in esso si è andato riposando…’! []

CAP. 21 – LA PREDICAZIONE PER LE CASE

I Testimoni di Geova dicono che andare di casa in casa ad annunziare la buona novella del regno di Dio è biblico perché lo hanno fatto prima di loro gli apostoli. Ora, prescindendo dal fatto che essi non vanno ad annunziare la Buona Novella del Regno di Dio perché annunziano un altro Evangelo e un altro Gesù, bisogna dire che quello che dicono non è affatto vero, anzi è vero il contrario che cioè Gesù ordinò a coloro che mandò a predicare di non andare di casa in casa secondo che è scritto in Luca: “Non passate di casa in casa” (Luca 10:7). E’ bene dire però a questo punto che essi per sostenere questo loro modo di agire citano questi due passi dalla loro traduzione: il primo si riferisce agli apostoli in Gerusalemme: ‘E ogni giorno, nel tempio e di casa in casa, continuavano senza posa a insegnare e a dichiarare la buona notizia intorno al Cristo, Gesù’; il secondo fa parte del discorso di Paolo agli anziani di Efeso: ‘Non mi sono trattenuto dal dirvi nessuna delle cose che erano profittevoli né dall’insegnarvi pubblicamente e di casa in casa’. Ma ambedue questi passi sono stati distorti perché la loro vera traduzione è questa: “E ogni giorno, nel tempio e per le case, non ristavano d’insegnare e di annunziare la buona novella che Gesù è il Cristo” (Atti 5:42); e: “Io non mi son tratto indietro dall’annunziarvi e dall’insegnarvi in pubblico e per le case, cosa alcuna di quelle che vi fossero utili..” (Atti 20:20).
Come potete vedere la Scrittura non dice affatto che gli apostoli passavano di casa in casa come fanno i Testimoni di Geova, spesso anche di buon mattino, per annunziare il loro messaggio, ma un’altra cosa, cioè che annunziavano la Buona Novella anche nelle case. Bisogna sempre tenere presente che in quei tempi le chiese si radunavano nelle case dei credenti e quindi per gli apostoli era del tutto normale annunziare l’Evangelo per le case.
Anche Gesù ha annunziato l’Evangelo nelle case; ma non è che andava di casa in casa; “egli andava attorno di città in città e di villaggio in villaggio, predicando ed annunziando la buona novella del regno di Dio” (Luca 8:1), ma non andava di casa in casa. Quando annunziò l’Evangelo nelle case egli lo fece perché era stato invitato da qualcuno in casa propria; alcuni esempi per chiarire ciò. Luca dice: “Or mentre essi erano in cammino, egli entrò in un villaggio; e una certa donna, per nome Marta, lo ricevette in casa sua. Ell’avea una sorella chiamata Maria la quale, postasi a sedere a’ piedi di Gesù, ascoltava la sua parola” (Luca 10:38-39); quindi Gesù in quella casa si mise ad annunziare la Parola di Dio. Luca dice ancora: “E avvenne che, essendo egli entrato in casa di uno de’ principali Farisei in giorno di sabato per prender cibo, essi lo stavano osservando..” (Luca 14:1), e dopo avere guarito l’uomo idropico, Gesù, notando “come gl’invitati sceglievano i primi posti, disse loro questa parabola: Quando sarai invitato a nozze da qualcuno….” (Luca 14:7-8); e poi quando “uno de’ commensali, udite queste cose, gli disse: Beato chi mangerà del pane nel regno di Dio” (Luca 14:15), Gesù raccontò un’altra parabola, quella dell’uomo che fece un gran convito e mandò il suo servitore a chiamare gli invitati. Tutto ciò ci mostra che quando Gesù veniva invitato da qualcuno in casa sua egli vi entrava e vi annunziava la parola di Dio. Ma da qui a dire che Gesù andava di casa in casa come fanno i Testimoni di Geova c’è un abisso. []

CAP. 22 – LA BANDIERA

Nel libro dei Numeri si legge: “L’Eterno parlò ancora a Mosè e ad Aaronne, dicendo: ‘I figliuoli d’Israele s’accamperanno ciascuno vicino alla sua bandiera sotto le insegne delle case dei loro padri…” (Num. 2:1-2).
Ma siccome che la Torre di Guardia insegna che non si deve salutare la bandiera dello Stato il passo lo ha fatto diventare così: ‘Geova parlò ora a Mosè e ad Aaronne, dicendo: ‘I figli d’Israele si devono accampare, ciascun uomo secondo la sua divisione [di tre tribù] , secondo i segni della casa dei loro padri…’. []

