biblical_myths_wideQuanta credibilità ha la teoria che Gesù non sia in realtà mai esistito? Abbiamo a che fare con una tesi assurda e in sé sciocca o sono voci e dubbi fondati? È vero che non sappiamo nulla sul Gesù storico?

Vediamo di fare un po’ di luce al riguardo, di comprendere qual è la verità.

Per capire bene la situazione e per potersi fare un’idea generale obiettiva e sincera procederò per punti, attraverso domande semplici e chiare per tutti.

Vorrei comunque fare prima ancora svelto presente come la ricerca sul Gesù storico non si pone (o non dovrebbe/potrebbe porsi) come obiettivo principale quello di stabilire se Gesù è effettivamente nato o meno da una vergine, se è effettivamente risorto dopo la sua morte, o se oltre ad essere stato vero uomo sia stato anche vero Dio. Queste domande – avendo a che fare con questioni sovrannaturali – vanno oltre alle competenze della mera ricerca storica, che può semmai stabilire se tra i seguaci di Gesù c’erano queste credenze o meno. Ma prendere una posizione su quei punti è qualcosa che ognuno dovrebbe fare per conto proprio, per come uno sente le cose in cuor suo.

Detto in altro modo, quando ci si pone la domanda se Gesù è effettivamente esistito da un punto di vista storico, ci si concentra in particolar modo sulla vita terrena di Gesù, cosa ha compiuto e cosa ha detto. Il punto centrale del dibattito che bisogna trattare è questo, non altro (come la verginità della madre, la risurrezione di Cristo, ecc.).

1) Cosa pensano gli studiosi accademici della teoria che Gesù non sia mai esistito?

La storicità di Gesù non è una questione di dibattito a livello accademico. Il fatto che sia esistito è qualcosa di accertato e assodato, stabilito da tempo.

Nemmeno studiosi assai scettici sull’effettiva possibilità di poter ricostruire una biografia su Gesù come ad esempio il teologo protestante Rudolf Bultmann († 1976) prendevano in considerazione la possibilità che Gesù non sia in realtà mai esistito, anzi:

“[D]er Zweifel, ob Jesus wirklich existiert hat, [ist] unbegründet und keines Wortes der Widerlegung wert.”
(Rudolf Bultmann, “Jesus”, Mohr, Tübingen 1961 [1926], p. 15)

-> Il dubbio, se Gesù è realmente esistito, è infondato e non è degno di alcuna parola di confutazione.

E questa – il fatto che Gesù sia realmente esistito – non era e non è la posizione solo tra gli studiosi accademici cristiani, ma per chiunque, come fa ben capire lo studioso ebreo Schalom Ben Chorin († 1999):

“Die Geschichtlichkeit Jesu wird heute von keinem ernsthaften Forscher mehr bestritten.”
(Schalom Ben Chorin, “Jesus im Judentum”, Theologischer Verlag Rolf Brockhaus, Wuppertal 1970, p. 16)

-> La storicità di Gesù non viene al giorno d’oggi [1970] più messa in discussione da alcuno studioso serio.

“Today nearly all historians, whether Christians or not, accept that Jesus existed and that the gospels contain plenty of valuable evidence which has to be weighed and assessed critically. There is general agreement that, with the possible exception of Paul, we know far more about Jesus of Nazareth than about any first- or second century Jewish or pagan religious teacher.”
(Graham N. Stanton, “The Gospels and Jesus”, Oxford University Press, New York 1989, p. 141)

-> Al giorno d’oggi pressoché tutti gli storici, cristiani e non, accettano che Gesù sia esistito e che i Vangeli contengano abbondanti evidenze di valore, le quali devono essere soppesate e valutate in modo critico. C’è un generale consenso sul fatto che, con l’accettabile eccezione di Paolo, noi conosciamo molto di più su Gesù di Nazaret che su qualsiasi predicatore religioso ebreo o pagano del I-II sec. d.C.

Detto il tutto con le parole dello studioso ebreo David Flusser († 2000):

“[I]t is possible to write the story of Jesus’ life. True, we have fuller records about the lives of contemporaneous emperors and some of the Roman poets. With the exception of the historian Josephus Flavius and possibly St. Paul, however, Jesus is the one Jew of post-Old Testament times about whom we know most.”
(David Flusser, “Jesus”, The Hebrew University Magnes Press, Jerusalem 2001 [1968], p. 18)

-> È possibile scrivere la storia della vita di Gesù. Effettivamente noi siamo più forniti di documentazioni sulle vite degli imperatori contemporanei [di Gesù] e di alcuni poeti romani. Comunque, con l’eccezione dello storico Giuseppe Flavio e forse San Paolo, Gesù è l’ebreo del periodo successivo all’Antico Testamento sul quale noi sappiamo di più.

Il quadro che si evince è lo stesso anche se si guarda quanto ha scritto ad esempio lo storico ateo Michael Grant († 2004):

“[I]f we apply to the New Testament, as we should, the same sort of criteria as we should apply to other ancient writings containing historical material, we can no more reject Jesus’ existence than we can reject the existence of a mass of pagan personages whose reality as historical figures is never questioned. […] To sum up, modern critical methods fail to support the Christ-myth theory. It has ‘again and again been answered and annihilated by first-rank scholars’. In recent years ‘no serious scholar has ventured to postulate the non-historicity of Jesus’ – or at any rate very few, and they have not succeded in disposing of the much stronger, indeed very abundant, evidence to the contrary.”
(Micheal Grant, “Jesus. An Historian’s Review of the Gospels”, Charles Scribner’s Sons, New York 1977, pp. 199-200)

-> Se applichiamo al Nuovo Testamento, come dovremmo, lo stesso tipo di criteri che dovremmo applicare agli altri antichi testi contenenti materiale storico, non possiamo rigettare l’esistenza di Gesù più di quanto non possiamo rigettare l’esistenza di un mucchio di personaggi pagani la cui essenza come figure storiche non è mai stata messa in dubbio. Riassumendo, i moderni metodi storico-critici hanno fallito nel sostenere la teoria del mito di Cristo. Negli anni recenti nessuno studioso serio si è avventurato nel postulare la non storicità di Gesù – o perlomeno veramente pochi, i quali non sono riusciti a disfarsi dell’evidenza contraria, molto più valida, in realtà veramente abbondante.

Detto in modo breve e conciso, questo è quanto gli storici sanno e possono dire su Gesù il Nazareno (parole dello studioso agnostico Bart Ehrman):

“In Sum: The Deeds of Jesus
Although historians cannot demonstrate that Jesus performed miracles, they have been able to establish with some degree of certainty a few basic facts about Jesus’ life: he was baptized, he associated with tax collectors and sinners, he chose twelve disciples to be his closest companions, he caused a disturbance in the Temple near the end of his life, this disturbance eventuated in his crucifixion at the hands of the Roman prefect Pontius Pilate, and in the wake of his death his followers established vibrant Christian communities. What is striking is that all of these pieces of information add up to a consistent portrayal of Jesus.”
(Bart Ehrman, “The New Testament: A Historical Introduction to the Early Christian Writings”, Oxford University Press, 3. Ed., New York 2004, p. 264)

-> In sostanza: le azioni di Gesù

Anche se gli storici non possono dimostrare che Gesù abbia compiuto miracoli, sono stati in grado di stabilire con un certo grado di certezza alcuni fatti base sulla vita di Gesù: egli fu battezzato, frequentò pubblicani e peccatori, scelse dodici discepoli affinché fossero i suoi più stretti compagni, causò disordine nel Tempio vicino alla fine della sua vita, questo disordine si risolse con la sua crocifissione tramite le mani del prefetto romano Ponzio Pilato, e in seguito alla sua morte i suoi seguaci stabilirono pulpitanti comunità cristiane. Ciò che è evidente è il fatto che tutti questi frammenti di informazione sommati ci danno una coerente rappresentazione di Gesù.

Oppure usando le parole della studiosa ebrea Paula Fredriksen, che dà una panoramica un po’ più ampia ma pur sempre riassuntiva ed emblematica, questo è quanto gli storici sono in grado di dire su Gesù:

“Jesus of Nazareth was probably born in the final years of the reign of Herod the Great. He died in Jerusalem when Caiaphas was High Priest and Pilate the Roman prefect. His active ministry began sometime after his encounter with John the Baptist, who was, himself, a prophet of impending apocalyptic redemption. Jesus taught, traveled, and healed primarily in the lower Galilee. He called twelve disciples. He ate with sinners. He exorcised demons, healed the sick, and much of his teaching, mediated frequently through parables, concerned the kingdom of God.

However long his public teaching lasted-one year according to Mark, perhaps three according to John-it ended not in the Galilee but in Jerusalem, where Jesus journeyed for Passover. On or just before Passover, he was secretly arrested by a force sent out by the priestly authorities, brought before Pilate, and crucified for sedition.

Shortly thereafter, his followers, most of whom had fled at his arrest, proclaimed him to be raised from the dead. Eventually, other Jews such as Paul, who had not known Jesus, also had experiences of the risen Christ. […] Jesus’ followers regrouped, gave up the movement’s Galilean roots, and settled in Jerusalem, continuing to preach about the kingdom and, also, about Jesus. Within very few years, this gospel spread to the diaspora, where the new communities began to absorb significant numbers of Gentiles. Gentiles were not required to convert to Judaism; yet these communities, whether mixed or exclusively Gentile, continued to place themselves within the traditions of Israel, to regard Jewish scripture as sacred, and to await the kingdom, increasingly identified with the return of Jesus, also spoken of as ‘Christ’, ‘Son’, and ‘Lord’.

This is a fairly uncontroversial gloss of the history of the early movement around Jesus.”

(Paula Fredriksen, “What You See Is What You Get: Context and Content in Current Research on the Historical Jesus”, Theology Today, 52.1 [1995] p. 76-77)

-> Gesù di Nazaret è probabilmente nato negli anni finali del regno di Erode il Grande († 4 a.C.). Morì a Gerusalemme quando Caifa era sommo sacerdote e Pilato il prefetto romano. Il suo attivo ministero iniziò un momento dopo il suo incontro con Giovanni il Battista, il quale era un profeta dell’imminente apocalittica redenzione. Gesù predicò, viaggiò, e guarì in primo luogo nella bassa Galilea. Chiamò [a sé] dodici discepoli. Mangiò con peccatori. Esorcizzò demoni, guarì malati, e molto della sua predicazione, che trasmise frequentemente tramite parabole, ebbe a che fare con il regno di Dio.
Uguale quanto a lungo durò il suo insegnamento pubblico – un anno secondo Marco, forse tre secondo Giovanni – esso non finì in Galilea ma a Gerusalemme, dove

Gesù andò per pasqua. Durante o appena prima di pasqua, egli venne arrestato di nascosto da un gruppo mandato dalle autorità sacerdotali, portato davanti Pilato, e crocifisso per sedizione.

