buddismo-falsa-religione

Cenni Storici

Il termine «buddismo» deriva dal titolo onorifico di «Buddha» (dal sanscrito «risvegliato» o «illuminato»). Il buddismo nasce nell’ambiente culturale indiano, e poi, sotto l’influsso di monaci buddisti, si espande a macchia d’olio, prima a Sud e poi a Nord (Tibet, Cina, Corea e Giappone). In breve, è un movimento filosofico-religioso separatosi dall’induismo tradizionale.

Origini

Tutto cominciò in India nel 563 a.C. (al tempo dei profeti biblici Geremia ed Ezechiele) sulle pendici occidentali dell’Himalaya, quando nacque Siddhartha Gautama, figlio del reggente di uno dei tanti regni locali, vicino al confine con il Nepal. Suo padre Suddhodana cercò di tenerlo lontano dalle difficoltà della vita, circondandolo di ogni possibile agio. Tuttavia, la natura meditativa del giovane diede ben presto una svolta decisiva alla sua vita. In varie occasioni, passeggiando nei dintorni della reggia, Gautama vide un vecchio, un malato ed un morto. Pieno di compassione per l’umanità, cercò di scoprire il modo per superare il dolore e la morte stessa.

Fu così che all’età di ventinove anni il giovane principe abbandonò la moglie e la famiglia per divenire un asceta itinerante. Si accorse, però, che neanche quella era la via per risolvere il problema. Un giorno, mentre era sotto un albero in “meditazione”, sarebbe stato “illuminato”, e divenne, appunto, il Buddha, che, come abbiamo detto, vuol dire proprio «illuminato». Non fu, però, illuminato da qualche divinità, ma da lui medesimo, poiché da sé stesso comprese quella che sarebbe stata chiamata la via di mezzo, cioè il giusto equilibrio tra gli estremi, tra una vita dedita alle gioie ed ai piaceri terreni, e l’umiliazione fisica di un’ascesi troppo severa. Questa era basata sulle quattro verità fondamentali, che dopo vedremo di cosa si tratta. Dopo essere stato “illuminato”, Gautama si rivolse ai cinque asceti che si erano uniti a lui nella ricerca della liberazione dalla sofferenza e dalla morte, in un discorso definito il «Manifesto del Buddismo», che costituì, senz’altro, il punto di rottura con la religione tradizionale, anche se alcuni suoi concetti furono mantenuti, come, ad esempio la reincarnazione e l’esistenza degli dèi, o esseri superiori. Tuttavia, nel buddismo delle origini non c’è posto per Dio, o divinità varie, che possano aiutare l’uomo a raggiungere la felicità (Nirvana), cioè l’assenza completa di desiderio. Il Buddha stesso non pretese mai di essere divino. Nella sua fase originaria il buddismo si presenta solo come una filosofia atea ed agnostica.

Scuole e correnti

Dopo questa esperienza, il Buddha iniziò la sua predicazione che doveva durare circa 45 anni, facendo molti adepti e creando la «Comunità di monaci buddisti» (Sangha). Comunque, ormai vecchio, dopo una breve malattia causatagli da un’intossicazione intestinale, Buddha muore probabilmente attorno al 486 a.C.. Subito dopo la sua morte si formarono sulla sua persona molte leggende che ne fecero un personaggio mitico: egli sarebbe stato preceduto da sei Buddha e seguito da altri; la sua vita sarebbe stata un susseguirsi di miracoli, uno più strepitoso dell’altro. Ebbe così inizio un processo di glorificazione che portò a fare del Buddha storico un essere divino, che avrebbe addirittura posseduto tre corpi:

1. quello fittizio del Buddha storico, ombra o riflesso del vero corpo;
2. quello raggiante di luce, in cui si manifesta il frutto delle azioni meritorie compiute da un Buddha nel corso delle sue esistenze precedenti;
3. quello vero, detto «corpo della legge» (dharmakaya), che esprimeva la natura perfetta del Buddha, come realtà coestensiva all’universo, e costituente il fondo di tutti gli esseri.
Il Buddha non nominò mai un successore, limitandosi a dire ai discepoli di fare della dottrina stessa la loro unica e vera guida. Ben presto, però, i suoi seguaci si scontrarono sull’interpretazione di essa, e sorsero così le diverse scuole buddiste. Attualmente si distinguono tre grandi correnti principali:

1. Il piccolo Veicolo (Hinayana), nota anche come «Scuola del Sud» poiché è diffusa soprattutto nell’Asia meridionale (Birmania, Sri Lanka, Cambogia e Thailandia). Coloro che aderiscono a questa corrente sono dei conservatori, in quanto si considerano i depositari dell’ortodossia buddista. Essa è d’impronta atea ed individualista. L’uomo si salva da solo, praticando la vita monastica, l’ascesi e la meditazione.

2. Il grande Veicolo (Mahayana), nota anche come «Scuola del Nord» poiché, al contrario della precedente, questa si è diffusa soprattutto nell’Asia settentrionale (Cina, Giappone, Corea, Mongolia, Nepal, India del Nord e Tibet). Attualmente è la forma di buddismo più diffusa nel mondo. Diciamo che, rispetto al precedente, è più religioso, avendo introdotto elementi dedotti probabilmente dall’induismo e, in generale, scaturiti dal desiderio, tutto umano, di avere qualche salvatore che aiuti in questa vita e nell’altra. In contrapposizione con «Il piccolo Veicolo» sostiene:

· che esiste una sola realtà assoluta;
· che l’esistenza dell’IO individuale è illusoria;
· che la salvezza si raggiunge solo con l’aiuto degli altri;
· che la massima perfezione consiste nell’avere così tanta compassione verso gli altri da rinunciare al nirvana per salvarli.

1. Il Veicolo delle formule magiche (Mantrayana), nota anche come «Veicolo di diamante», si sviluppò a partire dal VI-VII sec. d.C.. Si è diffusa particolarmente in Tibet e, in minor entità, anche in Nepal, Cina e Giappone. Propone la salvezza attraverso pratiche magiche e rituali erotici.

Il buddismo moderno, ha preso le caratteristiche proprie delle religioni di questo mondo: templi, considerati luoghi sacri, in cui domina la statua del Buddha, oggetto di venerazione da parte dei fedeli; recitazione (simile al rosario del cattolicesimo) dei discorsi del Buddha da parte dei monaci nelle case dei fedeli, che così pensano di guadagnare meriti (simile alle opere meritorie del cattolicesimo) migliorando la loro situazione quanto ad energia karmica; gli stessi monaci costituiscono una specie di casta sacerdotale.

Il buddhismo in Italia

Dal 1900 (e specialmente dal 1950) ebbero ampia espansione anche in Italia alcuni movimenti che si ispirano al buddismo. In Italia il buddismo è presente sotto due forme: il buddismo tibetano, appartenente alla corrente «Il grande veicolo», ed il buddhismo giapponese, Zen.

Il Buddhismo tibetano

Esso è presente in Italia ad opera di monaci tibetani, che hanno dovuto abbandonare il loro paese in seguito all’invasione cinese. Al centro «Rabten Ghe-pel-Ling» sito in Milano, si svolgono gli insegnamenti teorici e pratici. Comunque, il centro più organizzato ed efficiente si trova fra le colline della campagna toscana, nei pressi di Pomaia. In questo complesso monastico vivono una trentina di persone che organizzano corsi, a cui partecipano ogni anno circa 800 persone. Un altro gruppo di buddisti tibetani fa capo ad un periodico che si chiama «Ascesi». I seguaci dividono il tempo tra studio del buddismo, meditazione e lavoro manuale.

Il Buddhismo giapponese: lo Zen

Le pratiche insegnate da questa corrente del buddismo hanno trovato buona accoglienza in Italia. Il centro italiano più importante è il monastero di Milano diretto da un veneziano. Non si hanno notizie attendibili sul numero esatto di coloro che possono definirsi adepti del soto zen. Nel nostro Paese sarebbero alcune decine, mentre più vasta sarebbe la cerchia dei simpatizzanti, stimabile attorno alle 500 unità.