CAP. 23 – CONCLUSIONE SU QUESTA PARTE

Dopo avere visto in che maniera il Comitato di Traduzione della Torre di Guardia ha manipolato tanti passi della sacra Scrittura al fine di confermare le perverse dottrine dell’organizzazione, se si rileggono le loro dichiarazioni sulle altre traduzioni della Bibbia si dovrà riconoscere che essi si sono condannati con le loro stesse parole. Perché quello di cui essi hanno accusato gli altri di aver fatto lo hanno fatto anche loro. E non solo questo, si dovrà pur riconoscere che coloro che hanno fatto la ‘traduzione’ della Bibbia dei Testimoni di Geova a ‘giusta’ ragione hanno ritenuto opportuno non palesare la loro identità; difatti non viene detto come si chiamano coloro che l’hanno fatta, essa rimane anonima. E’ evidente infatti che in questa maniera nessuno di loro si è assunto la responsabilità di essa, evitando il rischio di essere chiamati a rispondere personalmente sul loro operato infedele [9]. []


Note

[1] La parola greca theios che significa ‘divina’ si trova per esempio in questi passi del Nuovo Testamento: “Poiché la sua potenza divina (theios) ci ha donate tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà mediante la conoscenza di Colui che ci ha chiamati mercé la propria gloria e virtù, per le quali Egli ci ha largito le sue preziose e grandissime promesse onde per loro mezzo voi foste fatti partecipi della natura divina (theios)…” (2 Piet. 1:3-4).[]

[2] Faccio notare che mentre Gesù poco prima di morire rimise il suo spirito nella mani del Padre, Stefano prima di morire lo rimise nelle mani del Signore Gesù Cristo. Quindi egli dicendo quelle parole mise il Figlio sullo stesso piano del Padre, riconoscendo implicitamente la sua Divinità. Perché? Perché nell’Ecclesiaste è detto che lo spirito torna “a Dio che l’ha dato” (Ecc. 12:9). []

[3] Russell sosteneva che Gesù Cristo fu adorato sulla terra. ‘Domanda: Fu egli realmente adorato, o la traduzione è difettosa? Risposta: Sì, noi crediamo che il nostro Signore, mentre era sulla terra, fu realmente adorato’ (Watch Tower Reprints, III, 15 luglio 1898, pag. 2337; edizione inglese). La Torre di Guardia del 15 ottobre 1945 commentando Ebrei 1:6 affermò: ‘Poiché Geova Dio regna come Re per mezzo di Sion… chiunque lo voglia adorare, deve anche adorare e prostrarsi davanti al principale rappresentante di Geova, cioè Gesù Cristo, il Suo Co-reggente sul Trono della Teocrazia. Gli angeli santi ubbidirono lietamente al comando divino e dimostrarono la loro adorazione del nuovo Re di Geova e la loro sottomissione a lui, partecipando alla sua ‘guerra nel cielo’ contro Satana e i suoi angeli malvagi’. Quindi, in quell’anno era ancora giusto adorare Cristo perché egli era il rappresentante di Geova. Negli anni successivi però le cose cambiarono infatti si legge sulla Torre di Guardia del 15 giugno 1965: ‘E’ antiscritturale che gli adoratori del vivente e vero Dio rendano adorazione al Figlio di Dio, Gesù Cristo’ (pag. 383), e: ‘… non si deve adorare Gesù, poiché adoriamo solo Geova Dio’ (pag. 384).[]

[4] I Testimoni di Geova nella loro smania di distinguersi da tutti coloro che si dicono cristiani, nella loro versione hanno messo ‘sacro segreto’ al posto di mistero, ‘congregazione’ al posto di chiesa, e ‘immeritata benignità’ al posto di grazia; ‘tombe commemorative’ al posto di tombe. []

[5] La parola greca per croce è stauros. Va detto però che questa parola greca significa anche ‘palo’. I Romani, che al tempo di Gesù occupavano la terra d’Israele, crocifiggevano i condannati a morte non su un palo ma su una croce. E questo è stato ampiamente dimostrato dalla storia. Ma per ulteriore conferma, diciamo pure che Dio ha anche dato delle visioni ad alcuni credenti in cui ha fatto vedere Gesù Cristo quando soffrì sulla croce. Conosco una sorella in Cristo che dopo che le fu parlato della salvezza che è in Cristo Gesù, un giorno mentre assisteva ad una riunione di evangelizzazione fu rapita in estasi e Dio le mostrò la scena atroce del Golgota quando Gesù appeso sulla croce soffrì per i nostri peccati. Ella dice che lo vide inchiodato ad una croce, e non ad un palo, infatti vide le sue braccia distese ed inchiodate al legno di una croce (cioè alla trave orizzontale). Ma Gesù dopo che morì sulla croce risuscitò dai morti. Il suo corpo, quello stesso corpo con cui Egli era morto, fu da Dio trasformato in un corpo glorioso ed immortale, e con quello apparve ai suoi discepoli e alle donne. Gesù uomo è risorto; Egli vive e non può più morire; Egli ha distrutto la morte e prodotto in luce l’immortalità. A Lui, il nostro beato Salvatore e Signore, sia la gloria in eterno. Amen. []