Poco tempo dopo, i suoi seguaci – la maggior parte dei quali fuggì al suo arresto – lo proclamarono risorto dalla morte. Infine, altri ebrei come Paolo, che non conobbero [personalmente] Gesù, ebbero anche esperienze del Cristo risorto. I seguaci di Gesù si raggrupparono, lasciarono le radici della Galilea del movimento, e si stabilirono a Gerusalemme, continuando a predicare il regno e, anche, Gesù. Nel corso di veramente pochi anni, questo vangelo si diffuse nella diaspora, dove le nuove comunità iniziarono ad assimilare un significante numero di gentili. I gentili non necessitavano di convertirsi al Giudaismo; anche queste comunità, sebbene miste o esclusivamente gentili, continuarono a collocare sé stessi nell’ambito delle tradizioni d’Israele, a considerare le scritture ebraiche come sacre, e ad aspettare il regno, sempre più identificato con il ritorno di Gesù, [il quale veniva] anche chiamato come ‘Cristo’, ‘Figlio’ e ‘Signore’.

Questa è una imparziale non controversa delucidazione della storia del movimento primitivo intorno a Gesù.

In definitiva, bisogna prendere coscienza di quanto segue:

“The nonhistoricity thesis [of Jesus] has always been controversial, and it has consistently failed to convince scholars of many disciplines and religious creeds. Moreover, it has also consistently failed to convince many who for reasons of religious skepticism might have been expected to entertain it”
(Robert Van Voorst, “Jesus Outside the New Testament”, Eerdmans, Grand Rapids 2000, p. 16)

-> La tesi della non storicità di Gesù è sempre stata controversa, e ha fallito in modo costante nel convincere gli studiosi accademici di svariate discipline e di svariati credi religiosi. Per di più ha anche fallito in modo costante di convincere parecchi che per motivi di scetticismo religioso ci si sarebbe aspettato che prendessero in considerazione [tale tesi].

Al giorno d’oggi c’è dunque un consenso accademico assai esteso condiviso in pratica da tutti sull’esistenza storica di Gesù. Abbiamo studiosi cattolici [John Paul Meier, Joachim Gnilka, Martin Ebner, Giuseppe Barbaglio, ecc.], studiosi protestanti [Ed Parish Sanders, Gerd Theissen, James Dunn, Craig A. Evans, ecc.], studiosi ebrei [Schalom Ben Chorin, David Flusser, Geza Vermes, Paula Fredriksen, ecc.] e studiosi atei/agnostici [Michael Grant, Gerd Lüdemann, Bart Ehrman, Dale Allison, ecc.] tutti d’accordo tra di loro sull’effettiva esistenza storica di Gesù il Nazareno.
Chi è che c’è dunque a sostenere il contrario? Scopriamolo assieme.

2) Chi dubita dell’esistenza storica di Gesù il Nazareno? e quanti sono in numero?

Leggendo quanto si può trovare su internet a volte si ha quasi l’idea che sia da veri incoscienti credere nell’esistenza di Gesù. Prendiamo ad esempio questi due siti:
– Fernando Liggio: La storia della non-storicità di Gesù
– Kenneth Humphreys (a cura di): Gesù non è mai esistito

“La mancanza di riferimenti… e le sorprendenti contraddizioni… hanno da tempo convinto gli studiosi più esperti a dover negare la reale esistenza storica [di Gesù il Nazareno]”
(Fernando Liggio, “La storia della ‘non storicità’ di Gesù”, p. 1)

“L’apologia del Cristianesimo è sempre pronta a denunciare chi sostiene che Cristo sia un mito come elemento isolato o persino impazzito, non degno di alcun ascolto.

Tuttavia, la loro aggressività nasconde la paura che la caduta del loro supereroe sia vicina. Non sono più in grado di negare o di nascondere il fatto che il tentativo di dimostrare che “Gesù Cristo” è stato inventato non è affatto un passatempo per pochi emarginati: al contrario, viene affermato da anni da numerosi ottimi studiosi in ogni parte del mondo.”
(Dal sito “jesusneverexisted.com” a cura di Kenneth Humphreys)

È vero che numerosi ottimi studiosi – un vasto stuolo -, quelli più esperti e accreditati, sono convinti da anni che Gesù in realtà non sia mai esistito?

Sia nello scritto di Liggio che nel sito di Humphreys si fa il nome di Earl Doherty, un ateo che nega la storicità di Gesù. Mi rifaccio alle sue personali parole – di certo non di parte – per far vedere come quanto detto non sia affatto vero:

“The theory that Christianity could have begun without an historical Jesus of Nazareth has been adamantly resisted by New Testament scholarship since it was first put forward some 200 years ago. It has generally been held by a small minority of investigators, usually ‘outsiders’.”
(Earl Doherty, “The Jesus Puzzle. Was There No Historical Jesus?”, nel postscript, online qui)

-> La teoria che il Cristianesimo possa essere iniziato senza un Gesù storico di Nazaret è stata inflessibilmente respinta dagli studiosi neotestamentari da quando essa è stata per la prima volta messa in rilievo circa 200 anni fa. È stata generalmente sostenuta da una piccola minoranza di investigatori, normalmente “outsiders”.

Questa è la verità.

Il numero di persone che nega la storicità di Gesù è assai limitato: sono stati scritti più libri da parte di studiosi accademici sul Gesù storico nei soli anni ’90 [1] che libri contro la storicità di Gesù nel corso degli ultimi 3 secoli.

Per non dire poi che quando Earl Doherty parla di “outsiders” (pro tesi Gesù = mito o simili) intende persone non accreditate a livello accademico. Giusto per fare un qualche esempio dalle due liste presenti nei siti di Liggio e Humphreys: John M. Robertson († 1933) era un semplice giornalista, Emilio Bossi († 1920) detto Milesbo un avvocato, William Benjamin Smith († 1934) un matematico, Georg Brandes († 1927) un critico letterario e filosofo, Joseph Wheless († 1950) un avvocato, Giancarlo Rosati un medico seguace di Sai Baba, G.A. Wells (* 1926) un professore di tedesco, Harold Liedner (* 1916) un laureato in diritto, Luigi Cascioli (* 1934) un agronomo, Fernando Liggio (* 1933) uno psichiatra, Giancarlo Tranfo (* 1956) un laureato in giurisprudenza, Earl Doherty (* 1941) e Acharya S (= D.M. Murdock) non sono andati nei loro studi oltre al Bachelor, Michael A. Hoffman (* 1954) è un negatore della Shoah e vede cospirazioni ovunque, Frank R. Zindler è un professore di biologia e geologia, Alvar Ellegard († 2008) era professore di inglese, Francesco Carotta (* 1946) è stato ingeniere, informatico, filosofo, giornalista, e altro ancora, Joseph Atwill un uomo d’affari, e via dicendo.

Come potete notare le persone sopra elencate non hanno lauree in ambiti che contano per lo studio sul Gesù storico (storia, storia delle religioni, teologia, archeologia, o altro ancora), anche per questo i loro libri vengono di norma giustamente ignorati – com’è normale che sia – e non hanno alcuna voce in capitolo nella ricerca accademica seria.

Sono pochi outsiders, in genere atei con tendenze anticlericali se non un vero e proprio odio aperto verso il Cristianesimo e le religioni in sé, con l’unico intento di distruggere i vari credi, partendo con il fallimentare tentativo di demolire la figura storica di Gesù.

E con queste mie considerazioni non sto di certo esagerando nel mio giudizio, anzi. Giusto per fare un qualche esempio di quanto stavo dicendo:

“Tutte le religioni sono invasive e lesive al pari del ‘cancro’ più maligno”
(Fernando Liggio, “L’invadente cancro delle religioni e le sue micidiali metastasi”, p. 1)

“All religion is inherently dangerous.”
(Kenneth Humphreys, autore del sito “jesusneverexisted.com”)

-> Ogni religione è intrinsecamente pericolosa

Sono così acciecati dall’odio verso le religioni (la parola rispetto pare non avere alcun valore per loro) che non si accorgono nemmeno che il vero unico problema – come dicono anche le religioni – è l’uomo stesso, l’essere umano in sé. Le religioni in sé non hanno mai fatto male a nessuno. È l’utilizzo che l’uomo ne fa che può semai combinare casini. La verità è che anche volendo eliminare le religioni non si risolverebbero i problemi. Questo perché non sono le religioni in sé ad essere intrinsecamente pericolose, bensì l’uomo e il suo desiderio di raggiungere il potere.

“Tutte le religioni lodano la forza della nonviolenza e condannano la violenza.”
“Ma di fatto tutte le grandi religioni sono state tradite da individui assetati di potere politico, profanate e screditate dalle nazioni.”
(Mark Kurlansky, “Un’idea pericolosa. Storia della nonviolenza”, Mondadori, Milano 2007, p. 10 e 32)

“Le credenze religiose e ideologiche in genere spesso favoriscono un atteggiamento ottimista nelle persone.”
“L’ottimismo è un atteggiamento mentale che ha esiti tangibilmente positivi sulla nostra salute fisica e mentale, sulla vita sociale ed economica, sul lavoro, sulla nostra società in generale. È una prospettiva di vita che favorisce la ricerca e l’attuazione di soluzioni costruttive e possibili, dotate di senso, a fronte di difficoltà talvolta percepite come insormontabili.”
(Luigi Anolli [psicologo], “L’ottimismo”, il Mulino, Bologna 2005, p. 137 e 7)

Insomma, le religioni sono tutt’altro che in sé malsane.

Il bello è comunque che le persone scettiche viste sopra (Liggio, Humphreys, ecc.) acciecate dall’odio presumono di saperne di più degli studiosi accademici accreditati e seri (cattolici, protestanti, ebrei, atei e agnostici in modo indistinto).

Insomma, si deve ammettere “senza ombra di dubbio” (utilizzando il modo di parlare di Liggio) che le due liste presenti nei siti sopra citati non valgono granché.
Fernando Liggio ha persino il coraggio di mettere nella lista persone come Rudolf Bultmann che, come abbiamo visto in precedenza, considerava la tesi mitica persino indegna di ricevere una confutazione. Oppure Maurice Goguel († 1955), il cui libro segnalato in realtà è una risposta contro le teorie (Gesù un mito) del poeta filosofo e medico francese Paul-Louis Couchoud († 1959). Il libro dello studioso neotestamentario Goguel è tra l’altro reperibile online e finisce con le seguenti parole:

“The historical reality of the personality of Jesus alone enables us to understand the birth and development of Christianity, which otherwise would remain an enigma, and in the proper sense of the word, a miracle.”
(Maurice Goguel, “Jesus the Nazarene. Myth or History?“, p. 244)

-> Solamente l’essenza storica della personalità di Gesù ci permette di capire la nascita e lo sviluppo del Cristianesimo, il quale se no rimarrebbe un enigma, e nel senso proprio del termine, un miracolo.

Il gran finale nello scritto di Liggio arriva comunque con una presunta frase di Papa Leone X, cioè “si sa da tempi remoti quanto ci sia stata utile la favola di Gesù Cristo”, che lo psichiatra riprende dal libro del giornalista spagnolo Pepe Rodriguez. Peccato che si sappia da tempi remoti che quella frase è probabilmente da attribuire a John Bale – e non a Leone X (che comunque santo non era) – satirico che ha messo in bocca al Papa quelle parole.