Il buddhismo Zen insegna che il soggetto, o «Io individuale», è soltanto illusorio: il vero Sé dell’uomo è la coscienza di Buddha. Anche l’universo non è che una manifestazione del Sé, della Mente, della Coscienza del Buddha.

Per giungere all’illuminazione si deve praticare la meditazione che consiste nello stare seduti a gambe incrociate, col busto eretto, respirando regolarmente, tenendo gli occhi leggermente aperti, spingendo la lingua contro il palato. Durante la meditazione occorre abbandonare la propria individualità per riconoscersi come “Sé universale”, come Buddha stesso.

Cenni Dottrinali

Il Buddha può essere considerato un “protestante” rispetto all’induismo tradizionale. Infatti, fu un agnostico e, come tale, non si occupò di questioni metafisiche, anzi vide un pericolo in esse, in quanto potevano distrarre gli uomini dal vero problema: slegarsi dall’eterno ciclo di nascita e rinascita. La liberazione non può avvenire seguendo una religione. Nel buddismo originario ognuno è solo, nel senso che solo da lui, o lei, dipende la propria liberazione anche se altri – a partire dallo stesso Buddha – possono indicare la via della salvezza. Ora, gli insegnamenti del buddismo si incentrano, sinteticamente, su tre punti.

Il Karma

Il Karma può essere descritto come la somma dei pensieri e delle azioni di un individuo nell’insieme delle sue incarnazioni. In ogni incarnazione l’uomo modifica il suo karma o in bene o in male. Come modificarlo in bene? Semplice! Per mezzo di atti moralmente buoni, di riti e di un’autodisciplina ascetica. È così che migliorando il proprio karma, si sfugge alla terribile succesione eterna di nascite e di rinascite. Ciò costituirebbe la salvezza.

Le quattro verità fondamentali

La serie delle reincarnazioni può essere spezzata coltivando certe virtù e compiendo certi atti. Ecco le quattro verità fondamentali propugnate dal Buddha Gautama:

a) l’esistenza umana comporta automaticamente la sofferenza;
b) la sofferenza è causata dal desiderio del piacere;
c) il sollievo è raggiunto solo mediante l’estinzione del desiderio del piacere;
d) una «strada ad otto corsie» deve essere seguita per eliminare il piacere.

La «strada ad otto corsie» costituisce, in pratica, la via della salvezza. Essa consiste nelle seguenti attività:

1. concezioni esatte: sono quelle elencate sopra;
2. giuste aspirazioni: rinunziare al piacere e desiderare il bene;
3. giusto parlare: non mentire, non usare parole oziose;
4. retta condotta: comportarsi bene;
5. retto agire: non vendere persone come schiavi, né macellare animali;
6. retto sforzo: coltivare stati mentali positivi;
7. retta diligenza: cercare il dominio di sé in ogni cosa;
8. retta concentrazione: darsi alla meditazione finché giunga la pace.

Il Nirvana

Esso è la meta verso la quale tendono i buddisti. Più esattamente è il luogo dove il desiderio del piacere, che è la causa della sofferenza, è assente. Diciamo una specie di “Paradiso”. La via più rapida e sicura per raggiungere il nirvana, è entrare nell’ordine monastico fondato dallo stesso Buddha: lì si possono trovare tutti gli aiuti e le circostanze favorevoli per un’ascesi perfetta.

