Erode Agrippa I dal "Promptuarii Iconum Insigniorum"

Erode Agrippa I dal “Promptuarii Iconum Insigniorum”

Questo è il racconto scritto da Luca (e quindi ispirato da Dio) della morte di Erode Agrippa I (10 a.C. – 44), così come lo troviamo scritto nel libro degli Atti degli apostoli:
“Poi, sceso di Giudea a Cesarea, vi si trattenne. Or Erode era fortemente adirato contro i Tirî e i Sidonî; ma essi di pari consentimento si presentarono a lui; e guadagnato il favore di Blasto, ciambellano del re, chiesero pace, perché il loro paese traeva i viveri dal paese del re. Nel giorno fissato, Erode, indossato l’abito reale, e postosi a sedere sul trono, li arringava pubblicamente. E il popolo si mise a gridare: Voce d’un dio, e non d’un uomo! In quell’istante, un angelo del Signore lo percosse, perché non avea dato a Dio la gloria; e morì, roso dai vermi” (Atti 12:19-23).
Questo invece è il racconto della morte di questo re, così come lo scrisse lo storico Giuseppe Flavio (37 circa – 100 circa) nel suo libro Antichità Giudaiche. Lo ritengo molto interessante perchè conferma il racconto scritto da Luca, collaboratore dell’apostolo Paolo. Leggetelo attentamente.
«Libro XIX:343 – 2. Alla fine del terzo anno di regno su tutta la Giudea, Agrippa si recò nella città di Cesarea, che precedentemente si chiamava Torre di Stratone; e qui celebrò spettacoli in onore di Cesare, sapendo che erano stati istituiti come una festa per la salute di Cesare; in questa occasione aveva luogo un ampio raduno di persone che svolgevano uffici importanti o erano state promosse di grado nel regno.
Libro XIX:344 Nel secondo giorno degli spettacoli, egli andò nel teatro indossando un manto meraviglioso intessuto interamente d’argento. L’argento, illuminato dai primi raggi del sole nascente, sprigionava scintille meravigliose il cui lampeggiamento incuteva timore e paura in coloro che lo fissavano.
Libro XIX:345 Gli adulatori, da varie parti, alzarono subito voci, piuttosto di malaugurio, indirizzandosi a lui come a un dio: “Sii a noi propizio!” e, aggiungevano “finora ti abbiamo temuto come un uomo, ma d’ora in avanti concordiamo nel tenerti al di sopra di un (semplice) mortale”.
Libro XIX:346 Il re non li rimproverò e non respinse, come empia, la loro adulazione; ma di lì a poco guardò in alto e vide un gufo posarsi su una fune al di sopra della sua testa. Subito lo riconobbe come nunzio di tristi presagi, come un’altra volta lo fu di liete notizie, e sentì una fitta al cuore. Sopraggiunse anche un dolore allo stomaco che subito si diffuse dappertutto, acutissimo fin dall’i-nizio. Sussultando, prese a dire ai suoi amici:
Libro XIX:347 << Io, “il vostro dio”, ora sono costretto ad abbandonare la vita, poiché il fato respinge in modo immediato le parole bugiarde dette, or ora, da voi. Da voi sono detto immortale, ed eccomi ora condannato a morire. Io, però, debbo accettare la mia sorte come Dio vuole. In realtà non ho vissuto un’esistenza ordinaria, ma un’esistenza in grande stile, salutata come una vera benedizione”. Libro XIX:348 Mentre pronunciava queste parole era sopraffatto da un dolore sempre più profondo. Si affrettarono quindi a trasportarlo al palazzo; e presso tutti corse voce che era sul punto di morire. Libro XIX:349 Immediatamente il popolo, con donne e bambini, secondo la loro usanza ancestrale, sedettero vestiti di sacco supplicando Dio per il re; e ovunque risuonavano pianti e lamenti. Il re, che giaceva nella sua vasta camera da letto, guardava giù il popolo prostrato e non poté trattenere le lacrime. Libro XIX:350 Straziato dal dolore al ventre, dopo cinque giorni morì. Aveva cinquantaquattro anni d’età e sette di regno.»

Antichità Giudaiche in italiano
http://www.alateus.it/Antichitait.pdf


Tratto da: http://giacintobutindaro.org/2015/08/21/sulla-morte-del-re-erode-agrippa-i/