Nel sito a cura di Humphreys è invece da fare presente che dopo la in sé errata affermazione: “che ‘Gesù Cristo’ è stato inventato non è affatto un passatempo per pochi emarginati: al contrario, viene affermato da anni da numerosi ottimi studiosi”, si fa subito marcia indietro per affermare più correttamente: “Da oltre 200 anni una piccola compagine di studiosi coraggiosi ha messo in discussione la storia di Gesù.”
Se quegli studiosi marginali di norma autodidatti siano stati coraggiosi (piuttosto che completamente irresponsabili, tendenziosi e spinti dall’odio) nel sostenere una tesi assai improbabile, da sempre respinta dagli accademici, è tutto da vedere. Bisogna poi anche dire che quei pochi studiosi seri segnalati nella lista come ad esempio Burton Mack o Gerd Lüdemann (* 1946) non si sognano lontanamente di negare la storicità di Gesù il Nazareno.

3) Il fatto che pressoché tutti gli studiosi accademici ammettono l’esistenza storica di Gesù è dovuto al fatto che sono credenti cristiani e quindi di parte, forse eventualmente limitati da un pregiudizio religioso?

Abbiamo visto e constatato che a dubitare dell’esistenza storica di Gesù ci sono veramente poche persone di norma non accademiche con dei pregiudizi anticlericali. Si può dire – per quanto riguarda i pregiuzi – lo stesso degli studiosi accademici? È vero che la maggior parte di loro è di fede cristiana, quindi in un modo o nell’altro di parte?

La risposta a tale domanda è sia sì come anche no.

È assolutamente vero che buona parte degli studiosi in passato come anche adesso sono di fede cristiana (ma secondo determinate statistiche anche a livello mondiale come popolazione i cristiani sono in maggioranza, quindi non c’è mica tanto da sorprendersi), ma bisogna comunque anche tenere presente che oltre alla usuale ricerca sul Gesù storico c’è anche stata se così vogliamo dire una ricerca ebraica sul Gesù storico, indipendente dalla fede in Cristo, e che sovente viene ignorata dai negazionisti di Gesù.

“Tatsächlich ist die Frage, wer Jesus war oder gewesen sein mag, nur für sehr wenige Juden von Interesse. Oder, um noch genauer zu sein, für die meisten Juden hat Jesus so gut wie keine Bedeutung.”
(Jonathan Magonet [ebreo], “Abraham, Jesus, Mohammed. Interreligiöser Dialog aus jüdischer Perspektive”, Gütersloh 2000, p. 69)

-> La domanda, chi era Gesù o possa essere stato, è effettivamente solo per veramente pochi ebrei di interesse. O meglio detto, per essere ancora più precisi, per la maggior parte degli ebrei Gesù non ha in pratica alcun significato.

Proprio per il motivo che Gesù non ha in pratica alcun significato per gli ebrei, le loro considerazioni risultano essere preziose per gli scettici alla ricerca di conferme sull’esistenza di Gesù da parte di studiosi non cristiani.

Di ebrei che nel corso degli ultimi due secoli hanno scritto qualcosa su Gesù e/o sul Cristianesimo ce ne sono diversi. Questa non è che una lista indicativa:
Abraham Geiger, Claude Montefiore, Leo Baeck, Josef Klausner, Franz Rosenzweig, Ben Zion Bokser, Robert Raphael Geis, Abraham Joshua Heschel, Will Herberg, Paul Winter, Samuel Sandmel, Chaim Cohn, Hans-Joachim Schoeps, Martin Buber, Ernst Ludwig Ehrlich, Michael Wyschogrod, Pinchas Lapide, Schalom Ben Chorin, David Flusser, Jacob Neusner, Steven H. Golden, Trude Weiss-Rosmarine, Jonathan Magonet, Geza Vermes, Paula Fredriksen, ecc.

Come dice anche l’ebreo Ernst Ludwig Ehrlich, “David Flusser hat in seiner Monographie ‘Jesus’ das bis heute verbreitetste jüdische Buch über Jesus verfasst und tiefe Einsichten in ein jüdisches Verstehen Jesu vermittelt” [2], cioè “David Flusser ha composto nella sua monografia ‘Gesù’ il libro ebraico su Gesù fino ad oggi più diffuso e ha trasmesso profonde visuali nella compresione ebraica di Gesù”. Per chi fosse dunque interessato a questa realtà, il mio consiglio è di iniziare proprio col libro di Flusser. Poi ci si può anche leggere ad esempio Geza Vermes, che rappresenta secondo Ehrlich il punto di vista attuale su Gesù da parte ebraica, o anche Paula Fredriksen.

Ad ogni modo, come abbiamo visto, non sono di certo pochi gli ebrei che si sono occupati di Gesù, e come tra gli studiosi accademici cristiani, nemmeno tra di loro la storicità di Gesù veniva e viene messa in discussione.

“The early Christian accounts about Jesus are not as untrustworthy as people today often think. The first three Gospels… present a reasonably faithful picture of Jesus as a Jew of his own time… a Jewish miracle-worker and preacher. There can be little doubt that this picture does not do full justice to the historical Jesus. […] The Jesus portrayed in the Synoptic Gospels is the historical Jesus, not the ‘kerygmatic Christ’. […] When studied in the light of their Jewish background, the Synoptic Gospels do preserve a picture of Jesus which is more reliable than is generally acknowledged.”
(David Flusser, “Jesus”, The Hebrew University Magnes Press, Jerusalem 2001, pp. 20-21)

-> I resoconti dei primi cristiani su Gesù non sono così inaffidabili come la gente al giorno d’oggi spesso pensa. I primi tre Vangeli presentano un quadro ragionevolmente affidabile di Gesù come un ebreo del suo tempo, un taumaturgo ebreo e predicatore. Ci sono pochi dubbi che questo quadro non renda piena giustizia al Gesù storico. Il Gesù descritto nei Vangeli sinottici è il Gesù storico, non il ‘Cristo kerygmatico’ [della fede]. Se studiati alla luce del loro background ebraico, i Vangeli sinottici conservano un quadro di Gesù che è più credibile/attendibile di quanto è generalmente ammesso/riconosciuto.

“Let me state plainly that I accept that Jesus was a real historical person. In my opinion, the difficulties arising from the denial of his existence, still vociferously maintained in small circles of rationalist ‘dogmatists’, far exceed those deriving from its acceptance.”
(Geza Vermes, “The Resurrection”, Doubleday, New York 2008, p. ix)

-> Consentitemi di affermare apertamente che accetto che Gesù sia stato una reale figura storica. Secondo la mia opinione, le difficoltà che sorgono dalla negazione della sua esistenza – [posizione] sostenuta tuttora in piccole cerchie di dogmatici razionalisti [= atei] -, superano di gran lunga quelle provenienti dalla sua accettazione.

Questo ci dimostra come gli studiosi accademici cristiani non hanno mancato di obiettività e serietà professionale per quanto concerne la questione se Gesù è effettivamente esistito o meno. (Tra i non credenti la situazione non è molto differente: Michael Grant, Gerd Lüdemann, Bart Ehrman e Dale Allison sono solo alcuni esempi di studiosi atei o agnostici che trovano assurdo dubitare dell’esistenza storica di Gesù). Parlare dunque di presunti pregiudizi religiosi tra gli accademici, che sono senza dubbio in maggioranza cristiani, non ha troppo senso.
Dubitare della storicità di Gesù è e resta un non-sense.

“[N]o responsible scholar can find any truth in it… Jesus of Nazareth was not a myth”
(Dale C. Allison [agnostico], JSHJ, Vol. 3.2 [2005], p. 121)

-> Nessuno studioso responsabile può trovare qualsiasi forma di verità in ciò: Gesù di Nazaret non era un mito.

4) Quali sono i motivi per cui la teoria della non esistenza di Gesù risulta essere priva di senso?

I. Paolo

Paolo di Tarso tra il 50 e il 60 d.C. ha scritto varie lettere a varie comunità situate in luoghi differenti. L’autenticità di queste lettere è accettata universalmente: 1 Tessalonicesi, Galati, 1 e 2 Corinzi, Romani, Filippesi e Filemone.

Paolo in queste epistole scrive a delle comunità cristiane che conoscevano già la storia di Gesù, chi era e cosa aveva fatto. Il motivo per cui Paolo scriveva era legato al fatto che in queste comunità erano sorti determinati problemi, quindi lui scriveva consigliando cosa fare e come risolvere quelle concrete difficoltà che erano nate. L’unica eccezione in tal senso è l’epistola ai Romani, la cui comunità non era stata fondata da Paolo (a differenza di Tessalonica, Corinto, Filippi, ecc.). In questa lettera Paolo presenta se stesso, il suo pensiero (e non Gesù, la cui storia era già conosciuta tra di loro) a questa comunità, visto che aveva intenzione di passare da Roma per poi andare in Spagna a predicare il Vangelo lì.

Tutte queste lettere scritte prima della redazione dei Vangeli, non trattano mai per ovvi motivi esplicitamente la storia di Gesù. (La storia di Gesù veniva trasmessa oralmente, di persona, dai vari testimoni in carne ed ossa – cosa che un tempo aveva molto più valore di un semplice testo scritto che in pochi erano in grado di leggere). Ciononostante troviamo ugualmente importanti indizi sul fatto che Paolo stesso conosceva sicuramente più che bene la storia e la vita di Gesù il Nazareno.

Questo è infatti quanto Paolo riporta nelle sue lettere:

– Gesù nacque come ebreo da una donna ed ebbe un ministero tra gli ebrei (Galati 4:4-5)

– Gesù veniva chiamato “figlio di Dio” (1 Corinzi 1:9)
– Gesù era un diretto discendente di re Davide (Romani 1:3)
– Gesù pregava rivolgendosi a Dio usando il termine “abbà” (= padre) (Galati 4:6)
– Gesù proibì esplicitamente il divorzio ed era per la riconciliazione in caso di momentanea separazione (1 Corinzi 7:10-11)
– Gesù ordinò che coloro che annunciano il vangelo vivano del vangelo (1 Corinzi 9:14)
– Gesù predicò la fine dei tempi (1 Tessalonicesi 4:15)
– Gesù aveva più fratelli (1 Corinzi 9:5), uno dei quali si chiamava Giacomo (Galati 1:19)
– Paolo si rivolge a Simon Pietro usando il nome Cefa (= roccia) (Galati 2:9), che era il nome che Gesù gli aveva dato (Giovanni 1:42)
– Gesù venne tradito di notte, dopo aver consumato la Santa Cena con i suoi discepoli (1 Corinzi 11:23-25)
– La morte di Gesù è collegata con la festa di pasqua (1 Corinzi 5:7)
– Coinvolti nella morte di Gesù c’erano in parte i dominatori di questo mondo (1 Corinzi 2:8) e in parte i giudei (1 Tessalonicesi 2:14-15)
– Gesù patì insulti e oltraggi (Romani 15:3)
– Gesù morì alla croce (2 Corinzi 13:4)
– Gesù dopo la sua morte fu seppellito (1 Corinzi 15:4)
– Gesù, secondo i suoi seguaci – in particolar modo Pietro -, dopo la sua morte è risuscitato (1 Corinzi 15:3-8)

Fatto presente questo quadro generale assai significativo, non bisogna poi nemmeno scordarsi che Paolo conobbe personalmente Giacomo, il fratello di Gesù (Galati 1:19), oltre a Pietro e Giovanni, reputati colonne tra i primi cristiani (Galati 2:9), i quali erano testimoni oculari del fatto che Gesù era effettivamente esistito.
Dubitare che Paolo credesse nell’esistenza di un Gesù storico e che lui stesso conobbe personalmente i familiari e i seguaci di Gesù risulta dunque essere veramente assurdo e una tesi surreale.