Tratto da: http://digilander.libero.it/evangeliciortona/buddismo.htm

Come abbiamo visto precedentemente con l’Induismo, anche il Buddismo insegna molte false dottrine ed eresie di perdizione. Innanzitutto c’è da dire che il Buddismo nega l’esistenza di un Dio personale, onnipotente, trascendente, creatore, provvidente, che entra in dialogo con l’uomo e si incarna nella storia per salvarlo dalla schiavitù del peccato. La Scrittura invece non solo ci dice che esiste un Dio personale ma anche che Lui solo è l’unico Dio degno di ricevere l’adorazione ed il culto, secondo che è scritto: “I miei testimoni siete voi, dice l’Eterno, voi, e il mio servo ch’io ho scelto, affinché voi lo sappiate, mi crediate, e riconosciate che son io. Prima di me nessun Dio fu formato, e dopo di me, non ve ne sarà alcuno” (Isaia 43:10) e anche “Così parla l’Eterno, re d’Israele e suo redentore, l’Eterno degli eserciti: Io sono il primo e sono l’ultimo, e fuori di me non v’è Dio” (Isaia 44:6) e ancora “’Io sono l’Eterno, l’Iddio tuo, che ti ho tratto dal paese d’Egitto, dalla casa di servitù. Non avere altri dii nel mio cospetto” (Esodo 20:2-3) ed infine “Allora Gesù gli disse: Va’, Satana, poiché sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto” (Matteo 4:10).

Tuttavia, nonostante i Buddisti non credano nell’esistenza di Dio venerano e adorano Buddha come se fosse Dio. Esistono oggi migliaia di templi buddisti e migliaia di idoli di Buddha che la gente adora. Addirittura nello Sri Lanka esiste una città chiamata Kandy, che è la patria del famoso Tempio del Dente, dove è custodito un dente di Buddha. Sì, il dente di Buddha! La gente vi porta fiori e riso in offerta, e si inchina ad adorare e pregare una scatola d’oro tempestata di gioielli. Una volta all’anno, durante una grande festa, si porta fuori la scatola, la si apre e si mostra il sacro dente di Buddha perché tutti lo adorino. La pagoda più grande del mondo dedicata a Buddha si trova a Rangoon, Burma. La Shwe Dagon o Pagoda d’Oro contiene oltre 3500 idoli di Buddha. Ogni giorno dell’anno, le persone si mettono in fila lungo i tortuosi graditi di questo monumento alto 150 metri per deporre piccole lamine d’oro sul reliquiario, accendere candele ed incenso, e pregare per i loro antenati morti davanti a queste statue di legno, pietra e metallo.

Dio per mezzo d’Israele ha insegnato che l’idolatria è un rito inutile, che offende il Creatore. Egli ha severamente imposto ad Israele di rifuggire dagli idoli: “Non vi farete idoli, non vi eleverete immagini scolpite né statue, e non collocherete nel vostro paese alcuna pietra ornata di figure per prostrarvi davanti ad essa; poiché io sono l’Eterno, l’Iddio vostro” (Levitico 26:1). E Dio maledice chiunque si costruisce “immagine scolpita”: “Maledetto l’uomo che fa un’immagine scolpita o di getto, cosa abominevole per l’Eterno…” (Deuteronomio 27:15). Come anche maledice tutti coloro che confidano nell’uomo anziché in Dio: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si ritrae dall’Eterno!” (Geremia 17:5). Il secondo comandamento del decalogo condanna fortemente il peccato d’idolatria: “Allora Iddio pronunziò tutte queste parole, dicendo: “Io sono l´Eterno, l´Iddio tuo, che ti ho tratto dal paese d´Egitto, dalla casa di servitù. Non avere altri dii nel mio cospetto. Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne´ cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l´Eterno, l´Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l´iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m´amano e osservano i miei comandamenti” (Esodo 20:1,6). L’idolatria è un’opera della carne (Galati 5:20) e gli idolatri non erediteranno il regno di Dio (1 Corinzi 6:9), in quanto la loro parte sarà nel fuoco eterno secondo che è scritto: “quanto … agli idolatri …. , la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda” (Apocalisse 21:8).