[6] Per la Torre di Guardia quell’uomo ‘risusciterà’ durante il millennio e vivrà sul paradiso terrestre, perché egli non faceva parte dei 144.000 essendo morto prima della Pentecoste. Ecco perché Gesù gli promise che sarebbe stato con lui in paradiso: ‘Dov’è il Paradiso? Ebbene, dov’era il paradiso che Dio fece all’inizio? Era sulla terra, non è vero? Dio mise la prima coppia umana nel bellissimo paradiso chiamato giardino d’Eden. Perciò quando leggiamo che questo ex malfattore sarà in Paradiso, dovremmo raffigurarci mentalmente questa terra trasformata in un bellissimo paradiso in cui vivere…’ (Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, pag. 170-171). Abbiamo già dimostrato che quell’uomo quel giorno stesso andò con l’anima in paradiso, cioè in un luogo di conforto e riposo nel mondo invisibile. Qui vogliamo fare notare che questa spiegazione dei Testimoni di Geova contraddice non solo la Parola di Dio ma persino la loro dottrina, perché se le cose stessero veramente così, con quell’uomo sulla terra paradisiaca ci dovrebbe essere pure Gesù durante il millennio, perché Gesù gli disse: “Tu sarai meco in paradiso” (Luca 23:43), mentre per la Torre di Guardia Gesù non sarà sulla terra durante il millennio ma in cielo e non potrà neppure essere visto dalla terra! Ecco dunque gli abili presi da Dio nella loro astuzia per l’ennesima volta. []

[7] Si tenga sempre presente che anche se per i Testimoni di Geova Paolo e i suoi collaboratori facevano parte dei 144.000, essi dato che avrebbero dovuto entrare in cielo solo nel 1918 con la ‘risurrezione’ del primo gruppo dei 144.000, non potevano andare subito in cielo alla loro morte. Per cui oltre a fare credere che all’interno di Paolo e dei suoi collaboratori non c’era un’anima immortale che alla morte andava col Signore, i traduttori con le loro manomissioni si erano prefissati di fare credere che questi membri dei 144.000 non sarebbero andati subito in cielo con la loro ‘risurrezione spirituale invisibile’ (come essi dicono avviene a quei 144.000 che muoiono adesso) perché dovevano aspettare il 1918 prima di essere presenti con il Signore in cielo. In altre parole, queste manomissioni servono per fare credere sia che le ‘altre pecore’ non hanno un’anima immortale che dopo la morte continuerà a vivere con il Signore, e sia che i primi 144.000 non avendo un anima dovettero aspettare il ‘ritorno’ invisibile di Cristo per potere andare in cielo nel 1918 alla prima risurrezione! []

[8] Sia ben chiaro comunque che Paolo non ha esortato i credenti di Corinto a farsi battezzare per i morti; diciamo questo perché i Mormoni prendono queste parole per sostenere il loro battesimo per i morti a cui sono obbligati i Mormoni al fine di salvare coloro che sono morti privi della conoscenza del Vangelo ‘restaurato’.[]

[9] W. Cetnar, che fu un testimone di Geova dal 1940 al 1962 (ricordiamo che la prima edizione completa della Bibbia della Torre di Guardia risale al 1961), e che negli anni cinquanta prestò servizio presso la sede centrale di Brooklyn dei Testimoni di Geova in qualità di collaboratore di T. J. Sullivan, membro del Corpo Direttivo, con importanti incarichi organizzativi, ha detto a proposito dei traduttori dellaTraduzione del Nuovo Mondo: ‘Conoscendo i traduttori, (…) anch’io, se fossi stato nel Comitato, avrei voluto che il mio nome rimanesse segreto! La ragione di tale anonimità dei traduttori è duplice: 1) In tal modo non si potevano né controllare né valutare le loro qualifiche. 2) Così facendo non vi sarebbe stato nessuno che avrebbe assunto la responsabilità della traduzione. (…) Da quanto ho potuto osservare io, coloro che partecipavano a queste riunioni per la traduzione erano N.H. Knorr, F.W. Franz, D.G. Gangas, M.G. Henschel e A.D. Schoeder. A parte il vice Presidente Franz, nessuno dei membri del Comitato aveva avuto un insegnamento scolastico sufficiente da renderli capaci di funzionare da traduttori della Bibbia, e quello di Franz era molto limitato (…)’ (citato da P. Hedley in Perché hanno lasciato i Testimoni di Geova, Napoli 1980, pag. 100,283). []

Giacinto Butindaro.


[Bibliografia]
Autore: Giacinto Butindaro;
Titolo: I Testimoni di Geova;
Indirizzo Web: www.lanuovavia.org;
Località: Roma;
Anno: 1998.