Già solo per quanto riportato fino a qui – senza nemmeno tirare in ballo i Vangeli -, appare ridicolo credere nella non esistenza storica di Gesù.

II. Testimonium Flavianum

Abbiamo testimonianze extra-cristiane che ci confermano l’esistenza storica di Gesù?

Beh, la risposta è sì. Abbiamo in particolar modo lo storico ebreo Giuseppe Flavio, vissuto nel I. sec. d.C. (37-100), che parla di Gesù.
I passi nei quali troviamo dei riferimenti a Gesù sono 2, entrambi in “Antichità Giudaiche” (93-94).

La morte di Giacomo, fratello di Gesù:

“Anano […] convocò il sinedrio a giudizio e vi condusse il fratello di Gesù, detto il Cristo, di nome Giacomo, e alcuni altri, accusandoli di trasgressione della legge e condannandoli alla lapidazione”
(Giuseppe Flavio, “Antichità Giudaiche”, XX, 200, traduzione di Andrea Nicolotti online qui)

L’autenticità di questo passo è accettata da pressoché tutti.
Questo lo dicono e confermano studiosi rinomati come ad esempio Zvi Baras e Louis Feldman (entrambi eminenti e affermati studiosi ebrei che si sono occupati di Giuseppe Flavio per una vita).

“Josephus’ reference here to ‘Jesus called the Messiah’ is considered authentic by most scholars”
(Zvi Baras, “The Testimonium Flavianum and the Martyrdom of James” in: Louis H. Feldman e Gohei Hata [a cura di], “Josephus, Judaism, and Christianity”, Brill, Leiden 1987, p. 341)

-> Il riferimento qui di Giuseppe riguardante “Gesù detto il Cristo” è considerato autentico dalla maggior parte degli studiosi.

“The passage about the death of James the brother of Jesus (Ant 20.9.1) has been regarded as authentic by almost all scholars, since the language is thoroughly Josephan”
(Louis H. Feldman, Art. “Josephus” in: David Noel Freedman [a cura di], “The Anchor Bible Dictionary”, Doubleday, New York 1992, Vol. III, p. 991)

-> Il passaggio riguardante la morte di Giacomo il fratello di Gesù (Ant 20.9.1) è stato considerato come autentico da pressoché tutti gli studiosi, visto che il linguaggio è sotto tutti i punti di vista di Giuseppe Flavio.

“Almost all scholars have accepted as authentic Josephus’ reference (Ant. 20.200) to James, ‘the brother of Jesus who was called the Christ’ (ton adelphon Iesou tou legomenou Christou). If it had been a Christian interpolation, it would, in all probability, have been more laudatory of James… The language and tone, especially the caustic reference to the heartlessness of the Sadducees (Ant. 20.199), are throughly Josephan. The fact that the high priest Ananus is here called rash and daring and that in Life 193ff. he is said to have been bribed to vote for Josephus’ removal from his command in Galilee, whereas in the War 4.314-320 he is eulogized, should not in itself be a cause for suspicion, since there are so many discrepancies between the ‘War’ and the ‘Antiquities’. What is a deciding factor is that Origen had the passage in his text of Josephus, since he expresses astonishment that Josephus, who witnessed the righteousness of James (our text has no such direct encomium), should have refused to accept Jesus as the Messiah.”
(Louis H. Feldman, “Josephus and Modern Scholarship [1937-1980]”, de Gruyter, Berlin 1984, p. 705)

-> Pressoché tutti gli studiosi hanno accettato come autentico il riferimento di Giuseppe (Ant. 20.200) su Giacomo, “il fratello di Gesù detto il Cristo” (ton adelphon Iesou tou legomenou Christou). Se questa fosse una interpolazione cristiana, sarebbe, in tutta probabilità, più laudativa nei confronti di Giacomo. Il linguaggio e il tono, specialmente il riferimento caustico sulla crudeltà dei sadducei (Ant. 20.199), sono sotto tutti i punti di vista di Giuseppe Flavio. Il fatto che il sommo sacerdote Anano sia qui chiamato sconsiderato e ardito, e che nella “Autobiografia” 193ff. è detto che è stato corrotto per votare per la rimozione di Giuseppe dal suo comando in Galilea, mentre in “Guerra giudaica” viene elogiato, non dovrebbe essere in sé una causa di sospetto, visto le così tante discrepanze che ci sono tra “Guerra giudaica” e “Antichità giudaiche”. Ciò che è un fattore decisivo è che Origene aveva il passaggio nel suo testo di Giuseppe, dato il suo stupore che Giuseppe, il quale testimonia la rettitudine di Giacomo (il nostro testo non ha un encomio così diretto), dovrebbe aver rifiutato di accettare Gesù come il Messia.

Robert Van Voorst più di recente ha riassunto la questione nel seguente modo:

“The overwhelming majority of scholars holds that the words ‘the brother of Jesus called Christ’ are authentic, as is the entire passage in which it is found. The passage fits its context well. As for its content, a Christian interpolator would have used laudatory language to describe James and especially Jesus, calling him ‘the Lord’ or something similar… Josephus’s words ‘called Christ’ are neutral and descriptive, intended neither to confess nor deny Jesus as the ‘Christ’. Thus Josephus distinguishes this Jesus from the many others he mentions who had this common name. Moreover, the very reason the identifying phrase ‘the brother of Jesus called Christ’ appears at all is for the further identification of James, whose name was also common.”
(Robert Van Voorst, “Jesus Outside The New Testament”, Eerdmans, Grand Rapids 2000, pp. 83-84)

-> La schiacciante maggioranza degli studiosi ritiene che le parole “il fratello di Gesù detto Cristo” sono autentiche, come lo è l’intero passaggio nel quale si trovano [queste parole]. Il passaggio va bene nel suo contesto. Mentre per il suo contenuto, un interpolatore cristiano avrebbe usato un linguaggio laudativo nel descrivere Giacomo e specialmente Gesù, chiamandolo “il Signore” o qualcosa di simile. Le parole di Giuseppe “detto Cristo” sono neutrali e descrittive, intese né nel confessare né nel negare Gesù come il “Cristo”. Di conseguenza Giuseppe distingue questo Gesù dai molti altri che menziona, i quali hanno [anche] questo nome comune. Inoltre, la vera ragione per cui poi la frase di identificazione “il fratello di Gesù detto Cristo” appare è per la ulteriore indentificazione di Giacomo, il cui nome era anche comune.

Insomma, questo breve riferimento è già in grado di confermarci che Gesù è esistito e che era chiamato dai suoi seguaci “Cristo” e che aveva un fratello di nome Giacomo (vedi Marco 6:3, Galati 1:19, ecc.).

Se, come abbiamo appena potuto constatare, il passo legato a Giacomo, il fratello di Gesù, non è stato nel corso dei secoli questione di dibattito tra gli studiosi per quanto riguarda l’autenticità per motivi più che chiari, lo stesso non si può dire però del passo in sé più famoso chiamato Testimonium Flavianum:

“Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, sempre che si debba definirlo uomo: era infatti autore di opere inaspettate, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé molti Giudei, e anche molti della grecità. Questi era il Cristo.E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, coloro che da principio lo avevano amato non cessarono. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d’altre meraviglie riguardo a lui. Fino ad oggi ed attualmente non è venuto meno il gruppo di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani”
(Giuseppe Flavio, “Antichità giudaiche”, XVIII, 63-64, traduzione di Andrea Nicolotti presente online qui)

Feldman lo considera persino forse come il passo più discusso di tutta l’antica letteratura:
“Undoubtedly the most discussed passage in Josephus, and perhaps in all ancient literature, is Josephus’ statement about Jesus, the Testimonium Flavianum (Ant XVIII, 63-64). I have noted more than a hundred discussions of this topic during the past fifty years.”
(Louis Feldman, “Introduction” in: Louis Feldman e Gohei Hata [a cura di], “Josephus, Judaism, and Christianity”, Brill, Leiden 1987, p. 55)

-> Il passo indubbiamente più discusso in Giuseppe Flavio, e forse in tutta l’antica letteratura, è il resoconto di Giuseppe su Gesù, il Testimonium Flavianum (Ant XVIII, 63-64). Ho preso nota di più di cento discussioni su questo tema durante gli ultimi cinquant’anni (1937-1987).

Una precisazione è comunque particolarmente degna di nota:
“[T]his is the only passage in Josephus (with the possible exceptions of those about John and James) that has been suspected of interpolation”
(Louis Feldman, “Introduction” in: Louis Feldman e Gohei Hata [a cura di], “Josephus, Judaism, and Christianity”, Brill, Leiden 1987, p. 56)

-> Questo è l’unico passaggio in Giuseppe Flavio (con la possibile eccezione di quelli su Giovanni il Battista e Giacomo il fratello di Gesù [3]) che è stato sospettato di interpolazione.

Quanto fatto presente da Feldman è un’osservazione importante che è bene tenere a mente.
Comunque sia, Feldman nella sua opera “Josephus and Modern Scholarship (1937-1980)”, de Gruyter, Berlin 1984, ha riportato il parere di innumerevoli studiosi sul Testimonium Flavianum (fino al 1980). Il quadro che ne esce è il seguente:

“Louis H. Feldman surveyed the relevant literature from 1937 to 1980 in ‘Josephus and Modern Scholarship’. Feldman noted that 4 scholars regarded the Testimonium Flavianum as entirely genuine, 6 as mostly genuine, 20 accept it with some interpolations, 9 with several interpolations, and 13 regard it as being totally an interpolation.”
(Peter Kirby [ateo], “Testimonium Flavianum”, 2001, online qui)

-> Louis Feldman ha preso in esame la rilevante letteratura dal 1937 fino al 1980 in “Josephus and Modern Scholarship”. Feldman ha preso nota che 4 studiosi hanno considerato il Testimonium Flavianum come interamente genuino, 6 come quasi interamente genuino, 20 l’hanno accettato con alcune interpolazioni, 9 con parecchie interpolazioni, e 13 l’hanno considerato come un’intera interpolazione.

Ciò che si può notare è che esistono varie posizione diverse sul grado di autenticità del Testimonium. Si passa dalla completa autenticità, alla parziale, per arrivare alla completa interpolazione.

Se dividiamo i gruppi in due (tra chi lo considera completamente una interpolazione e chi lo vede almeno parzialmente autentico) il rapporto in precentuale che ne esce è il seguente:
39 pro vs 13 contro -> 75% pro vs 25% contro

Questo è il quadro generale nella metà del secolo scorso. La maggior parte degli studiosi era propenso a considerare il Testimonium Flavianum parzialmente autentico. Sia coloro che sostenevano la completa autenticità come anche quelli che sostenevano la completa interpolazione erano una minoranza.

La situazione come si è evoluta nei decenni successivi?

In una stima non ufficiale fatta da Feldman nel 2001, egli ha espresso il seguente parere:

“Asked to make a rough assessment of where contemporary scholarship stands on the authenticity of the Testimonium as a whole, [Louis Feldman] responded: ‘My guess is that the ratio of those who in some manner accept the Testimonium would be at least 3 to 1. I would not be surprised if it would be as much as 5 to 1′.”
(Gary Habermas e Michael Licona, “The Case for the Resurrection of Jesus”, Kregel, Grand Rapids 2004, p. 269 n. 42)

-> Su richiesta di fare un’approssimativa valutazione di dove si trova la ricerca accademica contemporanea per ciò che concerne l’autenticità del Testimonium nel suo insieme, Louis Feldman ha riposto: “La mia ipotesi è che la proporzione di quelli che in un certo qual modo accettano il Testimonium dovrebbe essere al minimo 3 a 1 (66% pro vs 33% contro). Non sarei sorpreso se fosse 5 a 1 (80% pro vs 20% contro).