Il Buddhismo respinge la nozione di anima intesa come la sostanza individuale, personale, autonoma e immortale nei confronti del corpo. Esso sostiene al contrario che non c’è nessuna anima, dunque c’è una non-anima, che chiama anatta. La Scrittura invece parla di un’anima spirituale e immortale rinchiusa nel corpo che si stacca da questo al momento della morte fisica e lo fa sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Ricordiamo quando Elia si inoltrò nel deserto e sotto quella ginestra espresse il desiderio di morire disse a Dio: “Basta! Prendi ora, o Eterno, l’anima mia, poiché io non valgo meglio de’ miei padri” (1 Re 19:4) quando sempre Elia pregò Dio di risuscitare il figlio della vedova, di cui lui era ospite, disse a Dio: “O Eterno, Iddio mio, torni ti prego, l’anima di questo fanciullo in lui!’ E l’Eterno esaudì la voce d’Elia: l’anima del fanciullo tornò in lui, ed ei fu reso alla vita”; quando Giobbe parla della morte dell’empio dice: “Quale speranza rimane mai all’empio quando Iddio gli toglie, gli rapisce l’anima?” (Giobbe 27:8) quando Gesù disse ai dodici: “Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccider l’anima” (Matteo 10:28) e quando Paolo risuscitò il giovane Eutico: “…e un certo giovinetto, chiamato Eutico, che stava seduto sul davanzale della finestra, fu preso da profondo sonno; e come Paolo tirava in lungo il suo dire, sopraffatto dal sonno, cadde giù dal terzo piano, e fu levato morto. Ma Paolo, sceso a basso, si buttò su di lui, e abbracciatolo, disse: Non fate tanto strepito, perché l’anima sua è in lui” (Atti 20:9-10).

Il buddhismo non riconosce un peccato originale dell’uomo, salvo quei risultati delle cause passate che non sono ancora giunti a maturazione. Gli effetti di ogni nuova azione che sia nociva verranno trascinati con sé da chi li ha causati, secondo la legge del karma. Non riconosce nemmeno il concetto di peccato. La Scrittura invece dice che “il peccato è la violazione della legge” (1 Giovanni 3:4) e che il suo salario è la morte (Romani 6:23). Tramite il peccato commesso dal primo uomo (che era una creatura retta) la sua natura diventò una natura totalmente depravata e corrotta al servizio del peccato, e quindi da allora essendo che il peccato è passato su ogni uomo, tutti hanno peccato e sono sotto la condanna divina. Il peccato commesso dal primo uomo è raccontato dalla Scrittura in questi termini: “Or il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che l’Eterno Iddio aveva fatti; ed esso disse alla donna: ‘Come! Iddio v’ha detto: Non mangiate del frutto di tutti gli alberi del giardino?’ E la donna rispose al serpente: ‘Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero ch’è in mezzo al giardino Iddio ha detto: Non ne mangiate e non lo toccate, che non abbiate a morire’. E il serpente disse alla donna: ‘No, non morrete affatto; ma Iddio sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri s’apriranno, e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male’. E la donna vide che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi, ch’era bello a vedere, e che l’albero era desiderabile per diventare intelligente; prese del frutto, ne mangiò, e ne dette anche al suo marito ch’era con lei, ed egli ne mangiò. Allora si apersero gli occhi ad ambedue, e s’accorsero ch’erano ignudi; e cucirono delle foglie di fico, e se ne fecero delle cinture” (Genesi 3:1-7).

