caserta-giardino-reggiaLo scopo di questo mio articolo è quello di confermarvi con delle chiare prove che i massoni quando realizzano qualcosa tengono a lasciare la loro firma sulle loro opere, non importa di che genere esse siano. Firma che i massoni riconoscono subito, infatti Gustavo Raffi, ex gran maestro del Grande Oriente d’Italia, in merito al legame tra Massoneria e Architettura ha affermato: «Non è certo un caso che, dallo studio delle cattedrali al disegno delle città, gli architetti hanno individuato e ricercato simboli e lasciato tracce immediatamente riconoscibili da un Massone».

In questo articolo vi propongo il famoso Giardino Inglese della Reggia di Caserta, che è un giardino ispirato al filone esoterico-massone, in quanto fu voluto da Maria Carolina (1752 – 1814), regina di Napoli, che era affiliata alla Massoneria napoletana e per questo la proteggeva (http://www.treccani.it/enciclopedia/maria-carolina-d-asburgo-lorena-regina-di-napoli/): fu «sostenitrice per decenni della massoneria più progressista e illuminata» (http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Carolina_d%27Asburgo-Lorena) e revocò il divieto di associazione massonica (http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Carolina_d%27Asburgo-Lorena).

Ecco cosa dice del Giardino Inglese il professore Marcello Fagiolo nel suo libro ‘Architettura e Massoneria. L’esoterismo della costruzione’:

«Il Giardino Inglese, nato per volontà della regina Maria Carolina dietro suggerimento di Lord Hamilton, venne realizzato dall’esperto botanico John Andrew Graefer, giunto appositamente dall’Inghilterra, in collaborazione con l’architetto Carlo Vanvitelli. Maria Carolina, adepta della massoneria napoletana, volle nascondere nel giardino una sorta di itinerario iniziatico che, attraverso una serie di tappe segnate da fabriques dalla chiara valenza simbolica – come la piramide, il sepolcreto neogotico e il tempietto a tholos che campeggia al centro del labirinto – si concludeva, come in una sorta di catarsi lustrale, nello spazio incantato del laghetto dedicato a Venere. Nel luogo più appartato del giardino, sui resti di una cava tufacea e ai bordi di un piccolo stagno, il Vanvitelli dà vita a un ambiente di grande suggestione dove gli scogli, costituiti da grandi massi tufacei, la copiosa vegetazione e la statua di Venere formano uno spettacolare insieme che riechieggia le magiche atmosfere dell’antro della Sibilla Cumana. Sullo sfondo Vanvitelli colloca il criptoportico romano in rovina con statue e pezzi archeologici tratti direttamente dagli scavi di Ercolano e Pompei, dove vegetazione e architettura si fondono in una cornice fantastica e simbolica che evoca ancora il mito della Sibilla e rimanda a una mitica Età dell’Oro. Ancora ispirato a mitiche età è il tempietto realizzato sull’isola circondata dalle acque del lago dei Cigni. Il tempietto, caratterizzato dalla copertura in paglia della cella, sormontata da una cupola ellittica, rimanda alla teoria vitruviana della derivazione degli ordini classici dalla natura da cui discendeva il complesso simbolismo dell’architettura gotica» (Marcello Fagiolo, Architettura e Massoneria, Gangemi Editore, Roma 2006, pag. 227-228).

Guardate questo ‘particolare’ video sul Giardino Inglese della Reggia di Caserta.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro


Tratto da: http://giacintobutindaro.org/2015/03/04/lo-spirito-iniziatico-massonico-nel-giardino-inglese-della-reggia-di-caserta/