La situazione dunque non è molto cambiata. La maggior parte degli studiosi è sempre ancora convinta della parziale autenticità del Testimonium Flavianum. Questo è anche il parere che è uscito dal simposio internazionale, interdisciplinare e interconfessionale avvenuto in Germania nel 2006 su Giuseppe Flavio e il Nuovo Testamento:

“[D]ie Forschungsmehrheit [geht] gegenwärtig davon aus, dass eine Grundgestalt des Testimonium Flavianum auf Josephus zurückgeht, sodann aber in voreusebianischer Zeit oder auch durch Euseb mit christichen Zusätzen versehen worden ist”
(Friedrich Wilhelm Horn, “Das Testimonium Flavianum aus neutestamentlicher Perspektive” in: Christfried Böttrich e Jens Herzer [a cura di], “Josephus und das Neue Testament”, Mohr Siebieck, Tübingen 2007, p. 118)

-> La maggioranza della ricerca parte attualmente dal presupposto che una parte essenziale del Testimonium Flavianum risalga a Giuseppe, per poi però nel periodo pre-eusebiano o anche attraverso Eusebio venir munito di aggiunte cristiane.

Che le cose stanno effettivamente così lo attesta pure a malincuore l’ateo Earl Doherty:

“Heute scheinen Wissenschaftler entschlossen zu sein, am Jesus-Zeugnis des Josephus mit allen Kräften festzuhalten.”
(Earl Doherty, “Das Jesus-Puzzle”, Angelika Lenz, Neustadt am Rübenberge 2003, p. 455 n. 86 [orig. “The Jesus Puzzle”, 1999, tradotto in tedesco da Arnher E. Lenz])

-> Al giorno d’oggi gli studiosi accademici sembrano essere decisi a restare fedeli con tutte le forze alla testimonianza su Gesù di Giuseppe.

La studiosa ebrea Paula Fredriksen dà lo stesso quadro generale:

“Testimonium Flavianum: Josephus’ Notice on Jesus of Nazareth
In Jewish Antiquities 18.63-64, Josephus gives a short summary statement on Jesus. Scholars have debated the historical merits of this passage, some (few, now) maintaining that the whole is authentic, others (another minority), that the whole is a Christian interpolation, that is, a passage written into the manuscript by a later Christian scribe. Most scholars currently incline to see the passage as basically authentic, with a few later insertions by a Christian scribe.”
(Paula Fredriksen, “Jesus of Nazareth, King of the Jews”, Knopf, New York 2000, p. 249)

-> Testimonium Flavianum: la notizia di Giuseppe su Gesù di Nazaret
In “Antichità giudaiche” 18.63-64, Giuseppe dà un breve riassuntivo resoconto su Gesù. Gli studiosi hanno discusso sul valore storico di questo passo, alcuni (pochi, oggi) sostengono che tutto il passo sia autentico, altri (un’altra minoranza), che l’intero passo sia una interpolazione cristiana, che sia un passo incluso nel manoscritto da un successivo scriba cristiano. La maggior parte degli studiosi attualmente è incline nel vedere il passaggio come autentico nella sua base, con alcune successive inserzioni fatte da uno scriba cristiano.

Il testo privo delle interpolazioni cristiane che di norma si può vedere nelle opere degli studiosi contemporanei è il seguente:

“[T]here is a broad consensus that Josephus wrote something like the following:
‘At this time there appeared Jesus, a wise man. For he was a doer of startling deeds, a teacher of people who received the truth with pleasure. And he gained a following both among many Jews and among many of Greek origin. And when Pilate, because of an accusationa made by the leading men among us, condemned him to the cross, those who had loved him previously did not cease to do so. And up until this very day the tribe of Christians (named after him) has not died out.’
(Ant. 18.63-64)”
(James Dunn, “Jesus Remembered”, Eerdmans, Grand Rapids 2003, Vol. I, p. 141)

-> C’è un generale consenso che Giuseppe abbia scritto qualcosa come quanto segue:
“Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio: era infatti autore di opere inaspettate, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé molti Giudei, e anche molti della grecità. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, coloro che da principio lo avevano amato non cessarono. Fino ad oggi ed attualmente non è venuto meno il gruppo di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani.”

Il quadro generale di Alice Whealey sullo stato attuale della ricerca:
“In general, the attitudes of Protestant, Roman Catholic, Jewish and secular scholars towards the text have drawn closer together, with a greater tendency among scholars of all religious backgrounds to see the text as largely authentic.”
(Alice Whealey, “The Testimonium Flavianum Controversy from Antiquity to the Present”, 2000, p. 9, online qui)

-> In generale, le opinioni degli studiosi protestanti, cattolici, ebrei e secolari/laici nei confronti del testo si sono avvicinate, con una maggiore tendenza tra gli studiosi di tutti i background religiosi nel vedere il testo come in gran parte autentico.

Effettivamente di studiosi a favore della parziale autenticità ce ne sono veramente tanti, sicuramente la maggioranza. Ecco qui un qualche nome a livello indicativo:

Louis H. Feldman (ebreo), Paul Winter (ebreo), Samuel G.F. Brandon, Morton Smith, Carlo M. Martini, Wolfgang Trilling, Michael Grant (ateo), A.M. Dubarle, Shlomo Pines (ebreo agnostico), Zvi Baras (ebreo), David Flusser (ebreo), Raymond Brown, James H. Charlesworth, John Paul Meier, John Dominic Crossan, Robert Funk, Marcus Borg, Steve Mason, Paula Fredriksen (ebrea), Ed Parish Sanders, Geza Vermes (ebreo), R.T. France, F.F. Bruce, Craig L. Blomberg, Ben Witherington III, James D.G. Dunn, Graham Stanton, Alice Whealey, Luke T. Johnson, J. Carleton Paget, Bart Ehrman (agnostico), Gerd Theissen e Annette Merz, Craig A. Evans, Serge Bardet (completa), Otto Betz, Robert Van Voorst, Étienne Nodet (completa), Antonio Vicent Cernuda (completa), Giorgio Jossa, Lucio Troiani, Friedrich Wilhelm Horn, ecc.

In definitiva, “the most probably view seems to be that our text represents substantially what Josephus wrote, but that some alterations have been made by a Christian interpolator” [4], cioè “l’opinione più probabile sembra essere che il nostro testo rappresenti sostanzialmente ciò che ha scritto Giuseppe, ma che alcune alterazioni sono state fatte da un interpolatore cristiano”.

E la conseguenza di ciò è:

“In my conversations with newspaper writers and book editors who have asked me at various times to write about the historical Jesus, almost invariably the first question that arises is: But can you prove he existed? If I may reformulate that sweeping question into a more focused one, “Is there extrabiblical evidence in the first century A.D. for Jesus’ existence?” then I belive, thanks to Josephus, that the answer is yes. The mere existence of Jesus is already demonstrated from the neutral, passing reference in the report on James’s death in Book 20. The more extensive Testimonium in Book 18 shows us that Josephus was acquainted with at least a few salient facts of Jesus’ life.”
(John Paul Meier, “A Marginal Jew”, Doubleday, New York 1991, Vol. I, p. 68)

-> Nelle mie conversazioni con i giornalisti ed editori che mi hanno chiesto in varie occasioni di scrivere sul Gesù storico, pressoché immancabilmente la prima domanda che è sorta è stata: “Ma puoi dimostrare che è esistito?” Se dovessi riformulare questa generica domanda in una più concreta: “Ci sono evidenze extrabibliche nel primo secolo d.C. per l’esistenza di Gesù?”, beh credo, grazie a Giuseppe Flavio, che la risposta sia sì. La semplice esistenza di Gesù è già dimostrata dal neutrale, fugace riferimento nel resoconto sulla morte di Giacomo nel libro 20. Il più lungo Testimonium nel libro 18 ci dimostra che Giuseppe era a conoscenza di almeno alcuni importanti fatti della vita di Gesù.

Insomma, “es ist statthaft, Josephus als Beleg dafür zu nennen, dass Jesus gelebt hat – wenn ein solcher Beleg denn nötig ist.”
(Steve Mason, “Flavius Josephus und das Neue Testament”, Francke, Tübingen 2000, p. 259 [orig. “Josephus and the New Testament”, 1992, tradotto in tedesco da Manuel Vogel])

-> Insomma, è lecito menzionare Giuseppe come prova che Gesù è esistito – sempre che una simile prova sia davvero necessaria.

Non possiamo che concordare dunque con le conclusioni a cui sono giunti nel simposio in Germania avvenuto nel 2006 (di cui ho già parlato in precedenza):

“Das Testimonium Flavianum ist zweifelsfrei ein nichtchristlicher Zeuge für die Existenz Jesu Christi.”
(Friedrich Wilhelm Horn, “Das Testimonium Flavianum aus neutestamentlicher Perspektive” in: Christfried Böttrich e Jens Herzer [a cura di], “Josephus und das Neue Testament”, Mohr Siebieck, Tübingen 2007, p. 135)

-> Il Testimonium Flavianum è senza dubbio una testimonianza non cristiana per l’esistenza di Gesù Cristo.

Alcuni siti internet sulla questione:
– Giuseppe Flavio (di Andrea Nicolotti)
– Considerazioni sul Testimonium Flavianum (di Lucio Troiani)
– Did Josephus Refer to Jesus? (Christopher Price)
– A Response to Ken Olson on Josephus and Eusebius (Christopher Price)

III. I Vangeli canonici

I Vangeli canonici restano la nostra fonte principale per la ricostruzione del Gesù storico. Le fonti extra-cristiane non possono che servire solo come conferma, questo anche perché di per sé non ci dicono nulla di nuovo rispetto a quanto troviamo nei Vangeli.

È questo un limite insormontabile?

Assolutamente no.

Primo perché “the historian rarely has access to ‘neutral’ evidence” [5], cioè “lo storico raramente ha accesso ad evidenze ‘neutrali'”.

Secondo, “it is a mistake to suppose that the evangelists’ theological convictions about the significance of Jesus make their accounts worthless for the historian” [6], cioè “è un errore supporre che le convinzioni teologiche degli Evangelisti sul significato di Gesù faccia diventare privo di valore i loro resoconti per lo storico”.

Terzo, come fa giustamente presente lo studioso ebreo David Flusser, “even if objective documentation is plentiful, the most genuine sources concerning a charismatic personality are his own utterances and the accounts of the faithful – read critically, of course. Together with these, the testimony of outsiders serves as a control” [7], cioè “anche se la documentazione obiettiva è abbondante, le fonti più genuine riguardo a una personalità carismatica sono le sue proprie parole e i resoconti dei credenti – letti in modo critico, ovviamente. Assieme a queste, la testimonianza degli estranei serve come controllo”.