Il Buddismo è una delle tante religioni del mondo che insegna una salvezza per opere che non viene contemplata nella Scrittura. La salvezza è infatti per SOLA grazia divina, ed è quindi interamente GRATUITA, proprio perché è il DONO DI DIO, e si sa che i doni sono gratuiti, altrimenti non sarebbero più doni. Dice l’apostolo Paolo: “Poiché gli è PER GRAZIA che voi siete stati salvati, MEDIANTE LA FEDE ; e ciò non vien da voi; è il DONO DI DIO. NON È IN VIRTÙ DI OPERE, affinché niuno si glorî” (Efesini 2:8-9). “Ma se è per grazia, NON È PIÙ PER OPERE; altrimenti, grazia non è più grazia” (Romani 11:6). “poiché per le opere della legge NESSUNO SARÀ GIUSTIFICATO al suo cospetto” (Romani 3:20). “Poiché tutti coloro che si basano sulle opere della legge SONO SOTTO MALEDIZIONE; perché è scritto: Maledetto chiunque non persevera IN TUTTE LE COSE scritte nel libro della legge per metterle in pratica!” (Galati 3:10). La giustificazione è solo per la fede in Cristo Gesù, secondo che è scritto: “GIUSTIFICATI DUNQUE PER FEDE, abbiam pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Romani 5:1) ed anche: “avendo pur nondimeno riconosciuto che l’uomo NON È GIUSTIFICATO per le opere della legge ma lo è SOLTANTO PER MEZZO DELLA FEDE in Cristo Gesù, abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù AFFIN D’ESSER GIUSTIFICATI in Cristo e NON PER LE OPERE DELLA LEGGE, poiché per le opere della legge NESSUNA CARNE SARÀ GIUSTIFICATA” (Galati 2:16). Noi non possiamo assolutamente essere giusti agli occhi di Dio per mezzo della nostra giustizia, perché per Dio essa è “come un abito lordato” (Isaia 64:6). Si è giusti solo se si crede nel sacrificio propiziatorio di Cristo Gesù. Infatti circa il sacrificio di Cristo, profetizzò il profeta Isaia: “Egli vedrà il frutto del tormento dell’anima sua, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, RENDERÀ GIUSTI I MOLTI, e si caricherà egli stesso delle loro iniquità” (Isaia 53:11). E la salvezza, lo ripeto ancora una volta, è per mezzo della fede in Cristo: “perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e AVRAI CREDUTO COL CUORE che Dio l’ha risuscitato dai morti, SARAI SALVATO” (Romani 10:9) e CREDI nel Signor Gesù, e SARAI SALVATO tu e la casa tua” (Atti 16:31). Il Buddismo invece insegna che l’illuminazione e quindi la salvezza si ottiene per opere e rituali come ad esempio la meditazione e l’ascesi e così facendo sta ingannando molte anime, visto che le sta portando a confidare nella propria giustizia e non invece nella “giustizia che vien DALLA FEDE” (Romani 4:13). Per non parlare poi delle pratiche occulte e pagane presenti nel Buddismo e che sono categoricamente proibite dalla Bibbia (cfr. Deuteronomio 18:9-12). Il Buddismo è essenzialmente una religione umanista che mette l’uomo al centro dell’universo, mentre il Cristianesimo è teista e mette Dio al centro dell’universo. Per i Buddisti l’uomo è l’artefice della propria salvezza, mentre per i Cristiani “la salvezza appartiene all’Eterno” (Giona 2:10) e Gesù Cristo è visto come “l’autore d’una salvezza eterna” (Ebrei 5:10). Il Cristianesimo promette il perdono di tutti i peccati (cfr. Colossesi 2:13 ; Efesini 1:7) e la futura eliminazione del peccato e della sofferenza per tutta l’eternità (cfr. Apocalisse 21:3-4). Per il Buddismo invece siccome non esiste un Dio che si indigna per il peccato e la ribellione dell’uomo, non c’è nessuna promessa di perdono ed eliminazione del peccato, piuttosto promette un’ipotetica eliminazione della sofferenza e della persona. Il Cristianesimo promette la salvezza dal peccato e non dalla vita stessa (cfr. 1 Giovanni 2:2). La vita di una persona ha infatti un grande valore per il Cristiano, visto che l’uomo è stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Genesi 1:26,31) ed ha come promessa la comunione con Dio e la vita eterna (cfr. Apocalisse 21:3-4). Inoltre ha un insegnamento ben definito per quanto riguarda la vita ultraterrena (es. paradiso o inferno – Matteo 25:46). Il Buddismo invece, come l’Induismo, insegna la reincarnazione ed ha soltanto un mutevole Nirvana, dove l’uomo cessa di esistere, mentre nella corrente del Mahayana esistono un paradiso ed un inferno temporaneo, ed inoltre insegna la deificazione finale dell’uomo mediante la realizzazione della natura di Buddha. Questa è la vecchia menzogna satanica: “gli occhi vostri s’apriranno, e sarete come Dio” (Genesi 3:5). Il Cristianesimo nega assolutamente la reincarnazione in quanto il sacrificio espiatorio compiuto da Cristo Gesù sulla croce del Calvario e perfettamente sufficiente a pagare per i peccati di tutta l’umanità. In altre parole, se “Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture” (1 Corinzi 15:3), non c’è più bisogno che una persona paghi il prezzo del peccato (“karma”) attraverso molte vite (cfr. Colossesi 2:13; Ebrei 9:27; 10:10,14; Efesini 1:7). Nel Cristianesimo Dio glorificherà o punirà l’anima degli uomini per l’eternità (cfr. Giovanni 5:28-29) mentre nel Buddismo non esiste nemmeno il concetto di anima e spirito che viene punito o glorificato, visto che tutto è illusione. La moralità assoluta è un tema centrale del Cristianesimo (cfr. Efesini 1:4), mentre nel Buddismo è un tema secondario o marginale. Gesù Cristo è venuto a salvare il mondo (cfr. Giovanni 12:47) e a dare agli uomini vita ad esuberanza (cfr. Giovanni 10:10). Buddha invece è venuto ad insegnare agli uomini come sbarazzarsi della propria vita.