Ora, per quanto riguarda le parole di Gesù, è importante far presente come la fonte Q (detti di Gesù che hanno in comune Matteo e Luca) venga fatta risalire (la raccolta) dagli studiosi già agli anni 40-50 d.C. Insomma, già solo dopo circa 10 anni dalla morte di Gesù (per il tempo in cui ci troviamo, sono veramente pochi) si è iniziato a fare una raccolta sistematica delle parole di Gesù. Sotto questo punto di vista siamo veramente messi bene.

Il Vangelo secondo Marco invece, quello considerato dalla maggior parte degli studiosi moderni come il più antico, risale al 70 d.C. ca. Prima di allora la storia di Gesù era trasmessa oralmente, dai testimoni in carne ed ossa. Quando i seguaci più vicini a Gesù sono cominciati a morire, si è pensato bene di mettere per iscritto la vita di Gesù, per non dimenticare.

Lo stesso Vangelo secondo Giovanni, scritto intorno al 100 d.C., considerato un tempo di poco valore dal punto di vista storico, è stato rivalutato al giorno d’oggi, e la tendenza tra gli studiosi moderni è di vedere e trovare in esso alcune importanti informazioni storiche utili per la ricerca sul Gesù storico.

Insomma c’è un ampio consenso accademico sul fatto che leggendo in modo critico i Vangeli si possano ricavare parecchie informazioni storiche attendibili e utili su Gesù.

Credere che i Vangeli siano esclusivamente e per intero una fiction è a dir poco surreale, anche perché la maggior parte degli studiosi è del parere che Marco e Giovanni siano indipendenti tra di loro, eppure riportano a grandi linee la stessa storia (dal battesimo di Gesù fino alla sua morte in croce).

IV. Nessuno ha mai dubitato della storicità di Gesù nei primi secoli d.C.

È curioso notare come tra i vari movimenti cristiani che c’erano nei primi secoli d.C. nessuno abbia mai messo in dubbio l’esistenza storica di Gesù (nell’ambito del docetismo non si nega il fatto che Gesù fosse perlomeno apparso alla gente come un uomo reale). Era ed è un presupposto base che Gesù sia effettivamente esistito.

Nemmeno tra gli antagonisti del Cristianesimo primitivo, come ad esempio alcuni ebrei e determinati pagani, non si è mai messo veramente in dubbio l’esistenza storica di Gesù.

Lo stesso Celso (filosofo pagano vissuto nella seconda metà del II sec. d.C.), nonostante fosse un accanito oppositore del Cristianesimo, non ha mai dubitato dell’esistenza di Gesù. [8]
Perché? Per il semplice fatto che Gesù è effettivamente esistito.

V. Il silenzio come prova?

L’argomentazione del silenzio è una delle argomentazioni preferite e basilari tra i sostenitori della teoria della non esistenza di Gesù. In base a vari silenzi loro vorrebbero fare credere che il Nazareno non sia mai esistito: il silenzio di Paolo su Gesù (quando però in realtà abbiamo appena visto assieme che Paolo ci dà varie informazioni su Gesù), il silenzio nelle opere extra-bibliche su Nazaret (quando però l’archeologia attesta l’esistenza di Nazaret ai tempi di Gesù), il silenzio degli scrittori contemporanei di Gesù su Gesù (quando in realtà in pratica nessuno di questi scrittori aveva un motivo valido per cui scrivere qualcosa su Gesù – vedi sotto per maggiori dettagli), ecc.

La realtà è dunque che ci troviamo di fronte ad un abuso vero e proprio di questa argomentazione. Questo perché il silenzio in sé non sarà mai in grado di provare nulla di concreto. Il silenzio è e rimane silenzio. Le intepretazioni che si danno ad esso possono variare in modo assai considerevole, a dipendenza di come uno personalmente vede le cose.

Bisogna stare attenti a chi usa ed abusa dell’argomentazione del silenzio. Sappiate essere critici al riguardo.

Un esempio concreto sull’abuso del silenzio come presunta prova lo si può fare prendendo in considerazione la piuttosto famosa lista di John Remsberg († 1919) pubblicata nel suo libro “The Christ” uscito nel 1909 (libro presente online). Lui fece una lista di scrittori vissuti al tempo di Gesù fino ad un secolo dopo che non menzionano da alcuna parte Gesù. Questa lista la si vede girare tuttora in determinati siti scettici sull’effettiva esistenza storica di Gesù. Tale silenzio viene considerato come prova della sua non esistenza.

Beh, cosa dire al riguardo? A parte il fatto che il silenzio in sé non dimostra molto (John Paul Meier dà nel suo primo volume de “Un ebreo marginale” una spiegazione plausibile sul motivo per cui Gesù non abbia suscitato interesse tra gli autori pagani), bisogna dire che la lista in questione è ambigua, per più motivi. Primo, Remsberg ci mette in essa anche autori come Giuseppe Flavio, Tacito, Plinio il Giovane, Svetonio, ecc., i quali in realtà a Gesù e/o ai primi cristiani hanno in un qualche modo accennato. Secondo, Remsberg nella lista ci mette anche autori, senza alcun modo precisare dove essi avrebbero dovuto dire qualcosa su Gesù. La verità è che parecchi dei nomi presenti in quella famosa lista non hanno mai scritto nulla sulla Palestina, né persino sugli ebrei in generale (figuriamoci dunque sui giudeo-cristiani), quindi chiedersi il motivo per cui quegli autori non hanno scritto nulla su Gesù arrivando magari a presupporre la sua stessa non esistenza diventa veramente ridicolo. Non essendo e non conoscendo la Palestina è ovvio che tali autori non abbiano scritto nulla al riguardo.

Per chi volesse ad ogni modo approfondire questa questione, qui c’è una interessante lettura in inglese: Why did contemporary writers not mention Jesus?

VI. Cospirazione e complottomania

La tesi che Gesù in realtà non sia mai esistito si basa essenzialmente su una presunta cospirazione. Già questo è tutto dire sulla serietà di una simile tesi. Viviamo in un tempo nel quale sempre più persone vedono complotti ovunque, senza però alcuna prova concreta al riguardo. Non per nulla si è giunti a parlare di “complottomania”, una sorta di paranoia, dove uno vede cose in realtà inesistenti.

Le teorie del complotto di norma cercano di farti credere che ci sia un controllo delle informazioni (chi sta al potere cercherebbe di nascondere notizie scomode alla gente comune), e i sostenitori del complotto ti danno una versione dei fatti in realtà falsa (l’intento finale è quello di far suscitare avversione verso un determinato gruppo di persone), si ha a che fare con del populismo (si vuole far credere che chi è al potere non faccia in alcun modo l’interesse della gente comune), e altro ancora.

Peccato che una delle caratteristiche di base dei complotti sia il fatto che sono segreti. La realtà ultima è dunque che sovente abbiamo a che fare con teorie basate sul nulla, senza prove concrete, ma solo insinuazioni, supposizioni, una ricostruzione arbitraria dei fatti con delle interpretazioni a dir poco discutibili della realtà.

La tesi che Gesù sia un mito è destinata a restare marginale e poco accreditata, proprio per il fatto che abbiamo a che fare con una teoria legata ad un complotto (i primi cristiani e la Chiesa avrebbero voluto fare credere che Gesù sia realmente esistito, quando invece…). Teorie simili non hanno possibilità di avere successo a lungo o di convincere la gente con un po’ di senno.

“A good historical hypothesis should account for data coherently, plausibly, and parsimoniously. As theories go, simple, public, and falsifiable should be preferred to complex, non-public (such as “subconsious” or “repressed”), and non-falsifiable.”
(Paula Fredriksen, “What You See Is What You Get: Context and Content in Current Research on the Historical Jesus”, Theology Today 52.1 [1995], p. 77)

-> Una buona ipotesi storica dovrebbe spiegare i dati in modo coerente, plausibile e parsimonioso. Per quanto le teorie vanno, [quelle] semplici, pubbliche e falsificabili sarebbero da preferire rispetto a [quelle] complesse, non pubbliche (come “subconscie” o “represse”), e non falsificabili.

E l’ipotesi storica più semplice è che Gesù sia effettivamente esistito: una tesi coerente, plausibile e parsimoniosa, che si basa su dati concreti e non su speculazioni poco probabili senza supporto da parte delle fonti storiche.

VII. Parallelomania

Dopo l’argomentazione del silenzio, l’argomentazione più frequente contro l’esistenza di Gesù è quella dei presunti paralleli tra la sua vita e quella di miti pre-cristiani (come ad esempio Mitra, Horus, ecc.). In base a questi paralleli si vuole far credere che Gesù sia semplicemente il frutto di un copia-incolla di miti passati, senza alcun fondamento storico.

Si parla a volte anche della categoria delle divinità che sono morte e poi risorte, proprio come Gesù.

Inutile dire però che teorie simili sono teorie che fanno parte del passato. Personaggi come Acharya S o Tom Harpur (i quali sostengono tuttora tesi simili), fanno un uso a-critico di opere stra-datate e sorpassate dalla ricerca recente, tanto è vero che hanno ricevuto importanti critiche persino da simpatizzanti della tesi mitica, come ad esempio Richard Carrier o Robert M. Price (entrambi atei). [9]La verità è che ad esempio della categoria delle divinità che muoiono e risorgono non è rimasto più molto. In particolar modo Jonathan Z. Smith (studioso non cristiano) e Mark S. Smith hanno fatto una tabula rasa di questo concetto: non abbiamo materiale storico concreto per attestare una simile categoria, frutto di speculazioni e interpretazioni arbitrarie fatte in passato da determinati studiosi (James Frazer in primis). [10]

Insomma, dei presunti paralleli non è rimasto molto. (Per maggiori informazioni su questa tematica vedi qui).

Più di recente la parallelomania si è spostata in altri settori, come ad esempio Qumran e i testi ritrovati lì. In particolar modo studiosi come Barbara Thiering e Robert Eisenman hanno contribuito a tale fenomeno, volendo far credere che i rotoli del Mar Morto parlassero di Gesù e/o dei primi cristiani (alla luce proprio di alcuni presunti paralleli). Ma anche qui, come nell’altro caso, abbiamo a che fare con voci infondate, anche perché la maggior parte dei rotoli ritrovati a Qumran sono da datare prima della nascita del Cristianesimo primitivo. Non per niente tesi simili vengono considerate giustamente surreali da in pratica tutti gli studiosi del settore (cristiani, ebrei e non credenti in modo indistinto).

Infine, un fenomeno meno frequente è quello di trovare persone che vedono nei testi di Giuseppe Flavio figure cristiane (al di fuori del Testimonium Flavianum e del martirio di Giacomo). Ma mai come in questo caso, più che negli altri, il termine parallelomania ha ragione di esistere. Non si possono creare ad hoc intere ipotesi solo a partire da presunti paralleli assai discutibili e poco probabili. Il fatto che ci sia una analogia non significa ancora che abbiamo a che fare con la stessa persona sotto le vesti di un altro nome o altre cose simili.
In ambito storico si dovrebbe evitare di lavorare troppo con la fantasia, soprattutto se si vuole restare credibili.

VIII. Contraddizioni, passi leggendari e profezie

Tra le argomentazioni secondarie contro la storicità di Gesù abbiamo:
– visto che i Vangeli si contraddicono a vicenda, devono per forza di cose stare a raccontare eventi mai realmente accaduti
– visto che i Vangeli riportano passi leggendari, devono per forza di cose aver inventato qualsiasi cosa essi contengono
– visto che i Vangeli riportano parecchie profezie che Gesù avrebbe compiuto, devono per forza di cose aver inventato la storia di Gesù in base all’Antico Testamento

Ora, parlo di argomentazioni secondarie, perché qualsiasi storico si metterebbe a ridere di fronte ad argomentazioni simili.

Primo, lo storico non butta via interi documenti considerandoli inutilizzabili solo perché contengono delle contraddizioni tra di loro a livello marginale, ma cerca di ricostruire gli eventi nel modo più obiettivo e probabile possibile, prendendo atto delle differenze presenti nei vari documenti. La verità è che trovare contraddizioni è qualcosa di assai usuale, nulla di straordinario. E il fatto che ci siano divergenze non significa ancora che abbiamo a che fare per forza di cose con alcune versioni false e altre vere.

Come una casa ha di norma 4 differenti facciate, diverse tra di loro (nonostante l’aspetto della casa vari a dipendenza della prospettiva presa, essa è una sola), così anche un evento può essere descritto da prospettive differenti, cosa che può portare a delle divergenze nei vari racconti, nonostante la sincerità di tutti quelli che descrivono l’evento.

Secondo, uno storico non arriva ad escludere come fonte storica un testo, solo perché ci sono dei passi leggendari all’interno di esso. Un tempo era infatti una prassi alquanto comune quella di abbellire una biografia con eventi leggendari da interpretare in modo allegorico.

Non perché qualcosa è leggendario significa poi che sia falso, un imbroglio o qualcosa di negativo. Dietro ad ogni leggenda c’è un insegnamento o qualcosa da apprendere, come anche dietro ad ogni parabola detta da Gesù ci sta dietro una morale.

Terzo, “[a criterion] that is sometimes proposed is of a sceptical, negative character; it insists on the rejection of all events which ‘fullfilled’ the Old Testament, on the grounds that, in order to achieve such a fulfilment, they must have been invented by the evangelists or their sources. Yet this principle is not invariably effective, since, as we have seen, Jesus himself sometimes deliberately arranged and adjusted his acts and sayings in order to make sure they did fulfit scriptural predictions.”
(Michael Grant [ateo], “Jesus. An historian’s review of the gospels”, Charles Scribner’s Sons, New York 1977, pp. 201-202)

-> Un criterio che ogni tanto viene proposto è [il seguente] dal carattere scettico e negativo; esso insiste sul rigetto di tutti quegli eventi che “adempiono” l’Antico Testamento, per il motivo che, nella procedura di realizzare tali adempimenti, [questi eventi] devono essere stati inventati dagli Evangelisti o le loro fonti. Tuttavia questo principio non è immancabilmente valido, visto che, come abbiamo constatato, Gesù stesso alcune volte deliberatamente ha conciliato e adeguato le sue azioni e parole in modo tale da assicurare che esse adempissero le profezie scritturali.

Quindi, come dice giustamente anche lo storico ateo Michael Grant, dietro alle profezie adempiute da Gesù ci sono anche avvenimenti realmente accaduti, non sempre solo invenzioni.

IX. G.A. Wells ha cambiato idea

G.A. Wells è stato dagli anni ’70 fino agli anni ’90 se vogliamo dire il punto di riferimento o l’esponente più rinomato della tesi che Gesù sia stato un mito. Ha pubblicato vari libri su questo tema, cambiando però nel corso del tempo sempre opinione, arrivando infine ad ammettere nella sua ultima opera l’esistenza storica di Gesù. Lui stesso, dopo anni di studi, ha ammesso che è innegabile il fatto che Paolo credesse in un Gesù storico, come anche il fatto che la fonte Q si rifaccia ad un personaggio realmente esistito. In base a ciò risulta poco sensato dubitare dell’esistenza storica di Gesù.

Il cambiamento di opinione di G.A. Wells ha rappresentato un duro colpo per quelle poche persone che ancora credevano nella possibile non esistenza di Gesù.

X. Conclusioni

Bisogna andare contro parecchi consensi accademici su vari fronti per poter sostenere la tesi che Gesù sia stato un mito. Questo rende la tesi della non esistenza di Gesù poco realistica e assai poco probabile. Bisognerebbe infatti contemporaneamente argomentare contro Paolo e il fatto che lui credesse in un Gesù storico, contro il Testimonium Flavianum come anche quanto riportato da Tacito, contro i Vangeli sinottici e Giovanni, oltre che spiegare il motivo per cui nei primi secoli d.C. nessuno dubitava dell’esistenza storica di Gesù, per non dire come sia potuto sorgere il Cristianesimo senza un Gesù storico (la cosa avrebbe del miracoloso), senza dimenticarci che bisognerebbe spiegare anche come mai nemmeno più G.A. Wells crede più in una tesi simile.

Francamente sono del parere che solo persone poco obiettive e poco oneste intellettualmente possono ancora dare credito ad una tesi del genere.

In definitiva dubitare dell’esistenza storica di Gesù il Nazareno non ha senso.

5) Gli scettici più radicali cambieranno forse idea?

“Per coloro che credono, nessuna prova è di per sé necessaria. Per coloro che non credono, nessuna prova sarà mai sufficiente.”

Nonostante tutto, nonostante insomma l’esistenza di Gesù sia qualcosa di assodato e accertato, gli scettici più radicali difficilmente cambieranno idea, anche di fronte alle prove e argomentazioni più lampanti e convincenti. Quello che a loro infatti interessa veramente di norma non mi pare essere tanto la verità ma piuttosto il loro voler distruggere ad ogni costo i vari credi delle varie religioni. E dietro a questa volontà troviamo di norma delusione, frustrazione, tramutato poi in rancore e odio, invidia e pessimismo, insomma abbiamo a che fare con un vero e proprio malessere interiore (dovuto probabilmente a mancanza e carenza di amore e affetto). [11]

Dico così, perché altrimenti non si spiegherebbe il loro modo di comportarsi, infatti “una persona che si sente bene non ha mai alcun bisogno di attaccare o di mettere in ridicolo nessun altro.” [12] Cosa che però persone come ad esempio Luigi Cascioli o Fernando Liggio fanno. Ma probabilmente lo fanno proprio perché non stanno bene con se stessi.

Ciò che dunque ci vuole è un po’ di comprensione e compassione per persone come queste. Arrabbiarsi o rispondere per le rime non serve a molto in situazioni simili.

Serve piuttosto l’amore di cui parlava Gesù, il buon esempio e tanta pazienza. Noi cristiani siamo fortunati, perché disponiamo dell’amore di Cristo, della pienezza che ci dà Dio, quel senso alla vita, quell’ottimismo e quell’atteggiamento positivo necessario per vivere una bella vita, che molti invidiano e desiderano possedere. In un certo senso siamo fortunati, fortunati ad aver ricevuto questo dono, la fede.

Vediamo dunque di farne un buon uso.

6) Gesù era forse Giovanni di Gamala?

Se l’ipotesi che Gesù sia stato un mito è assai improbabile, la tesi che Gesù sia stato in realtà Giovanni di Gamala è talmente irrisoria e inverosimile, che persino un ateo come Earl Doherty (pro tesi Gesù = mito) ha liquidato questa questione con una battuta. Questo perché Giovanni di Gamala non è una figura storica bensì un’invenzione letteraria di un qualche secolo fa (l’autore non ha mai sostenuto la storicità di questo personaggio e non era di certo disposto a morire per esso). Insomma, abbiamo a che fare con fanta-storia, nulla di serio o degno di nota.

7) Proposte di lettura

– Gerd Theissen e Annette Merz, “Il Gesù storico: un manuale” (libro piuttosto liberale che dà una panoramica generale sullo stato attuale della ricerca sul Gesù storico)
– John Paul Meier, “Un ebreo marginale” (abbiamo a che fare con vari volumi di uno degli studiosi più importanti e influenti nella ricerca sul Gesù storico degli ultimi due decenni)
– Armand Puig i Tàrrech, “Gesù. Risposta agli enigmi” (un buon libro da cui incominciare se si è dei cristiani conservatori, visto che l’autore difende bene o male tutti i punti come presentati nella tradizione cristiana [cattolica])
– Robert Van Voorst, “Gesù nelle fonti extra-bibliche” (tratta brevemente la questione di norma nemmeno presa in considerazione dagli studiosi accademici, cioè la tesi Gesù = mito, oltre che trattare ovviamente in modo approfondito Gesù nelle fonti extra-bibliche)
– James Patrick Holding, “Shattering the Christ Myth” (libro dal carattere apologetico specifico contro la tesi che Gesù sia stato un mito; prende in particolar modo di mira Earl Doherty e Acharya S oltre che il film “Zeitgeist The Movie”)

Note:

[1] Per vedere il numero di opere accademiche scritte sul Gesù storico solo negli anni ’90, vedi ad esempio in: Gerd Theissen e Annette Merz, “Der historische Jesus. Ein Lehrbuch”, Vanderhoeck & Ruprecht, Göttingen 2001, pp. 529-530

[2] Ernst Ludwig Ehrlich, “Jesus im Judentum heute” in: Helgo Lindner (a cura di), “Ich bin ein Hebräer”, Brunnen, Göttingen 2003, p. 279

[3]I passi su Giovanni il Battista e Giacomo il fratello di Gesù sono stati sospettati di interpolazione da un numero veramente ed estremamente limitato di studiosi, senza argomentazioni convincenti. Per il passo su Giacomo vedi cosa ho riportato in precedenza, mentre sul passo di Giovanni il Battista vedi qui:

“There can be little doubt as to the authenticity of Josephus’ reference to John the Baptist (Ant 18 §116-119), especially since the language is particularly typical of this part of Ant, since it contains two different forms of the word baptism (which an interpolator would almost certainly have avoided), since it is approximately twice as long as the Jesus passage and yet has no reference to the connection between John and Jesus, and, above all, since the reason given for John’s death contradicts the Gospels*. Moreover, the 3d-century Origen, who explicitly states that Josephus did not believe in Jesus as Christ, cites this passage.”
(Louis Feldman, Art. “Josephus” in: David Noel Freedman [a cura di], “The Anchor Bible Dictionary”, Doubleday, New York 1992, Vol. III, p. 990)

* Una contraddizione apparente che non è per forza di cose sinonimo di falsità da parte di uno dei due fronti. Questo lo fa presente anche Feldman. Prospettive diverse danno versioni diverse, anche se l’evento è lo stesso.

[4] Louis Feldman, “Josephus: Jewish Antiquities” (Loeb Classical Library), Vol. IX, 1965, p. 49

[5] Graham N. Stanton, “The Gospels and Jesus”, Oxford University Press, New York 1989, p. 149

[6] Graham N. Stanton, “The Gospels and Jesus”, Oxford University Press, New York 1989, p. 149

[7] David Flusser, “Jesus”, The Hebrew University Magnes Press, Jerusalem 2001, p. 19

[8] Al riguardo vorrei fare luce sul seguente passo che circola in internet (persino su Wikipedia!) e che anche pseudo-studiosi come Luigi Cascioli utilizzano per cercare di dimostrare che Gesù in realtà fosse Giovanni di Gamala:

“Colui al quale avete dato il nome di Gesù in realtà non era che il capo di una banda di briganti i cui miracoli che gli attribuite non erano che manifestazioni operate secondo la magia e i trucchi esoterici. La verità è che tutti questi pretesi fatti non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità. È noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate”
(Salvatore Rizzo [a cura di], “Contro i cristiani” di Celso, Rizzoli, Milano 1989)

Questo passo, così come viene presentato, è un clamoroso falso, inesistente nel libro a cura di Rizzo e nemmeno trovabile in: Giuliana Lanata, “Il discorso vero”, Adelphi, Milano 1987 e Horacio E. Lona, “Die ‘Wahre Lehre’ des Kelsos”, Freiburg 2005. Da dove proviene è un mistero. Una cosa però è certa: non fa parte del discorso fatto da Celso. Non che lui non dica cose che vanno in quella direzione, ma quella citazione, così come viene presentata, è introvabile.