Queste sono le differenze fra il Buddismo e il Cristianesimo. Questa è la differenza fra una religione di uomini ed il Cristianesimo. Il Cristianesimo non è una religione! La religione è il tentativo umano di raggiungere Dio. La religione è il tentativo umano di raggiungere Dio attraverso rituali, sacrifici, tradizioni o buone opere. In tutto questo non si può non vedere la ricerca del “Dio ignoto”, onorato ad Atene, e che costituì lo spunto per il famoso discorso dell’apostolo Paolo dinanzi ai filosofi stoici ed epicurei (cfr. Atti 17:16-34). Dio è santo e l’uomo è afflitto da una malattia spirituale chiamata peccato: “difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio” (Romani 3:23). L’uomo è incapace di entrare alla presenza di un Dio santo attraverso la porta della religione. Questa è la grande verità del Cristianesimo. Romani 5:8 dice: “ma Iddio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. La religione è l’uomo che cerca di raggiungere Dio, ma il Cristianesimo è Dio che raggiunge l’uomo. Dio ha preso l’iniziativa ed ha mandato Gesù Cristo nel mondo per prendere il peccato che ci separava da Dio, e inchiodarlo alla croce. Poi ha coperto quel peccato con il Suo sangue come un pagamento per ripristinarci ad una piena relazione con Lui. Per questo è chiamato “evangelo” o “buona notizia”. È una notizia molto bella per chi è colto nella religione umana che ci schiavizza ai rituali e alle tradizioni che non possono salvare nessuno. Il Buddismo, con la sua negazione di Dio e l’insegnamento del karma, non risponde al fatto basilare che l’uomo è un peccatore bisognoso di un Salvatore. L’uomo non può salvare se stesso, non importa quante “Nobili Verità” riesce a pensare, o quanta pace (illusoria) riesce a vivere. C’è solo una verità che ci rende veramente liberi. Gesù ha detto: “Io son la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6). “Se dunque il Figliuolo vi farà liberi, sarete veramente liberi.” (Giovanni 8:36)

LA VIOLENZA DEI MONACI BUDDISTI:

– Sri Lanka Buddhist Monks Attack a Church:https://www.youtube.com/watch?v=8S_YRGybdjw

– Buddhist monks attack Christian centre in Hikkaduwa, Sri Lanka: https://www.youtube.com/watch?v=1N2d7bfPpUk

IL LATO OSCURO DEL TIBET: http://www.animalibera.net/2013/04/il-lato-oscuro-del-tibet.html

Il Buddhismo e la guerra: il crollo di un mito?: http://alessandro.route-add.net/Testi/Dhammico/guerra_nel_nome_del_buddhismo.html

Gianluca Colucci