Iniziando dalla seconda parte della presunta citazione:

“La verità è che tutti questi pretesi fatti non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità. È noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate”
(Celso?)

Ma prima di vedere come stanno le cose faccio presente quanto segue:

“[Q]ualcosa nuoce all’opera di Celso: è lo spirito polemico che porta l’autore al semplice sfruttamento di tanto materiale di informazione, senza un vaglio critico, senza un’indagine volta alla ricerca della verità che in esso poteva celarsi. Gli stessi testi e le stesse informazioni sono usate ora in un senso, ora in un altro del tutto contrario al primo.”
(Salvatore Rizzo [a cura di], “Contro i cristiani” di Celso, Rizzoli, Milano 1994 [2. Ed.], p. 30-31)

Insomma, l’opera di Celso ha dei chiari limiti. Abbiamo a che fare con della semplice polemica, e non un trattato storico. Detto questo, comunque, vediamo un po’ cosa troviamo scritto effettivamente nel suo “Discorso vero”:

“[N]emmeno, mentendo, riuscite a rivestire di credibilità le vostre invenzioni. Anzi, alcuni fedeli, come ubriachi che arrivano ad attaccar briga fra di loro, alterarono il testo originario del Vangelo in tre e in quattro e in molti modi diversi e ne divulgarono rifacimenti, per aver modo di controbattere le confutazioni.”
(Celso in: Rizzo, p. 101 [II, 26-27])

A cosa si riferisce Celso in questo passo?

Rizzo nella nota n. 60 scrive:

“Celso allude alle alterazioni che sui Vangeli operarono gli eretici, come Marcione, Valentino, ecc. (vedi Origene Contra Celsum II, 27) ed anche ai Vangeli Apocrifi, costruiti in base a quelli autentici, ma adeguati alle dottrine particolari di sette e comunità non ortodosse, come il Vangelo degli Ebrei, il Vangelo degli Egiziani, ecc. dei quali conosciamo solo frammenti.”
(Rizzo, p. 101)

Oltre a vedere la risposta di Origene, si può anche andare a vedere in seguito come Celso conosca bene le varie sette eretiche sorte nei primi due secoli d.C.

Egli stesso parla (“non si creda che io non sappia…” Celso in: Rizzo, p. 191 [V, 61a]) degli gnostici, di Marcione, di Valentino, dei Sibillisti (?), di Simone il Mago, dei Eleniani, dei Marcelliani, degli Arpocraziani, dei seguaci di Mariamme e quelli di Marta, ecc. (“altri ancora ne conosco” Celso in: Rizzo, p. 193 [V, 63a]).

E come fa presente:

“A vicenda costoro si scagliano le ingiurie più orribili, dicibili ed indicibili, né potrebbero rassegnarsi alla concordia a nessun patto, poiché si odiano l’un l’altro senza remissione.”
(Celso in: Rizzo, p. 191.193 [V, 63a])

Insomma, quando Celso parla di continue alterazioni dei testi, ecc., pensa in particolar modo a tutto questo casino con i vari movimenti eretici e i loro testi.
Passando ora al primo passo della presunta citazione proveniente da Celso:

“Colui al quale avete dato il nome di Gesù in realtà non era che il capo di una banda di briganti i cui miracoli che gli attribuite non erano che manifestazioni operate secondo la magia e i trucchi esoterici.”
(Celso?)

Per quanto riguarda la magia, si trovano vari passi di questo genere:

“Grazie alla magia, del resto, lo stesso Gesù fu in grado di operare quei miracoli che si ritenne operasse.”
(Celso in: Rizzo, p. 65 [I, 6b])

“Insomma le tue furono azioni di mago malvagio e in odio a Dio.”
(Celso in: Rizzo, p. 91 [I, 71])

Come fa presente anche Rizzo nella nota 11 l’accusa di magia (in senso spregiativo) era comune ed è sorta nell’ambiente ebraico. Gli ebrei non mettevano in dubbio il fatto che Gesù potesse guarire e compiere “miracoli”, ma erano del parere che egli lo facesse in nome di Belzebù (Satana).

Detto questo, bisogna poi dire e sottolineare che Celso non dubita in alcun modo dell’esistenza storica di Gesù il Nazareno, né dubita in alcun modo che si chiamasse Gesù.

Dà del presuntuoso [II, 7a], del bugiardo [II, 7b], dell’empio [II, 7c] a Gesù, come anche del millantatore e ciarlatano (Celso in: Rizzo, p. 103).
“Gesù non si mostrò puro da tutti i mali né è stato esente da colpe”
(Celso in: Rizzo, p. 107 [II, 41-42a])

“[C]ome dicono, [Gesù] era piccolo, brutto e volgare”
(Celso in: Rizzo, p. 237)

Mentre dei suoi discepoli dice: “Giacché, raccolti intorno a te dieci o undici uomini screditati, gabellieri e marinai tra i peggiori, con questa compagnia vai fuggendo qua e là, accattando di che nutrirti nella vergogna e nella miseria.” (Celso in: Rizzo, p. 87.89 [I, 62])

Insomma, Celso ne dice veramente di tutti i colori sia contro Gesù (nato da un’adultera, ecc.) che contro i suoi seguaci (barbari e meschini), ma non identifica mai Gesù e i suoi seguaci con dei ribelli violenti anti-romani.

Fa solo a volte dei paragoni con i briganti.

“Un generale valente e capo di molte decine di migliaia di soldati non fu mai tradito, anzi nemmeno fu tradito un capo-brigante malvagio e comandante di uomini completamente depravati: egli risulta pur utile ai suoi compagni! Gesù invece, dal momento che fu tradito da chi era a lui sottoposto, evidentemente non comandò come un valente generale e, neppure dopo aver ingannato i suoi discepoli, riuscì ad infondere in loro, nei suoi riguardi, quella benevolenza, per chiamarla così, che si nutre per un capo-brigante.”
(Celso in: Rizzo, p. 95.97 [II, 12])

Celso qui fa presente come persino un capo-bringante non viene di norma tradito mentre Gesù (che non era un capo-bringante) è stato tradito da uno dei suoi (Giuda Iscariota), e si fa due risate per questo.

Altrove invece fa il seguente paragone:

“Usando la stessa vostra impudenza, anche a proposito di un brigante o di un assassino che sia stato condannato si potrebbe dire: ‘Costui non era un brigante, ma era Dio, poiché predisse a quelli della sua banda che avrebbe patito quelle pene che veramente ha patito’.”
(Celso in: Rizzo, p. 107 [II, 44b])

Qui è palese come Celso non consideri Gesù un brigante (non sta parlando di lui), ma faccia un esempio concernente i briganti o un assassino sull’assurdità di considerare un essere del genere divino solo perché ha preannunciato il suo futuro.

Non avendo senso la cosa con un brigante, per Celso non ha senso nemmeno con Gesù che brigante non era.
Insomma, come fa presente anche Giuliana Lanata in tutti questi frammenti Gesù è solo paragonato, e non identificato a un capo fazione, a un brigante rivoluzionario.

Celso sa e conosce bene il fatto che Gesù abbia detto di porgere l’altra guancia, ecc.

In definitiva, Celso ci dice (o meglio allude ed è chiaro a cosa allude) che Gesù era un uomo di Nazaret, che è stato battezzato nel Giordano da Giovanni il Battista, che aveva dei seguaci (Giuda l’ha tradito, mentre Pietro l’ha rinnegato), che è stato messo alla croce e che i suoi seguaci credevano e dicevano che fosse risorto (Maria

Maddalena fu la prima testimone al riguardo).
Tutto questo Celso non lo mette in dubbio. Lui personalmente ovviamente non crede affatto che Maria fosse vergine, che Gesù sia risorto, che egli fosse [figlio di] Dio, ecc., ma non crede nemmeno che Gesù non sia esistito, o che fosse in realtà Giovanni di Gamala o un brigante violento anti-romano.

[9] Per una panoramica su quanto poco seria sia Acharya S ci si può leggere in inglese quanto segue: A Refutation of Acharya S’s book, The Christ Conspiracy (c’è compresa una parte della recensione negativa fatta da Robert M. Price [ateo]); Richard Carrier [ateo] invece afferma che il libro di Kersey Graves “The World’s Sixteen Crucified Saviors” essendo antiquato è stra-sorpassato e inutilizzabile per qualsiasi studioso serio (eppure Acharya S lo utilizza considerandolo una miniera preziosa): Kersey Graves and The World’s Sixteen Crucified Saviors. Nessuno studioso serio prende in seria considerazione le teorie di Acharya S, per il semplice fatto che sono infondate e basate sul nulla.

[10] Vedi ad esempio: Jonathan Z. Smith, Dying and Rising Gods in: Lindsay Jones (a cura di), “Encyclopedia of Religion”, Macmillan Reference USA, Detroit 2005, Vol. IV, pp. 2535-2540; Jonathan Z. Smith, “Drudgery Divine: On the Comparison of Early Christianities and the Religions of Late Antiquity”, The University of Chicago Press, 1990; Mark S. Smith, “The Death of ‘Dying and Rising Gods’ in the Biblical World”, Scandinavian Journal of the Old Testament 12/2 (1998) 257-313.

[11] Parlo di delusione e frustrazione perché in certi casi abbiamo a che fare con ex-credenti, rimasti delusi dal Cristianesimo, da Dio e da Gesù. Si sentono in un certo senso traditi dalla fiducia che un tempo avevano dato e investito in questa fede, che poi per vari motivi hanno perso.

Tale “separazione”, se non gestita bene, può portare e tramutarsi in seguito in odio e ostilità, come anche invidia. Invidia di ciò che i credenti hanno mentre loro no: la fede. Difficilmente vedremo mai un credente desiderare qualcosa che l’ateo ha, mentre è già più semplice trovare atei desiderosi di avere quella fede che hanno i credenti. Magari questo desiderio non sarà in tutti manifesto e lampante, ma pur sempre presente in un qualche modo.

Ho infine utilizzato il termine pessimismo, perché da studi recenti è emerso che tra ottimismo e ostilità c’è una certa correlazione. Più una persona è ottimista, meno ostile sarà rispetto al prossimo, e viceversa.

Il fatto dunque che personaggi come Cascioli o Liggio dimostrino parecchia ostilità nei confronti dei credenti – Cascioli persino arrivando a fare una battaglia personale portata in tribunale – può essere visto come un segnale di pessimismo presente in tali persone. Ma detto questo, non voglio comunque esprimere nessuno giudizio definitivo al riguardo.

[12] K. Pollak (psicologo), “Tu e gli altri”, Macroedizioni, 1998, p. 36


Tratto da: http://elijahsix.blogspot.it/2009/07/gesu-e-davvero-esistito.html